Fabrizio Bertuccioli. L’artista in prima persona. In order to survive, in un mondo che “produce un’arte che ne è l’immagine piatta fagocitata dall’economia”

di Marco FIORAMANTI

Fabrizio Bertuccioli

L’ARTISTA IN PRIMA PERSONA. IN ORDER TO SURVIVE

 

L’impressione che un artista riceve – una sensazione schiva e indeterminata, un sentimento, un moto della volontà – si scompone nel suo animo e le sue componenti, liberate dalla rigida concatenazione dell’abitudine, entrano tutt’a un tratto in rapporti intesi con oggetti spesso del tutto diversi. Questi, a loro volta, si scompongono creando involontarie risonanze. In questo modo nuove vie si aprono, saltano le vecchie concatenazioni, e la coscienza si apre un varco.

Robert Musil

 

È proprio questo che Fabrizio intendeva quando parlava dell’artista in prima persona, qui vengono espressi con estrema chiarezza lo spirito e la devozione che lui aveva verso l’arte e la vita. L’artista sceglie la clandestinità come forma di sottrazione e di estraniamento, propone il progetto artistico quale nuova forma di valore d’uso per reinventare lo scambio tra utile e “inutile”.

Conoscevo molto bene Fabrizio Bertuccioli.

Faceva parte di quella categoria di artisti che io reputo degni fino in fondo di portare questo appellativo.

Faceva parte di coloro i quali non staccano la spina una volta usciti dallo studio, ma mantengono alto il livello cognitivo del proprio essere parte di un tutto unico. Una vita, la sua, totalmente dedita all’arte, anzi direi quasi che lui è un artista dedito alla vita.

Siamo parte di una vita più complessa, che pur esistendo come esseri singoli, la vita non è qualcosa che ci riguarda solo personalmente ma che il nostro esplicarla si propaga nell’infinita cassa di risonanza costituita da tutto il vivente.  […] La realtà è il frutto di una immaginazione che scaturisce dalla nostra percezione, e che forse possiamo intuire un mondo migliore cominciano a immaginare noi stessi diversi da come di descriviamo. (F.B.)

L’essere artista coincide prima di tutto per Bertuccioli con l’essere uomo – l’essere umano – quello geneticamente provvisto di una di quelle qualità che più ci affascinano in alcune specie di insetti (api e formiche per esempio): l’intelligenza collettiva. Rara forma di capacità che gli umani raramente ricordano di possedere e che permette al complesso dei singoli di organizzare in maniera esponenziale una forma magica di benessere comune. E non è un caso, se ci pensiamo bene, che le culture cosiddette “subalterne” possiedono un’organizzazione sociale e uno spirito di gruppo ben superiore alle culture occidentali, quelle “egemoniche”, basate sul profitto del singolo.

 

Ogni volta che Fabrizio parlava dell’arte e degli artisti come “utopici produttori del gratuito” lo faceva in maniera globale. Ci parlava di un impegno costante nel quotidiano, del ruolo fondamentale dell’intenzione-nel-fare in quanto produzione di senso, della magia dell’ordinario in chiave percettiva a tutto tondo (l’apertura del terzo occhio, ma anche del terzo orecchio ecc.).

La straordinarietà di Bertuccioli era nella capacità di far salire a galla l’inatteso, l’insperato.

Noi ora siamo proprio di fronte a un mondo che poco ci piace, che poco ci sentiamo di condividere e nel quale poco ci riconosciamo, che produce un’arte che ne è l’immagine piatta fagocitata dall’economia. (F.B.)

Il suo modo di fare pittura – e questo vale anche per la sua musica – era quello di lasciar andare la mano sul pennello, così come il fiato nell’ancia del suo amato sax (“non è forse la vita questione di soffio?”, lasciar correre gli strumenti lungo traiettorie impercettibili che lentamente prendono forma, dialogo e significato nel loro stesso farsi. L’artista, apparentemente alla deriva di sé stesso e dei suoi gesti, naviga invece fiducioso all’interno di questa nebbia percettiva, convinto – e questa è da sempre la sua forza – di poterne uscire quasi sempre vincitore.

Bertuccioli-Achab, sempre in attento ascolto dei suoi movimenti e sussulti interni, non rinuncia mai alla sua ossessione, alla sua preda ultima: l’Opera. Balena bianca che diventa freccia-bersaglio, imperativo categorico a ogni calar del sole di una esistenza votata all’arte, segnata da scelte ben precise, volta a discernere il senso delle cose.

Quando l’Artista agisce in prima persona individua i propri parametri di consapevolezza, diventa partecipe degli eventi e concorre, senza alcun dubbio, a migliorare il mondo.

Concepisco l’arte come necessità di praticare l’umanità, possibilità d’intervento complessivo reinventando nuovi rapporti tra sfere eterogenee. (F.B.)

Marco FIORAMANTI  Roma 28 Giugno 2026

Fabrizio Bertuccioli (Roma 1941- Sorano/GR 2026) inizia la sua attività artistica collaborando con il collettivo “Il Girasole” e a riviste d’avanguardia. Coltiva la ricerca del suono, realizza un seminario biennale con il teatro La Fede di Giancarlo Nanni. Già dai lavori esposti ne 1965 alla rassegna delle arti al palazzo delle esposizioni di Roma si delinea l’interesse per un’arte che entra in relazione con il quotidiano e con l’ambiente. Nel 1967 cura la musica per alcuni spettacoli di Memè Perlini. Con il gruppo MEV (Musica Elettronica Viva) realizza brani musicali “in tempo reale” e collabora con Frederic Rzewscki, Alvin Curran, Steve Lacy, Alain Bryant. Nei primi anni Settanta si stabilisce nell’alta maremma toscana dove si dedica a studi di biologia e botanica sperimentando tecniche di coltivazione biodinamica su larga scala, pubblicate su riviste specializzate. Dal 1985 riprende la pittura a tempo pieno. Coordina con l’associazione ‘Magazzini Generali’ la manifestazione e gli eventi “Project Against Apartheid”. Nel 1988 redige il Manifesto degli schiavi dell’arte di Plexus International, elabora la poetica dell’Artista in prima persona e sviluppa le tematiche di Arte for Well-Being. In collaborazione con Gigliotti, Boresta, Ippoliti, Immi, Del Brocco, Rosso (e altri) fonda Progetto Arte Urbana realizzando 22 interventi in luoghi diversi del tessuto urbano. La sua è una costante ricerca sull’analisi del rapporto Arte e Società.

www.plexusinternational.org/466/fabrizio_bertuccioli.html