di Mario LIPARI
Dal 15 ottobre, la Casa Liberti, suggestiva sezione dell’Antiquarium regionale incastonata nel cuore del Teatro Antico di Catania, accoglie una significativa installazione site-specific firmata dall’artista Adriana Tomasello.

Nata a Biancavilla nel 1964, la Tomasello vanta una carriera che la definisce pienamente come artista, non solo per la sua formazione, ma per le diverse traiettorie intraprese. Dopo essersi diplomata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Catania, si è immediatamente distinta per l’impegno nella rigenerazione urbana, con un forte accento sul coinvolgimento delle comunitĂ locali. La sua profonda fede buddista agisce come motore costante per la sua ricerca spirituale, che si manifesta attraverso la creazione artistica.
Tra i suoi riferimenti, pur distanti nel tempo, emerge Leonardo Da Vinci, da cui ha mutuato uno sguardo onnicomprensivo, attento a ogni dettaglio, inclusa la dimensione immateriale. La Tomasello prosegue il suo lavoro di recupero e valorizzazione anche attraverso gli oggetti, decontestualizzandoli dal loro impiego quotidiano per conferire loro una funzione piĂą narrativa. Questo approccio richiama apertamente il concetto di ready-made, in particolare l’opera di Marcel Duchamp, maestro nel de-funzionalizzare gli oggetti per rifunzionalizzarli come vere e proprie opere d’arte. Con quest’ultima esposizione, però, l’artista catalizza l’attenzione sulla forza devastante della guerra; un fenomeno che, a vari livelli, interpella e tocca ogni individuo.
La tematica è, purtroppo, figlia forte e in salute del nostro tempo; in un clima colmo di odio e incertezze che ha scosso molto gli animi di tutti, o almeno di chi ha ancora una coscienza. Ma la guerra, la violenza, ha sempre fatto parte della storia del genere umano, dividendo l’opinione in merito da parte dello stesso. Nell’arte è stata rappresentata sia per testimoniarla, come la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, che per denunciarla, esempio celebre è Guernica di Pablo Picasso.
Secondo la visione della Tomasello, il conflitto scaturisce da un “sottile pensiero distruttivo” che, se nutrito, si manifesta dapprima come parola violenta, per poi culminare in un’azione omicida. Il cammino verso la pace, al contrario, segue la medesima triade — “pensiero – parola – azione” — ma con un esito opposto, a patto che la mente riconosca e ponga alla base di ogni elaborazione il “valore sacro della vita umana”.
Un potente elemento metaforico viene introdotto nel percorso espositivo: il microscopio, in veste di antitesi della distruzione bellica. Esplorando ciò che non è percepibile a occhio nudo, questo strumento svela veritĂ che consentono alla scienza di “strappare vita alla morte”. Un impegno silenzioso e scrupoloso, un’attenzione meticolosa verso la salute umana che rimanda a grandi menti come Marie e Pierre Curie, la cui scoperta del radio, seppur soggetta anche a usi bellici, fu essenziale nel progresso medico. Questo concetto rappresenta un confine, un bivio mentale che può generare guerra o, al contrario, pace.
La premura creativa di questa mostra è profondamente radicata nella storia familiare dell’artista: l’esperienza di suo padre, Salvatore, che a soli 19 anni fu inviato a combattere in Russia durante la Seconda guerra mondiale; per poi ritrovarsi prigioniero e deportato per tre anni in un gulag in Siberia. Un evento che ha segnato la sua vita e orientato in maniera indelebile il pensiero dell’artista e dei suoi fratelli verso la ricerca e la difesa assoluta della pace.
L’installazione, dunque, risulta un’esplicita denuncia contro l’attuale stato di disordine globale, la crescente diffusione dei conflitti e la svalutazione della dignitĂ umana. “Il dominio dell’uomo sull’uomo sfocia nel caos, e il caos nella morte, in un dilagare di forze distruttive”.
Un’arte che comunica un messaggio tanto grande che meriterebbe uno spazio di egual misura, ma che si ritrova negli spazi in cui è stata collocata per il legame tra l’opera stessa e il luogo che la ospita, un legame intrinseco alla storia del Teatro Greco di Catania. Questo sito non narra la guerra solo attraverso le rappresentazioni teatrali, ma con ogni singola pietra, testimone di assedi, invasioni e distruzioni.
In questo contesto si inserisce la Casa Liberti, costruita in mezzo ai resti archeologici del teatro e anch’essa spettatrice degli ultimi due conflitti mondiali. Tra i membri della famiglia Liberti fu Vincenzo, medico, a dedicarsi alla sperimentazione di nuove terapie per il benessere umano. Proprio questa figura storica fa da ponte alla giĂ citata metafora del microscopio, che si pone in netto contrasto con l’azione distruttiva della guerra e promuovendo, così, un lavoro quasi furtivo e rispettoso per la vita.
L’installazione di Adriana Tomasello pone lo spettatore di fronte a una cruciale riflessione: il pensiero si trova a un bivio, capace di produrre sia la guerra che la pace.
Mario Lipari Catania 14 Dicembre 2025



