“Gli sta a cuore tutto ciò che appartiene alla sua terra”. L’opera inedita di Vincenzo Girgenti; una pittura tra paesaggi e natura morta

di LIsa SCIORTINO

L’inedita pittura di Vincenzo Girgenti tra paesaggi e natura morta

Figlio immeritatamente dimenticato dalla città adottiva Bagheria, Vincenzo Girgenti [1] è uno dei diversi apprezzabili artisti locali che hanno provato a trasferire sulle proprie opere passioni, sensazioni, emozioni e sentimenti maturati in quel fervente momento culturale che la ridente cittadina delle ville alle porte di Palermo offriva nella prima metà del Novecento (Fig. 1).

1. Vincenzo Girgenti, Tramonto all’Isola delle Femmine, acquerello su cartoncino, s.d., Bagheria, collezione privata.

Girgenti non ha avuto la fortuna artistica riservata ad altri ma ha rivelato talento innato e giusta ispirazione nella realizzazione di decine di opere, per lo più sconosciute e custodite in collezioni private, che qui si vogliono in parte rendere note in attesa di un catalogo scientifico che possa raccoglierle ordinatamente (Fig. 2).

2. Vincenzo Girgenti in atelier.

A Bagheria, solo l’intelligente lungimiranza di Ezio Pagano ha esposto nelle sale del Museum la tela Tempio[2], unica opera del maestro degnamente collocata in un contesto d’arte. Molto altro invece è impossibile da fruire, gelosamente custodito nei salotti di diversi collezionisti privati. 

Recuperare biografie di artisti ignoti ai più è stato da sempre obiettivo principale di chi scrive, perseverando nello studio di maestri che il destino, la sorte, la vita o le disavventure hanno relegato ai margini della storia culturale locale. Era già successo con Francesco Gagliardo[3], pittore bagherese allievo di Onofrio Tomaselli; con Emilio Murdolo[4], primo maestro di Renato Guttuso; con l’italo-americano Tom Di Salvo[5], con la scultura in pietra di Antonino Spinoso[6] e con quella lignea di Tommaso Buttitta[7].

Il racconto della pittura di Vincenzo Girgenti si inserisce, dunque, nella personale carriera di storica dell’arte, di riscoperta di individualità, di opere, di collezioni inedite con lo scopo di divulgare tutto quel patrimonio culturale che molto spesso correre il rischio di finire nell’oblio per inconsapevolezza, pigrizia o mancato interesse. Raccontare la storia di questi artisti significa perpetuarne la memoria inserendoli in un contesto cittadino che certamente vanta una produzione di alta qualità che può essere da stimolo e riferimento per le nuove generazioni.

3 Vincenzo Girgenti

Accostarsi con apertura intellettuale alla pittura di Girgenti vuol dire sapere comprendere, di questo artista, l’atavica mediterraneità.

Vincenzo Girgenti[8] (Fig. 3) nacque a Palermo nel 1927. Incline all’arte, si formò alla bottega del paesaggista e conterraneo Raimondo Mirabella per poi completare gli studi presso l’Ecole de Dessin di Parigi[9].

Le sue numerosissime opere, custodite da privati ma anche presso alcuni enti pubblici italiani, europei e americani, contano essenzialmente oli e acquerelli, tecnica scelta per la sua rapidità d’esecuzione e per la facile trasportabilità dei materiali, caratterizzata da estrema “leggerezza” rappresentativa e immediatezza espressiva e che, dal Rinascimento in poi, divenne strumento essenziale per gli studi preparatori dei grandi maestri. Inoltre, l’acquerello venne usato sin dal Cinquecento per eseguire indagini sulla natura e sui paesaggi, per studi di animali, di guerrieri, per scene sacre o profane[10], per riproduzioni botaniche e scientifiche, tecnica ideale per chi dipingeva viaggiando e all’aria aperta (Fig. 4).

4. Vincenzo Girgenti, Pittore all’opera, acquerello su cartoncino, s.d., Ragusa, collezione privata.

La veduta paesaggistica[11], spesso di montagna, fu particolare passione di Vincenzo Girgenti, perfezionando scorci e panorami soprattutto a seguito dei lunghi soggiorni sulle Alpi Retiche e, in Sicilia, a Montemaggiore Belsito[12], borgo noto come “La Porta delle Madonie” immerso nella campagna tra i boschi della Favara e della Granza, centro agricolo con vive tradizioni contadine che influenzarono spesso i suoi dipinti (Figg. 5-6).

5. Vincenzo Girgenti, Paesaggio, olio su tela, 1976, Bagheria, collezione privata.
6. Vincenzo Girgenti, Pastorella della valtellina, acquerello monocromo su cartoncino, s.d., Bagheria, collezione privata

Nei soggetti, dipinti en plein air, tocchi di colore rapidi ma consistenti, dalla trama compatta e dalla partecipe capacità evocativa, costruiscono uno spazio sintetico, saldo, e forme semplificate e architettoniche, in linea con lo spirito del Novecento ma anche con la grande lezione di Cézanne. Conforme negli anni al proprio tratto pittorico, insieme solido ed emotivo, che conciliava le nuove istanze con un neoromanticismo ottocentesco di moda nel quarto decennio del XX secolo, Girgenti fu nominato Accademico di San Marco di Napoli, membro dell’Accademia Teatina di Roma, Accademico di classe Gentium Populorum Progressio a Roma e ottenne diversi riconoscimenti[13] riscuotendo una vivace attenzione pubblica grazie anche al supporto e all’incoraggiamento del critico Giorgio Ravasini.

Pur mantenendosi fedele alla tradizione coloristica, l’artista non manca stilisticamente di innestare soluzioni cromatiche che si concludono nella linea energica del contorno e conferiscono al colore una qualificazione costruttiva. Contribuisce a questa precisione delle forme, uno sviluppo timbrico caldo e deciso che riduce e a volte elimina lo sfumato senza alterare gli equilibri presenti nelle sue opere[14].

Girgenti visse molto tempo a Bagheria che, pur non essendo la sua città natale, provò a concedergli spazio per mostre personali come quella al Circolo “Ordine e Libertà” nel 1954, quella presso il “Circolo di Cultura” nel 1967, quella alla “Strenna d’Arte” nel 1969, quella del 1979 alla Galleria “La Cornice” (Fig. 7).

7. Invito alla personale di pittura Vernice, Bagheria, Galleria “La Cornice”, 1979, Bagheria, collezione privata.

Qui, vivendo a contatto con il mare, riuscì ad inserire lo scenario marino[15] e quello marinaro[16] nei suoi lavori e ad accendere di nuove cromie tele e cartoncini (Figg. 8-9-10),

8. Vincenzo Girgenti, Capo Zafferano ad Aspra, olio su tela, s.d., Palermo, collezione privata.
9. Vincenzo Girgenti, Pescherecci, acquerello su cartoncino, s.d., Bagheria, collezione privata.
10. Vincenzo Girgenti, Porta Carbone di Palermo, acquerello su cartoncino, 1969, Palermo, collezione privata.

oltre a narrare scorci familiari[17] e tipici siciliani (Figg. 11-12-13).

11 Vincenzo Girgenti, Carretto siciliano, acquerello su cartoncino, 1972, Bagheria, collezione privata. 12 Vincenzo Girgenti, Il compagno della vita, acquerello su cartoncino, s.d., Ragusa, collezione privata.

13. Vincenzo Girgenti, Vecchia porta, olio su tela, 1969, Bagheria, collezione privata.

Figure e paesaggi trovano nel reale i loro modelli ma sono proposti in un assemblaggio mentalmente ricreato e personalizzato.

Sono riscontrabili influenze neofigurative, considerando che la neofigurazione attraversò un periodo florido proprio nella pittura degli anni Sessanta del Novecento, registrando in area palermitana la presenza di esponenti di livello. Annota in proposito Victor Bonneterre:

“Questi paesaggi della sua amata Sicilia, selvaggia e voluttuosa insieme, ecco come egli ce li ridà, dopo averne assaporato il fascino, ed averli spogliati di tutto ciò che avrebbe potuto diminuire il carattere profondo. Gli sta a cuore tutto ciò che appartiene alla sua terra: dal sito grandioso e carico di emozione, all’umile ninnolo folkloristico, come a volte vediamo, in quei suoi piccoli acquerelli, che hanno aspetto semplice e prezioso”[18].

Tra le sue mostre personali non vanno dimenticate quella alla “Galleria d’Arte Sarno” di Palermo nel 1953; a Taormina presso la sede dell’Ente del Turismo nel 1956; al “Salone Saro La Bella” di Palermo nel 1958; a Santa Flavia nel 1961; a Vicenza presso la “Galleria d’Arte Brera” nel 1966; nel 1968 alla Fiera del Mediterraneo di Palermo, solo per elencarne alcune.

Nel campo figurativo, Girgenti giunse ad una visione propria intensificando la resa espressiva del disegno e della pittura. Le opere rintracciate, diverse inedite e parte di una produzione più vasta, raccontano anche vedute e nature morte[19] rese da pennellate calibrate e veloci, che talora delineano i contorni talaltra fuggono rapide e lasciano schizzi liberamente interpretabili dall’occhio dello spettatore (Fig. 14).

14. Vincenzo Girgenti, Natura morta, olio su tela, 1976, Bagheria, collezione privata.

Natura morta del 1976 ricorda, per impostazione, Scavi su fondo rosa del 1965 di Lia Pasqualino Noto[20]. In Fiori e Vaso con rose, belli per costruzione formale e prospettica, l’autore è pienamente partecipe dell’inconfondibile padronanza del mezzo pittorico. L’intimità di un ambiente domestico è definita da pochi arredi che dialogano con l’oggetto protagonista, riflettendone il registro cromatico giocato abilmente su poche tinte. Il pittore fissa con minimi tratti veloci e leggeri il modesto vaso di margherite o quello ad anfora con le rose, eternando una emozione fuggevole (Figg. 15-16).

15. Vincenzo Girgenti, Fiori, olio su tela, s.d., Bagheria, collezione privata.
16. Vincenzo Girgenti, Vaso con rose, olio su tela, s.d., Bagheria, collezione privata.

In alcuni lavori, la dimensione astratta e surreale lo tenta, ne stimola l’estro creativo, lo spinge ad una rielaborazione del reale su cui proietta la propria fantasia (Fig. 17).

17. Vincenzo Girgenti, Donna e volto, acquerello su cartoncino, s.d., Bagheria, collezione privata.

Segno e percezione visiva, tavolozza cromatica ricca di varianti, predilezione di luoghi emblematici intesa come ri-creazione di un mondo che gli era proprio intimamente, trovano validi motivi per non fermarsi di fronte alla dissoluzione anche esistenziale del tempo (Fig. 18).

18. Vincenzo Girgenti, Piazza dei Signori di Vicenza, acquerello su cartoncino, 1946, Roma, collezione privata

Scrive ancora Bonneterre:

“Vincenzo Girgenti non è uno di quei pittori le cui opere hanno bisogno di essere commentate e spiegate, quasi si temesse che il pubblico non le capisse e interpretasse male le sue intenzioni. Egli non cerca l’impossibile, come tanti pittori detti astratti o ermetici. Egli è, prima di ogni altra cosa, un essere spontaneo e sincero, che ama ciò che vede, che sente ciò che fa, e il cui disegno, limpido come la sua pittura, va dritto allo scopo”[21].

Mercato (Fig. 19), del 1969, è la raffigurazione di una scena rionale che esplora un tema vibrante di vita quotidiana e popolare, di scambi sociali e di dinamiche commerciali attraverso lo sguardo dell’artista che esplora il lato più emotivo e caotico della vita comune, usando colori intensi e pennellate espressive. 

19. Vincenzo Girgenti, Mercato, acquerello su cartoncino, 1969, Palermo, collezione privata.

Tale tematica è assai diffusa nella pittura otto-novecentesca italiana, soprattutto napoletana, e offre un’interessante istantanea delle interazioni umane, documentando le abitudini e i costumi del periodo. Attraverso la rappresentazione del mercato, Girgenti commenta la condizione umana, l’abbondanza e insieme la povertà, ovvero la complessità della vita moderna. Il senso del colore sembra sprigionare il vocio e la cantilena quasi araba dei “vanniaturi” ed emanare i profumi di frutta e verdura, esposte sulle bancarelle. D’altra parte, perfino il conterraneo Renato Guttuso, già famoso pittore nazionale, si cimentò nel 1974 nella celeberrima Vucciria.

Il sentimento della Sicilia traspare in tutti gli aspetti della sua arte. Colori, odori, suoni, leggende e detti isolani, che sono la somma del miscuglio delle tante culture che caratterizzano questa terra, sono stati percepiti dall’artista come assolutamente singolari ed egli, con la forza della sua immaginazione, li ha riprodotti su tele e fogli di carta. Ma la portata della personalità del maestro va molto oltre la cornice regionale di appartenenza e la poliedricità propria della sua pittura si estende anche ad altre sfere della propria attività creativa (Fig. 20).

20. Vincenzo Girgenti, Giorno di contestazione, acquerello su cartoncino, 1969, Santa Flavia, collezione privata.

La produzione di Girgenti tende a forme plastiche solide e compatte, ottenute spesso con il sapiente uso dell’acquerello, e tali forme sono sentite nel loro insieme ed efficacemente scorciate per determinare una visione capace di interessare per l’ampiezza delle superfici e per il senso serrato delle composizioni. Una luce diffusa mette in evidenza le linee principali della descrizione, modulando con semplicità di mezzi, ma anche con avvedutezza artistica, il ritmo dei volumi[22].

Nel 1977 Girgenti sposò Nunzia Santamarino [23], stabilizzando la propria esistenza vissuta fino a quel momento, anche per scelta, tra stenti, precarietà e povertà.

Nelle sue opere si rinnovano costantemente la sorpresa e la meraviglia che l’arte gli procura, tra ragione e pathos, risolutezza e abbandono. Si riscontra in Girgenti l’humus profondo che la sua terra ha consegnato alla sua capacità di attingere ben oltre le strettoie del realismo con una vitalità che trabocca di poesia, di orizzonti immaginifici, di ricerca costante di bellezza. La sua pittura è cresciuta nel tempo e la vita solitaria lo portò a confermare e sviluppare i propri elementi originali, l’aura di sogno e di sospensione, il colore che acquisiva sempre più decisa identità.

L’arte di Girgenti, pur immersa in un preciso clima culturale, tuttavia non ha debiti con nessun pittore suo contemporaneo. La tematica è semplice, diretta, domestica, familiare. La pennellata accarezza i suoi temi senza cercare perfezionismi o stilemi[24] (Figg. 21-22-23).

21. Vincenzo Girgenti, Ruscello tra gli alberi, olio su tela, 1970, Bagheria, collezione privata.
22. Vincenzo Girgenti, Albero, olio su tela, s.d., Bagheria, collezione privata.
23. Vincenzo Girgenti, Nel bosco, olio su tela, s.d., Palermo (?), collezione

Osserva Giovanni Cappuzzo:

“Lunghi anni di duro tirocinio, sorretto da una viva sensibilità coloristica e da un innato senso delle proporzioni e dell’armonia, hanno permesso a Girgenti di acquistare un linguaggio tutto proprio; infatti l’artista si muove sempre fuori da correnti e da gruppi e, senza lasciarsi impaniare nel gioco di equilibrismi funambolici dettati e suggeriti da mode transeunti, dirige e rivolge la sua ricerca nell’approfondimento di un motivo che possiamo rinvenire costantemente in tutta la sua produzione artistica: la ricerca dell’animus del paesaggio, secondo una dimensione e una proiezione di ordine psicologico. Ciò lo porta a esasperare talvolta l’elemento strutturale, ma è la tensione viva del suo spirito che non gli fa vedere la realtà naturale nello schema di una facile oleografia, secondo un modulo stantio e superato. Semmai riscontriamo accanto alla componente sentimentale ed emotiva, presente nel tono nervoso e vibrante di certe linee, la presenza di un elemento riflessivo e razionale che del paesaggio cerca di cogliere i nuclei più densi e vibranti, da cui talvolta si dipartono accensioni luminose”[25].

Girgenti si spense nel 2006 e da allora si attende che Bagheria, sua città d’adozione, ne riconosca le indiscusse qualità artistiche e gli dedichi il giusto tributo contribuendo a fare memoria, quella memoria che cancella il tempo e ne annulla l’eterno fluire.

Lisa SCIORTINO  Bagheria 5 Ottobre 2025

NOTE

[1] Ringrazio Giovanni Corrao e Lorenzo Rizzo per i preziosi suggerimenti e l’attiva collaborazione nelle ricerche. Ringrazio i collezionisti e chi, a vario titolo, ha contribuito a questa pubblicazione.
[2] http://www.museum-bagheria.it/vincenzogirgenti.html
[3] L. Sciortino, Francesco Gagliardo 1890-1918, “Quaderni Museo Guttuso” n. 1, Palermo 2006; L. Sciortino, Il realismo nei dipinti di Francesco Gagliardo, in Rivista settimanale “AboutArt online” diretta da P. Di Loreto, 31 agosto 2025.
[4] L. Sciortino, Emilio Murdolo pittore, premessa di G. Tornatore, Bagheria 2011; L. Sciortino, Emilio Murdolo. Temi iconografici nell’arte popolare siciliana, Palermo 2022.
[5] L. Sciortino, Su Tom Di Salvo e alcune sue pitture. Arte tra immagine e parola, in Rivista settimanale “AboutArt online” diretta da P. Di Loreto, 17 novembre 2024.
[6] L. Sciortino, Pietre scolpite. L’arte di Antonino Spinoso, Palermo 2025; L. Sciortino, Volti di pietra. L’arte di Antonino Spinoso, in Rivista settimanale “AboutArt online” diretta da P. Di Loreto, 18 maggio 2025.
[7] Figurazioni. Tommaso Buttitta e l’arte di lavorare il legno, catalogo della mostra a cura di L. Sciortino, Bagheria 2022.
[8] Cfr. Artisti italiani contemporanei, Torino 1968; Artisti di Sicilia. Catalogo dei pittori, scultori, grafici contemporanei nati od operanti in Sicilia, Palermo 1969; Pittori e pittura contemporanea, a cura di G. Falossi, Milano 1971; F.F. D’Armenio, Dizionario dei maestri d’Arte, Chieti 1972. 
[9] L’arte di Vincenzo Girgenti, a cura di G. Cappuzzo e V. Bonneterre, Bagheria 1970, p. 1.
[10] Si vedano in proposito rispettivamente Albrecht Dürer, Pisanello Pinturicchio, Peter Paul Rubens.
[11] Si vedano Vincenzo Girgenti, Caseggiato, olio su tela, 1974. Cfr. https://www.invaluable.com/auction-lot/vincenzo-girgenti-caseggiato-olio-su-tela-102-c-fb04c5f92e
Vincenzo Girgenti, Paesaggio con caseggiato, olio su tela, 1974. Cfr. https://www.invaluable.com/auction-lot/vincenzo-girgenti-paesaggio-con-caseggiato-olio-s-892-c-7e94272832
Vincenzo Girgenti, Paesaggio, olio su tela, 1973. https://www.invaluable.com/auction-lot/vincenzo-girgenti-olio-su-tela-895-c-e4c41aa9e1
Vincenzo Girgenti, Paesaggio, acquerello su cartoncino, 1973. Cfr. https://www.venderequadri.it/catalogo/vincenzo-girgenti-paesaggio/
[12] I soggiorni a Montemaggiore Belsito risalgono agli anni 1945-1951. Cfr. Scheda individuale del Comune di Bagheria. Ringrazio Domenico Sciortino per le puntuali ricerche.
[13] L’arte…, 1970, p. 2.
[14] L’arte…, 1970, p. 3.
[15] Vincenzo Girgenti, Capo Zafferano, olio su tela, s.d. Cfr. https://picclick.it/Vincenzo-Girgenti-1927-2006-Dipinto-Olio-Su-Tela-Paesaggio-197255924945.html
[16] Vincenzo Girgenti, Paesaggio marino con barche, olio su tela, 1974. Cfr. https://www.invaluable.com/auction-lot/vincenzo-girgenti-paesaggio-marino-con-barche-oli-893-c-02d4d849cb
[17] Vincenzo Girgenti, All’ombra del pergolato, olio su tela, 1979. https://astetrionfante.it/lotto/11060/lotto-n-222
[18] L’arte…, 1970, p. 4.
[19] Vincenzo Girgenti, Natura morta, olio su tela, 1975. Cfr. https://www.liveauctioneers.com/price-result/vincenzo-girgenti-olio-su-tela-natura-morta-datato/?srsltid=AfmBOopl8pzpHhphVWMjgpeRJez9uauecERhbfqt3DapxYh_FaDaHJU8
Vincenzo Girgenti, Natura morta con vasi, olio su tela, 1975. Cfr. https://www.invaluable.com/auction-lot/olio-su-tela-soggetto-natura-morta-con-vasi-25-c-8d34fbabc2
[20] Lia Pasqualino Noto a Palermo dagli Anni ’30 a oggi, catalogo della mostra a cura di E. Di Stefano, Milano 1985, p. 100.
[21] L’arte…, 1970, p. 4.
[22] L’arte…, 1970, p. 3.
[23] Scheda individuale del Comune di Bagheria.
[24] Vincenzo Girgenti, Autunno, acquerello su cartoncino, s.d. Cfr. https://www.ebay.it/itm/141799469143
[25] L’arte…, 1970, p. 3.