Fuoco amico, tregua di Natale e rinascita: note per una possibile riscoperta del valore della festività.

di Carla GUIDI

FUOCO AMICO, TREGUA DI NATALE E RINASCITA

Come meglio entrare nello Spirito del Natale se non con il celebre Canto di Natale (1843) di Charles Dickens?

Santa Express ph Valter Sambucini

Ricordo personalmente di aver letto questo libro quando avevo circa sette anni (1957) di nascosto di notte, sotto le coperte del mio letto con l’ausilio di una pila, anzi di una lampadina artigianale fatta da me e collegata ad un filo elettrico, di fatto oltre l’orario consentito ai ragazzi di allora. Erano gli anni del dopoguerra ed in casa c’erano i famosi piccoli libri tascabili della BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) dalla spartana copertina grigia di semplice cartoncino leggero, ma ancora c’erano i fantasmi della guerra, le case erano poco illuminate e fredde, l’atmosfera del libro era percepita con un discreto realismo, ma le apparizioni descritte nel libro non mettevano paura, anzi. Per me disposta ad indagare a qualsiasi prezzo, il significato della vita, fu una vera rivelazione.

E poi perché non ricordare alle nuove generazioni cosa fu la tregua di Natale nel 1914 sul fronte occidentale, quando tra le trincee della Prima Guerra Mondiale i soldati inglesi e tedeschi, ma anche francesi e belgi, sospesero momentaneamente e in maniera arbitraria tutte le ostilità … Le trincee infatti permettevano di vedere il nemico, di guardarlo negli occhi e sentire le sue urla ed i suoi lamenti; la terra di nessuno frapposta tra le due prime linee nel fango e nella paura, era una distesa di crateri creati dalle esplosioni e di cadaveri insepolti … E allora qualcuno cominciò la tregua alzando la voce e le mani, e poi tutti aderirono, si abbracciarono, si scambiarono doni e sigarette, fecero pure una partita di calcio …

Tregua di Natale in trincea 1914

Si trovano ormai libri, documenti, foto ed antefatti stampa dell’epoca su questo “miracolo” da divulgare e condividere ora, che ancora non ci rendiamo conto di come siamo diventati … Infatti, a cominciare dai bambini, perché non cerchiamo di vivere in una dimensione diversa dall’entusiasmo consumistico nel far tornare la ricorrenza del Natale a contatto con il contesto ed il significato di una festa della ri-nascita ad opera delle figure archetipiche che sempre hanno sostenuto l’immaginario magico del bambino, prima ma anche durante la grande invasione degli oggetti-merce. Oltre la prepotenza della commercializzazione oggi infatti assistiamo anche ai risultati della metamorfosi digitale che finisce per contaminare, anche gli anni dell’infanzia, in un modificato rapporto con la Realtà.

I giocattoli fatti trovare o regalati in occasione del Natale hanno infatti un’importanza particolare poiché si inseriscono in un mito o in tutta una serie di miti di morte e rinascita che appunto perché miti, ci riguardano, così come ci ha insegnato Carl Gustav Jung. Ma per dirla con lo strutturalista Claude Lévi-Strauss, possiamo approfondire l’argomento leggendo il suo “Père Noël supplicié – che parte addirittura analizzando un fatto di cronaca. Una manifestazione tenuta a Digione nel 1951, per protestare contro la paganizzazione consumistica del Natale, che aveva previsto il rogo di un pupazzo di Babbo Natale di fronte alla cattedrale della città.

Lévi-Strauss allora dimostra, con un articolo, che proprio attraverso questa azione (la condanna religiosa al rogo) la figura mitica di Babbo Natale afferma tutta la sua essenza e persistenza, cioè di essere figura strettamente legata agli antichi riti di iniziazione, perciò non può che affermare la sua resistenza in vita e la sua “invulnerabilità”. Egli cita infatti i Saturnali romani (dal 17 al 24 dicembre) la festa delle larvae, cioè dei morti di morte violenta o lasciati senza sepoltura, festa che, anche durante il Medioevo, aveva assunto caratteristiche simili alle nostre odierne, la decorazione di edifici con piante verdi, lo scambio dei doni, i regali ai bambini, la gioiosità e i festini, la solidarietà tra i ricchi e i poveri.

Soprattutto Lévi-Strauss identificava il tema dei bambini come mediatori fra generazioni e come elementi di passaggio tra vita e morte, tra mondo terreno e aldilà, avendo collegato comparativamente le somiglianze grammaticali di vari rituali magici e mitici. Dalla simbologia di Babbo Natale, Lévi-Strauss infatti passa ai riti di altre culture, come le feste degli indiani Pueblo del sud-ovest degli Stati Uniti, nei quali i Katchina, spiriti di antenati, tornano sulla terra ciclicamente per compiere cerimonie e per punire o premiare i bambini, lo Julebok scandinavo, demone cornuto del mondo sotterraneo con le stesse funzioni, oppure identifica un altro benefattore dei bambini in San Nicola che li risuscita e li colma di regali o si riferisce alle questue dei bambini per Halloween, durante la quale questi, vestiti da scheletri, fantasmi o zombie, prendono il posto dei fantasmi che tormentano i vivi per avere dei dolci in cambio di una tregua che duri fino all’autunno seguente. …

Il senso ultimo è l’idea di una figura divina la cui morte è necessaria per rigenerare la vita, un complemento allo schema mitico nel quale il ruolo di mediazione risolutiva è assolto dai morti e dal loro inverso speculare costituito dai bambini.

Presepe sudamericano ph Valter Sambucini

L’argomento della metamorfosi e dell’inanimato che prende vita ci rimanda all’argomento creature umanoidi. Androide (chissà perché il termine Ginoide viene solo usato nell’estetica, mentre se ne hanno esempi indimenticabili nei film Blade Runner e Metropolis per esempio) un essere artificiale, un robot con sembianze umane, presente soprattutto nell’immaginario fantascientifico, Replicante oppure Cyborg, il cui termine deriva dall’unione di due parole – “cibernetica” e “organismo”, costituito quindi da parti biologiche oltre che artificiali, nell’interazione quindi tra una componente biologica ed una elettromeccanica … A questo proposito non si può non citare, tra mille altri, il capolavoro di Isaac AsimovL’uomo bicentenario” (The Bicentennial Man) del 1976. Solo a titolo d’esempio, molti artisti hanno evocato e rappresentato Pinocchio, uno tra tutti Jim Dine (Cincinnati, USA 1935) tra i maggiori protagonisti dell’arte americana dagli anni ’60.

L’industria cinematografica in tal senso ha utilizzato a piene mani i bambini in un ruolo sinistro e diabolico nei racconti “horror”, proprio in ragione di questa loro somiglianza con le bambole, i bambolotti, e insomma qualcuno o qualcosa di fragile, dotato però di grande potenza, oggetto che simula la vita e insidiosamente induce ad abbassare le difese. Caratteristiche imprescindibili del “perturbante” di Freud non solo il dualismo e l’ambiguità fra familiare/innocuo ed estraneo/pericoloso, ma anche la sorpresa e la condizione di disarmo psicologico che derivano dallo spiazzamento delle usuali difese operato da tale dualismo. L’argomento partecipa e si innesta in un discorso molto ampio sul cosiddetto “doppio non umano” sullo sguardo, l’invidia, la persecuzione e l’ostilità e il suo trasformarsi in un’inimicizia mortale fra fratelli, o in senso lato, fra i popoli.

Alimentare tali sentimenti nel bambino porterà a conseguenze disastrose per la sua salute e quella del futuro dell’umanità, auspicabile invece che possa scaricare la sua angoscia ed aggressività (spesso nata dalla paura) legandola ad espressioni positive e costruttive come le fiabe spesso sono riuscite a fare, “interfacciandosi” tra l’adulto, il giocattolo ed il linguaggio simbolico dell’arte, anche nelle sue primitive espressioni infantili, quali la mimica teatrale del gioco, il disegno, il racconto di fantasia … Ricordando la celebre lezione di Morfologia della fiaba, un saggio di Vladimir Propp, pubblicato a Leningrado nel 1928, uscito in Italia nel 1966 per Einaudi.

Con questo desidero fare a tutti l’augurio della riscoperta del valore del Natale e di quanto possiamo e vogliamo impegnarci a cambiare la nostra vita e darle maggior valore e condivisione …

Carla GUIDI  Roma 21 Dicembre 2025