Gerolamo Pellegrini e il barocco a Venezia: le opere e il ruolo di un allievo poco noto di Pietro da Cortona nella laguna.

di Francesco CARACCIOLO

Girolamo Pellegrini (Roma, 1624 ca. – Venezia, notizie fino al 1700), un allievo di Pietro da Cortona a Venezia 

Spetta a due fondamentali studiosi del Novecento, Nicola Ivanoff e Rodolfo Pallucchini, la riscoperta e la catalogazione delle opere di un pittore romano del periodo barocco pressocché dimenticato negli ultimi anni: Girolamo Pellegrini, allievo del grande Pietro da Cortona (1596-1669). Questa disanima intende far luce sulle novità apportate dal Pellegrini a Venezia, partendo dagli studi che si sono susseguiti a partire dagli anni ’50 del Novecento, per poi terminare verso la metà degli anni ’80 con contributi fondamentali per riportare in vita la memoria di questo pittore di passaggio in Veneto, ma che ha lasciato delle tracce materiali molto evidenti per quanto concerne soprattutto la svolta pittorica in direzione barocca a Venezia; è fondamentale, inoltre, riscoprire la figura di questo artista che ha dedicato molta parte della sua attività pittorica alla decorazione dei soffitti delle chiese veneziane, enucleando gli aspetti più precipui della sua produzione in termini dello sviluppo del Barocco in Veneto e più precisamente nella laguna di Venezia.

I due studiosi suindicati, nel tentativo di tracciare un profilo piĂą concreto e rigoroso dell’artista romano, hanno tentato di redigere un catalogo che comprende attualmente oltre una ventina di opere, di cui quelle certamente piĂą accreditate sono i cicli di affreschi eseguiti nelle chiese di Venezia e nel Veneto, ma anche dipinti da cavalletto e scene mitologiche ed allegoriche. Si tratta comunque di un pittore di cui si sa veramente poco sia dal punto di vista della personalitĂ  che dal punto di vista dei suoi contatti interpersonali e sentimentali, fatta eccezione per i pochi rapporti di amicizia e di collaborazione che gli derivarono dall’ ambito professionale (l’artista proveniva da Roma ma poi trascorrerĂ  molti anni a Venezia, che diventerĂ  il suo centro nevralgico, per poi ripartire spesso per motivi professionali).

Girolamo Pellegrini, nato a Roma nel 1624, fu tra gli ultimi allievi di Pietro da Cortona, assieme ai lucchesi Francesco Coli e Filippo Gherardi: quasi sicuramente, grazie all’interessamento di questi sodali toscani, il Pellegrini giungerà a Venezia nella seconda metà del Seicento, qualche anno dopo rispetto ai suoi due “colleghi” (le prime citazioni in merito all’arrivo dell’artista romano a Venezia si devono al Boschini nel 1674). Sappiamo che Girolamo si è poi successivamente iscritto al Collegio dei Pittori di Venezia del 1690 (i cui documenti coevi lo presentano come un artista che all’epoca era già piuttosto anziano, avendo raggiunto il traguardo dei sessantasei anni); i suoi “colleghi” toscani sarebbero giunti a Venezia qualche anno prima. Sia il Coli che il Gherardi, dopo aver studiato in Toscana con Pietro Paolini, pittore caravaggesco, si avvicinarono alla corrente decorativa neo-veronesiana di Pietro da Cortona a Roma nel settimo decennio: fu proprio su consiglio del maestro che i due allievi del grande decoratore toscano giunsero a Venezia per studiare le opere di Tiziano e del Veronese, ottenendo un grande riscontro nell’ambiente artistico veneziano che li convolse in numerosi incarichi pubblici, nonostante la sempre maggiore fortuna dei “tenebrosi”, quali il Lancetti e lo Zanchi.

Nella pittura veneta del pieno Seicento Paolo Veronese era diventato un punto di riferimento “vivo ed efficiente” (Pallucchini, 1981), verso il quale si provava una vera e propria venerazione che sconfinava quasi sempre nel fanatismo: numerosi furono i pittori del Barocco “locale” che tentarono di emulare, ognuno con la propria personalità artistica, gli straordinari effetti pittorici del Veronese: primo fra tutti, ricordiamo Pietro Liberi e poi Francesco Maffei.  

Ma tornando al discorso in merito al percorso artistico del Pellegrini, mi soffermerei sulla ricostruzione filologica e critica che Rofoldo Pallucchini ha tentato con ottimi argomenti negli anni ’80: fondamentale è lo studio del volume “La pittura veneziana del Seicento” (Electa, 1981) per conoscere appunto gli esiti della pittura barocca veneziana e, a maggior ragione, l’opera di Girolamo Pellegrini.

Il Pallucchini elenca e descrive alcune opere che hanno decretato il successo veneziano riservato all’artista; accanto al gusto decorativo cortonesco, piaceva al pittore romano anche la scenografica attenzione nei confronti degli effetti prospettici e di sottinsĂą tipici del Lanfranco; inoltre, Pellegrini si distinguerĂ  soprattutto per una morbida fusione dei passaggi cromatici e per una spiccata monumentalitĂ  delle figure, le quali dominano i soffitti e le cupole delle chiese veneziane con arditi scorci prospettici, con una ben calibrata impostazione spaziale che accentua altresì la dilatazione e l’espansione della scena rappresentata.

Tra i suoi lavori più riusciti, non si può fare a meno di citare la decorazione della Cappella Sagredo a San Francesco della Vigna (eseguita negli anni ’70 del Seicento, ma sulla datazione delle opere di Girolamo Pellegrini le fonti non sono mai del tutto concordi), dove l’artista romano mette in scena “L’apoteosi di San Gerardo Sagredo” nella cupola che sovrasta la piccola cappella. La figura del Santo, trasportato in Cielo da uno stuolo di angeli, riecheggia motivi lanfranchiani in cui sono ben evidenti la prospettiva ripida, di ascendenza emiliana, l’espansione verso l’infinito e la dilatazione degli spazi (fig.1).

Fig 1 Girolamo Pellegrini Gloria di San Gerardo Venezia Cappella Sagredo

Sia gli affreschi della Cappella Sagredo a San Francesco della Vigna che quelli del presbiterio di San Pietro di Castello con la raffigurazione della “Gloria di San Lorenzo Giustiniani” sono citati dal Boschini nel 1674. Un altro piccolo capolavoro del Pellegrini è ravvisabile nella decorazione della cupoletta dello scalone della Scuola Grande di San Rocco con la “Misericordia che presenta i poveri infermi a San Rocco (fig.2).

Fig 2 Girolamo Pellegrini Misericordia che presenta i poveri infermi a San Rocco, Venezia, affresco scalone della Scuola Grande di San Rocco

Qui, oltre al riferimento alla tradizione cinquecentesca che affonda le sue radici nella pittura di Paolo Caliari, sono evidenti altre contaminazioni che fanno emergere il sostrato culturale ed artistico del Pellegrini in riferimento soprattutto al suo eclettismo “dove i motivi veronesiani della Villa di Maser vengono interpretati con l’enfatico gusto barocco di Fumiani” (Ivanoff, 1958).

Effettivamente l’affresco di San Rocco mostra una maggiore scioltezza compositiva e un’eleganza formale che ci fanno propendere per una datazione più tarda rispetto alle opere precedenti, probabilmente alle soglie del 1700 ma di più non si può dire in quanto mancano ancora all’appello quei riferimenti biografici e documentari che ci aiuterebbero vieppiù a ricostruire con maggiore accuratezza l’iter artistico del Nostro.

Fig 3 Girolamo Pellegrini, Venezia, affreschi catino absidale di San Zaccaria

Altri incarichi prestigiosi renderanno piacevole il soggiorno veneziano di Girolamo Pellegrini, il quale era spesso in trasferta per il Veneto ad affrescare chiese e ville: egli lavorerà anche a Maser, Treville e Castelfranco (con l’affresco dell’Assunta in Santa Maria della Pieve); di nuovo a Venezia egli affrescherà il catino absidale della chiesa di San Zaccaria con il trionfo del Santo omonimo (fig. 3).

Sempre in città egli eseguirà nel 1672 la decorazione della “volta sopra l’altar maggiore” della chiesa dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca con l’Assunta “assorbita nell’empireo entro vortici di luce con figure di Sante e di martiri collocate tutt’intorno” (Pallucchini, 1981).

Tra i lavori a soggetto “profano” che possiamo attribuire al Nostro figurano gli affreschi nelle tre sale del piano nobile di Villa Poli-De Pol a San Pietro di Cadore (Belluno), edificio barocco cadorino attribuito a Baldassare Longhena (fig. 4).

Fig 4 Villa Poli-de Pol S. Pietro di Cadore

In queste sale il Pellegrini squaderna alcune scene di grande vivacità ed eleganza, tuttavia ancora ispirate al cortonismo romano, quali la scena di “Aurora che sparge fiori tra due putti” e le due figure mitologiche di “Mercurio e Minerva”. In queste scene compaiono ardite quadrature, di grande ricchezza ed inventiva, che invece mancavano nelle sue scene sacre veneziane in quanto “le figure sacre fluttuavano altresì in uno spazio infinito fatto di trascendenza divina e di luce soprannaturale” (Caracciolo, 2026).

Francesco CARACCIOLO  Vicenza 5 Luglio 2026

Bibliografia essenziale

Ivanoff, Girolamo Pellegrini in Emporium, 1958
Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, Vol. I, Electa, 1981
Tesi di laurea triennale in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale dal titolo “Da Palazzo seicentesco a municipio: il caso di Palazzo Poli-de Pol a San Pietro di Cadore” di Anna Vianello, Università di Padova, 2024/2025