Grande successo per il Beato Angelico. Con 150 opere Firenze omaggia l’Angelicus pictor (Palazzo Strozzi – Museo di San Marco, fino al 25/01/2026)

di Gabriele PANDOLFELLI

In mostra a Firenze l’opera di Beato Angelico dagli esordi alla maturità

Pacate stesure di pigmenti intrisi di luce, figure ora assiepate in placidi consessi ora mosse da grande spiritualità.

Queste sono le suggestioni che lascia la pittura dell’Angelico che, nel caso di questa esposizione (Firenze, Palazzo Strozzi – Museo di San Marco fino al 25/01/2026), si trova dispiegata in maniera formidabile con una completezza che lascia stupiti.

L’idea ambiziosa di una mostra monografica su Beato Angelico (Guido di Piero, Fra’ Giovanni, Vicchio di Mugello 1395 – Roma 1455) si coniuga con il progetto di creare un percorso espositivo vasto, che si articola sia nelle sale di Palazzo Strozzi sia in quelle del Museo di San Marco. Considerando le due sedi, sono esposte 150 opere tra dipinti, disegni miniature e sculture provenienti da 70 prestatori tra i più importanti musei e collezioni italiane e straniere. L’obiettivo dichiarato è connettere i due musei, ma anche stimolare il visitatore a coinvolgere nella sua visita il tessuto urbano di Firenze compreso tra le due branche della mostra, possibilmente attraversando luoghi cruciali nella carriera del pittore (Santa Trinita, SS. Annunziata, Santa Maria Novella, Compagnia di san Niccolò di Bari “del Ceppo” e altri). In tal modo si cerca di costruire una sorta di itinerario angelichiano che rende omaggio al valore di un centro storico che conserva ancora molta della sua antica conformazione.

In mostra compaiono numerose opere che fanno riferimento a diversi luoghi di Firenze, nei quali il pittore ha lavorato grazie all’ordine domenicano, al quale apparteneva, e alle grandi committenze (Strozzi, Ardinghelli, Medici). Di certo il Museo di San Marco era già di per sé, storicamente, il museo di Beato Angelico per la presenza della maggior parte delle opere più importati del pittore, un vero e proprio unicum. È stato però  coraggiosamente integrato con Palazzo Strozzi grazie alla temporanea collocazione di molte delle sue opere nelle sale palatine per creare un percorso espositivo coerente, cronologico e tematico. Nota di colore che viene dai curatori (Carl Brandon Strehlke con Stefano Casciu e Angelo Tartuferi), molte opere frutto di committenza medicea oggi sono esposte nelle sale del palazzo dei rivali Strozzi, una piccola rivincita sugli egemoni dopo qualche secolo. Ciò sta a sottolineare come la storia a Firenze sia ancora materia viva.

In aggiunta bisogna sottolineare che una mostra così rilevante è stata possibile solo dopo anni di studio e grazie alla capacità della Fondazione Palazzo Strozzi di attrarre capitali e raccogliere finanziamenti dalla sua ampia rete di sostenitori (banche, aziende e fondazioni private) sul territorio.Un esempio virtuoso di autofinanziamento. Pertanto l’itinerario espositivo, data la sua peculiarità, può essere percorso cominciando da Palazzo Strozzi concludendo poi al Museo di San Marco ma anche al contrario. In quest’occasione sono stati effettuati 28 interventi di restauro, sempre eccezionali momenti di studio e conoscenza profonda della materia dell’opera d’arte. Non si tratta di interventi frettolosi dovuti all’urgenza della mostra, ma al contrario sono ponderati e programmati da tempo. In tal modo l’evento espositivo catalizza positivamente le necessità di tutela.

Certamente una menzione speciale va al tema della ricomposizione dei polittici, smembrati per le più varie ragioni storiche e oggi ricomposti con rigore filologico. Questo da alla mostra un notevole valore aggiunto, oltre all’esaustività della rappresentazione dell’opera pittorica. Sogno per gli storici dell’arte e occasione unica per lo spettatore il vedere finalmente riunite le 17 su 18 parti oggi note della Pala di San Marco (fig. 1), commissione medicea per l’altare maggiore della chiesa, con annessa ricostruzione grafica.

Fig. 1, Beato Angelico, Pala di San Marco, 1438-1442, tavola principale Museo di San Marco, Firenze

Lo stesso vale per la Pala di Perugia (fig. 2) e il Trittico francescano (fig. 3), i cui tre scomparti principali sono del Museo di San Marco ma le cinque parti della predella provengono dal Vaticano, da Berlino e da Altenburg.

Fig. 2, Beato Angelico, Pala di Perugia, 1437-1443 circa, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia
Fig. 3, Beato Angelico, Pala della Compagnia di San Francesco in Santa Croce (Trittico francescano), 1428-1429, Tavole principali Museo di San Marco

Inoltre molto scenografica e singolare è la sala delle Croci sagomate dipinte, tipologia di opera più rara ma di grande impatto per la sua doppia natura di pittura e scultura. A confronto sono le croci di Lorenzo Monaco, Beato Angelico (figg. 4 – 5) e Pesellino.

Fig. 4, Beato Angelico, Crocifissione sagomata tra i santi Nicola di Bari e Francesco d’Assisi, 1427-1430, Sagrestia della Compagnia di San Niccolò
Figg. 5, Beato Angelico, Testa e busto sagomati di San Francesco d’Assisi, 1427-1430, Philadelphia museum of Art, Philadelphia

Veramente particolare è la vicenda della Croce dell’Angelico che subì nel 1909 la resezione di parte della figura San Francesco sostituita da una copia, il frammento originale ricavato fu acquistato da John G. Johnson su consiglio di Bernard Berenson. Perciò questa esposizione segna la prima ricomposizione in Italia delle due parti dell’opera. Per una disamina più approfondita delle opere esposte si rimanda all’articolo di Nica Fiori su About Art Online del 28 settembre (Cfr. https://www.aboutartonline.com/che-io-non-sia-lodato-perche-sembrai-un-altro-apelle-ma-perche-detti-tutte-le-mie-ricchezze-o-cristo-a-te-aperta-a-firenze-la-mostra-dedicata-al-beato-angelico/ )

Da ultimo una nota di merito va certamente anche all’apparato testuale e grafico presente sui pannelli in mostra che fornisce cospicua dose di informazioni precise e dettagliate, necessarie a raccontare i molti livelli di fruizione. Infine l’invito a godere della visione di una tale selezione di opere del grande maestro, tra tardo gotico e Rinascimento, tra oro e prospettiva.

Gabriele PANDOLFELLI  Roma  5 Ottobre 2025