di Francesco CARACCIOLO
Giuditta con la testa di Oloferne di Giuseppe Vermiglio
Vicenza, Musei Civici di Palazzo Chiericati, 1620 ca
L’artista milanese (1587-1635) interpreta un tema biblico già ampiamente reiterato[1] – di cui esistono numerose versioni di artisti diversi- con grande originalità e maestria: la scena si dipana in senso orizzontale con le due figure della fantesca e di Giuditta che, dopo aver mozzato la testa di Oloferne, consegna la testa del generale assiro assassinato brutalmente alla vecchia nutrice raffigurata all’estrema sinistra con le rughe molto profonde e un copricapo di stoffa bianca. In particolare, la protagonista indossa un vestito damascato, arricchito da pietre preziose e da un paio di maniche rosso acceso che corrispondono al centro della composizione; al collo porta una collana di perle abbinata a un paio di orecchini e a un diadema (fig.1).

L’ambientazione è ridotta all’essenziale in quanto vi è uno sfondo scuro di cui non si intravvedono i dettagli e lo stesso corpo di Oloferne è in parte avvolto dall’ombra. L’interpretazione che ne dà il Vermiglio esula dal solito cliché espresso dai pittori caravaggeschi a favore di una maggiore teatralità. Il dipinto, in buono stato di conservazione dopo il restauro del 1990 di Alda Bertoncello, pervenne ai Musei Civici di Vicenza (fig.2) per mezzo del legato di Carlo Vicentini del Giglio nel 1834 con l’attribuzione all’artista emiliano Benedetto Gennari, allievo del Guercino.

Tuttavia la vera paternità del dipinto, che si deve a Giuseppe Vermiglio, viene confermata nel 2001 dallo storico Sergio Marinelli. Altri dettagli formali riguardano più specificatamente la pennellata decisa, l’illuminazione artificiale, proveniente da sinistra, in senso teatrale e le pieghe delle vesti che contribuiscono all’effetto di realismo. Il caravaggismo di area lombarda e piemontese prediligeva vieppiù una certa teatralità della rappresentazione che si traduce nel mettere in scena un dramma piuttosto che raffigurare l’acme dell’azione di merisiana memoria. Dello stesso autore esiste un’altra versione dello stesso soggetto vetero-testamentario conservata presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano. È attestata finanche un’ulteriore versione in collezione Klesch che si avvicina ancora di più al prototipo romano eseguito da Caravaggio per i signori Costa (la versione celeberrima ora a Palazzo Barberini).

Sul dipinto di Palazzo Chiericati a Vicenza esistono diversi studi che mettono in luce l’importanza del Vermiglio nel panorama naturalistico lombardo: l’opera è stata esposta nel 2021 a Roma in occasione della mostra “Caravaggio e Artemisia: la sfida di Giuditta”, a cura di Maria Cristina Terzaghi (fig.3). Nel catalogo della mostra romana, tenutasi a Palazzo Barberini dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022, la curatrice, Prof.ssa Maria Cristina Terzaghi, mette in evidenza soprattutto l’importanza del tema riguardante la “Giuditta con la testa di Oloferne” e la sua diffusione in tutta Europa, mostrando ed analizzando ventotto dipinti secenteschi che testimoniano il successo di tale raffigurazione: a partire dalla famosa versione “Costa”, di cui non esistono copie dirette fino alle sue svariate declinazioni ed interpretazioni che lo rendono come uno dei soggetti più affascinanti di tutto il ‘600 (fig. 4).

Ulteriore approfondimento
Durante il Rinascimento numerosi artisti si sono cimentati con il tema di “Giuditta”: riporto l’esempio dell’affresco di Giorgione di Castelfranco (1477-1510), conservato all’interno del Duomo di Montagnana (fig. 5).

In esso la figura dell’eroina ebrea appare stante e con la testa piegata verso la sua destra; lei tiene una lunga spada con la mano destra, mentre con la sinistra compie il gesto di portarsela sul petto. I colori sono vividi e la Giuditta appare soddisfatta del gesto che ha appena compiuto: è un’eroina trionfante e vittoriosa. Alle spalle della figura biblica appare un paesaggio nitido con un muro a sinistra e una veduta di città (forse Montagnana) a destra. L’affresco risale ai primi anni del Cinquecento.
Francesco CARACCIOLO Vicenza 8 Marzo 2026
NOTA
[1]L’episodio di Giuditta e Oloferne è tratto dal Libro di Giuditta, testo deuterocanonico contenuto nella Bibbia cattolica: è un racconto di grande coraggio e di fede in cui la vedova ebrea Giuditta salva il suo popolo dall’esercito assiro.
Bibliografia
