FAMM: Female Artists of the Mougins Museum (Mougins, Francia), il Museo della creatività contemporanea al femminile

di Dominique LORA

Arroccato tra la Provenza e la Costa Azzurra, situato a pochi chilometri da Cannes, Juan les Pins, Cap D’Antibes e Saint Paul de Vence, si erge il villaggio di Mougins.

FIG. 1 Ingresso e facciata del museo FAMM di Mougins, Francia

Una meta conosciuta per il cinema, la joie de vivre e, per avere sovente ospitato grandi artisti del calibro di Picasso, Matisse, Marc Chagall o Henry Cartier Bresson. Nel cuore di questo territorio baciato dal sole tutto l’anno, Mougins è un borgo che ancora oggi conserva la sua topografia medievale originaria a forma di chiocciola e che, in maniera originale, si distingue per la ricerca in materia di arte contemporanea e, in particolare, di creatività al femminile.

Nel 2024 è stato infatti inaugurato il museo FAMM, acronimo che si pronuncia come “femme”, che in francese significa “donna”, e che da Berthe Morisot a Marlene Dumas, presenta una mostra semipermanente di quasi 100 opere quale risultato di una generosa donazione da parte del grande collezionista inglese Christian Levett, conosciuto nel mondo dell’arte per le sue attività filantropiche e per una collezione di quasi 2000 opere, in gran parte volte a far riconoscere il ruolo e l’influenza che le donne hanno avuto e continuano ad avere in modo sempre più preponderante, nello sviluppo e nella sperimentazione artistica, a livello globale.[1]

Fig. 2 Museo Famm, Mougins

Nel contesto di una società e di un sistema dell’arte internazionale in gran parte dominati dagli uomini, l’intento di questo progetto espositivo è quello di riconfigurare una mappa delle arti visive nell’arco degli ultimi due secoli, fornendo una visione e una narrativa alternative in grado di spostare, seppure in misura parziale, l’ago della bilancia in termini di parità di genere, di ricerca e di talento.

Il percorso di mostra coinvolge tutti gli spazi del museo, dall’ingresso ai vani scale, con un accrochage che sempre valorizza le opere e si sviluppa su quattro piani iniziando con opere impressioniste, espressioniste e surrealiste realizzate da giganti come Berthe Morisot, Marie Laurencin, Leonor Fini, Blanche Hoschede-Monet, Lila Cabot Perry, Maria Blanchard e un magnifico ritratto di Chaïm Soutine eseguito da Jeanne Hébuterne.

Fig 3 Jeanne Hébuterne, Ritratto di Chaïm Soutine 1930 ca
Fig. 4 Giosetta Fioroni, Gli occhiali, 1968

Salendo al primo piano, Dadamaino, Carla Accardi e Giosetta Fioroni introducono un capitolo dedicato all’arte astratta al femminile che, dall’Action Painting all’Espressionismo Astratto, presenta capolavori di Sonja Sekula, Janet Sobel, Elaine de Kooning, Pat Passlof, Michael (Corinne) West, Deborah Remington, Grace Hartigan, Lee Krasner e Helen Frankenthaler, per citarne alcune, e che, dalla fine degli anni quaranta fino alla fine degli anni settanta, fanno di questi movimenti di avanguardia un passaggio rituale per far esplodere il loro talento, sviluppando nuovi accostamenti cromatici e inedite organizzazioni compositive “non oggettive”. [2]

Il risultato è un’arte poderosa, sensibile e sensuale volta a trasmettere il flusso e l’essenza stessa del loro tempo e della loro femminilità.

Fig.5 Espressionimo Astratto FAMM, Mougins
Fig.6 Espressionismo astratto FAMM, Mougins

Tra un area tematica e l’altra e quasi fossero delle sezioni a sé, spiccano le opere di Dora Maar:Ritratto di Jacqueline Breton-Lamba

Fig. 8 Dora Maar, Ritratto di Jacqueline Breton-Lamba, 1939.

e di Frida Kahlo: “Hammer and Sickle and Unborn Baby” che testimoniano la sofferenza e al contempo il motore creativo della loro ricerca artistica.

Fig. 7 “Hammer and Sickle and Unborn Baby”. Il corsetto di Frida Kahlo, sul quale l’artista messicana ha dipinto un feto, sovrastato dal simbolo della falce e martello comunista

Il percorso espositivo prosegue con le composizioni più recenti, senza veli e senza filtri, di Jenny Saville, Joan Semmel, Jenna Gribbon, mentre Marlene Dumas ci mostra il primo piano di un bambino monumentale dai tratti alieni, evocando un lato horror legato al parto o all’infanzia, che l’artista associa alla morte, intitolando l’opera “Scambio culturale, la mummia vuole tornare a casa.

Fig. 9 Marlene Dumas, Cultural Exchange (Mummie wants to go home), 2008-2009, LP/Laurent Carre
“Istruiti dalla fotografia, siamo oggi in grado di visualizzare ciò che era semplicemente l’oggetto di metafore letterarie – l’aspetto geografico dei corpi: un cliché in cui una donna incinta per esempio offre l’apparenza di un rigonfiamento del terreno, o una collinetta che prende l’aspetto di una donna incinta.” (Susan Sontag, Sulla Fotografia, 1977)
Fig. 10 Jenny Saville, Generation, 2012-14
Fig. 11 Joan Semmel, Knees together, 2003

Al piano alto, gli autoritratti di Nan Goldin, Shirin Neshat, Carrie Mae Weems e Marina Abramović impartiscono una lezione di anatomia interrazziale e intergender che svela una comune ricerca spirituale nei meandri dell’animo femminile.

Fig. 12 Shirin Neshat, Untitled, from women of Allah series, 1995

Addentrandosi nel mondo cruento e dalle connotazioni a volte brutali e femminicide, il corpo di donna, è esposto onestamente, a volte frammentato, ma che sempre evoca o provoca “risonanze visive”[3] . Non più mero oggetto di spettacolo, il corpo femminile è sublimato quale testimonianza intima e diretta di individui che guardano e interrogano il mondo attraverso la rappresentazione della propria fisicità. Le loro opere, prese singolarmente, diventano lo specchio dei loro combattimenti, mentre coralmente segnano il passaggio da vittime a sopravvissute e, in alcuni casi, a carnefici.

L’abbondanza di opere dedicate al genere del ritratto e dell’autoritratto mostra come, malgrado il prolificarsi di movimenti e pratiche non figurative che hanno caratterizzato la ricerca creativa del secolo scorso, il corpo umano, e quello femminile in particolare, rimangono protagonisti indiscussi della ricerca artistica contemporanea più radicale e interessante.

Infine, al piano interrato una serie “remix” di opere contemporanee internazionali che testimoniano di come la pittura contemporanea stia vivendo globalmente un rinascimento condiviso, rinnovando l’interesse per la forma umana e segnando un ritorno ad opere permeate di critica sociale.  Artiste americane, africane, asiatiche ed europee abbracciano questa forma di rappresentazione con un successo senza precedenti, sperimentando una sovversione del nudo femminile che, cessando di essere idealizzato e passivo, indaga invece, secondo le nuove espressioni della controcultura odierna, le differenze radicali e i traumi personali che individualmente e collettivamente caratterizzano l’esistenza odierna al di là di generi o di frontiere geografiche. Per usare le parole di Dorothea Tanning: “Non vedo perché non si dovrebbe essere assolutamente affascinati dalla forma umana, ci sono così tante ragioni per esserlo. Inoltre, viviamo tutti in corpi umani, viviamo la vita in questo meraviglioso involucro. Perché non conoscerlo e provare a dire qualcosa al riguardo?”[4]

Fig. 13 Veduta del piano interrato, FAMM, Mougins

Accomunate dall’essere muse, modelle ed artefici, tutte le artiste rappresentate in mostra penetrano i segreti, le sofferenze, i misteri e la bellezza legati al corpo femminile, sperimentando il desiderio di vedere e di essere viste ma anche di essere invisibili, segnando in maniera incisiva ed indelebile il loro ruolo in seno alla storia dell’arte a livello mondiale.

Fig. 14 Helen Frankenthaler, After Rubens, 1961

Su un piano culturale (internazionale), la mostra svela come la donna artista, attraverso la sua opera, raggiunga uno stato di armonia con il proprio corpo quale elemento primario nel ricercare un equilibrio fisico, psichico e spirituale, dimostrando come l’universo dell’arte al femminile imponga nel tempo una sua continuità nello svelare e nel contrastare ogni forma di imposizione sociale di canoni estetici troppo spesso mutevoli e capricciosi.

Questa collezione ci porta infine ad interrogarci su cosa sia la bellezza, in quanto idea e in quanto specchio di un mondo reale, dimostrando come la figura umana sia impossibile da rappresentare unicamente seguendo canoni assimilabili a mode, ideologie o usi e costumi.

Fig. 15 Dadamaino, Oggetto ottico-dinamico, 1962-71
Fig. 16 Tracey Emin, Always More, 2015

Accostando e mettendo in dialogo opere che fino ad ora si perdevano nei meandri della produzione maschile degli ultimi due secoli, il museo FAMM  ci rivela un ‘arte “altra”, altri luoghi e altre soluzioni.

Dominique LORA  Roma 13 Luglio 2025

NOTE

[1] Oltre al museo francese, la residenza fiorentina di Levett, interamente decorata con opere d’arte realizzate da donne, è aperta al pubblico su prenotazione dal 2021.

[2] Nel 2022, Levett ha pubblicato: “Espressionnismo Astratto: Le Donne”, un libro volto a mettere in risalto le donne artista che non solo hanno partecipato ma soprattutto lasciato un segno indelebile nel contesto di questo movimento artistico di avanguardia del Novecento.

[3] R. Krauss, Teoria e Storia della Fotografia, Bruno Mondadori Ed., p.159

[4] “I don’t see why one shouldn’t be absolutely fascinated with the human form, there are so many reasons to be. Besides, we are all living in human bodies, we go through life in thius wonderful envelope. Why nota knowledge that and try to say something about it? Dorothea Tanning in: S. Baskind, Figuring the Figurative: Women Artists at FAMM, in: Famm, Female Artists of the Mougins Museum, France, Ed. Merrell, 2025, p. 75.