“Gli occhi dell’arte. Scritti, studi e opere in onore di Ferdinando Peretti”, 58 ricordi e testimonianze di studiosi e amici (Mercoledì  16 Settembre alle ore 17 alla Accademia di San Luca)

redazione

Mercoledì  16 Settembre alle ore 17 alla Accademia di San Luca, viene presentato il volume “Gli occhi dell’arte. Scritti, studi e opere in onore di Ferdinando Peretti“, pubblicato da Allemandi, curato da Francesco Petrucci e Matteo Peretti. 

Introduce Claudio Strinati. Intervengono Maria Vittoria Marini Clarelli, Matteo Peretti, Francesco Petrucci e Massimo Pulini.

Il volume raccoglie saggi, racconti e testimonianze di quanti ebbero l’opportunità di frequentare da vicino Nando Peretti apprezzandone le grandi qualità di riconoscitore dall’occhio spesso infallibile, di finissimo e raffinato collezionista oltre che antiquario dall’ insuperabile fiuto, in grado di capire cosa potesse celarsi sotto la vernice ossidata di una tela, come pure dietro lo sporco che nascondeva qualche tratto pittorico ai più sconosciuto: tutte caratteristiche che può apprendere bene solo chi il pennello e la tavolozza l’hanno tenuta in mano per davvero, come effettivamente fu per lui ancora piuttosto giovane, nei primi anni Sessanta, allorquando frequentò (cosa che pochi sanno) da artista la formidabile scuola cosiddetta di Piazza del Popolo, accanto a Schifano, Tacchi, Angeli, Festa e così via.

Quando gli chedevo se non fosse quella della pittura la vera strada che avrebbe desiderato percorrere, mi rispondeva che la sua carriera -diciamo così- di antiquario gli si era aperta più o meno  inevitabilmente, dapprima seguendo il padre, anch’esso noto commerciante d’arte, a Londra, dove però poi cominciò a trattenersi, come è stato scritto, prima “all’ombra della Colnaghi di Old Bond Street, poi della Walpole Gallery di Dover Street”, facendo la spola tra le maggiori case d’asta, da Christie’s a Sotheby’s a Phillips, imponendosi come una sorta di imbattibile acquisitore di dipinti secenteschi e barocchi:

“Era il tempo – mi raccontava- in cui la gran parte degli antiquari stranieri, soprattutto inglesi e americani si accanivano per acquisire un rametto di Wtewael o di Brueghel il Vecchio o di Goltzius a prezzi strabilianti; io non avevo grandi risorse e fortunatamente i dipinti del seicento italiano ed europeo e del barocco erano poco seguiti; così potevo prenderli senza spendere troppo”.

Fu in questo modo che il suo nome si fece strada tra i grandi mercanti d’arte, rispettato e da qualcuno temuto se non invidiato, sentimento che, per quanto lo abbiamo conosciuto e frequentato, non ha mai mostrato verso alcuno. Al contrario; basti pensare all’amicizia con Francesco Petrucci col quale strinse negli ultimi venta’anni un autentico sodalizio che si tradusse in donazioni di suoi quadri al Museo di Ariccia, come pure in eventi e presentazioni sempre con studiosi di chiara fama.

Francesco Petrucci e Ferdinando (Nando) Peretti in una foto del 2010

In effetti, anche per chi scrive Nando fu un amico generoso e partecipe, con cui poter condividere oltre che l’amore per l’arte e per il collezionismo, anche simpatiche tavolate e momenti di relax a volte davanti al suo maxischermo nella splendida casa di Via Margutta, piena di quadri dei suoi ex colleghi di Piazza del Popolo e dei suoi dipinti e sculture, perchè Nando aveva tutt’altro che abbandonato la sua primitiva passione.

Oggi vogliamo ricordare Nando Peretti con queste parole che Vittorio Sgarbi scrisse per About Art per onorarne la memoria appena dopo la sua scomparsa:

E’ difficile parlarvi di uno che non avete conosciuto, nè direttamente nè indirettamente, perchè non è stato un uomo pubblico, anzi era un uomo segreto, ma importante per l’Italia, per il sapere e per quello che ha insegnato in un mondo in cui le istituzioni sprecano denaro per recuperare opere fasulle, i magistrati aprono inchieste su questioni inesistenti, mentre il Paesaggio italiano viene devastato, le città sfigurate, i musei ospitano improbabili artisti cosiddetti contemporanei, come se l’essere contemporanei fosse una categoria e non un dato cronologico.
Nando Peretti – di lui voglio parlare- era sensibile e infallibile; era prima di tutto un uomo intelligente ed era l’ultimo conoscitore di una categoria che verrà estinguendosi tra breve e di cui ho avuto l’onore di far parte in extremis.
… Negli ultimi anni aveva portato alcuni dei suoi più interessanti ritrovamenti ad Ariccia, dove resteranno sotto l’amorosa vigilanza di Francesco Petrucci, conservatore e direttore di Palazzo Chigi

Il seguito in https://www.aboutartonline.com/nando-peretti-il-ritratto-di-unepoca-in-cui-si-poteva-vedere-ed-ascoltare-e-che-va-ad-estinguersi-con-una-lettera-di-t-feruda-a-matteo-peretti/

P d L Roma 13 Settembre 2026