“Ex sanguine virtutem traho”. La “linea di sangue” tra Caravaggio e Battistello: quando il restauro si fa ricerca

di Bruno ARCIPRETE

Bruno Arciprete è un nome troppo noto tra gli studiosi d’arte per richiedere ulteriori delucidazioni. Figura tra le piĂą eminenti nell’ambito del restauro e recupero di dipinti, è stato autore, oltre che di varie pubblicazioni a questo riguardo, di alcuni tra i piĂą importanti lavori di restauro per istituzioni pubbliche e private, relativi ad artisti quali, Tiziano, Bernardo Cavallino, Luca Giordano, Bernardino Luini e numerosi altri; in particolare però il suo nome è legato al progetto e alla realizzazione dei restauri della pala della Flagellazione di Cristo, nonchè delle Sette Opere di Misericordia, capolavori assoluti di Caravaggio, realizzati tra il 1606 ed il 1608 e conservati il primo nel Museo nazionale di Capodimonte di Napoli e l’altro presso il Pio Monte della Misericordia. Con questo articolo inizia la sua collaborazione con About Art.

Una breve annotazione sulle firme sanguinolente di Michelangelo Merisi da Caravaggio e di Battistello Caracciolo, presenti sulla Decollazione di San Giovanni nell’oratorio della co-Cattedrale di Malta e sull’ Ecce Homo del Museo di Capodimonte.

C’è un filo rosso che a distanza di pochi anni collega i due dipinti, una linea di sangue che si prolunga nel tempo, creando una storia che, giunta fino a noi, conferma la grandezza del pittore lombardo: il rivoluzionario Caravaggio. La sua genialità influenzò i pittori napoletani e principalmente Giovan Battista Caracciolo.

Dalla pulitura eseguita recentemente sul dipinto raffigurante l’Ecce Homo di Giovan Battista Caracciolo di pertinenza del Museo di Capodimonte, è emerso un dettaglio importante: Il sangue scaturito dalle ferite prodotte dalla corona di spine, posta sulla testa di Cristo, scivola dal volto sulle mani e dalle mani si accumula sul piano dove Cristo sofferente si appoggia con le braccia.

Battistello Caracciolo, Ecce Homo, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Quel sangue descrive un monogramma che è la firma dell’autore: una C e una G intrecciate a una probabile A e a seguito una B -lettere che seguono la fuga prospettica verso l’interno del piano- comunque sicura firma dell’autore.

In alto: dettaglio del particolare in basso a sx dell’Ecce Homo (fig. sotto) con evidenziate le lettere indicate

Questo“dettaglio” finora era sfuggito all’osservazione degli addetti ai lavori.

L’idea di firmare col sangue il suo Ecce Homo fa eco alla Decollazione di San Giovanni, eseguita da Caravaggio a Malta nel 1608.

Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista 1608, Oratorio della Concattedrale di S. Giovanni Battista, La Valletta

La grande tela maltese è l’unica opera firmata da Caravaggio. Il sangue che sgorga dalla testa mozzata del Battista descrive la firma di Caravaggio: fr michel Angel

Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista, particolare con la firma

Quel sangue assume un aspetto simbolico se riferito al motto dei cavalieri dell’Ordineex sanguine virtutem traho – e  potrebbe avere una doppia valenza: rappresentare un omaggio, un ringraziamento dovuto ai cavalieri che, da fuggiasco, lo avevano accolto a Malta ponendolo sotto la loro protezione, dopo averlo nominato cavaliere di Grazia.

Un altro aspetto – considerando il periodo difficoltoso che l’artista stava vivendo – potrebbe essere ravvisato nel traggo forza dalle avversitĂ . A questo punto mi piace pensare, anzi è evidente, che il Caracciolo si ispirò al dipinto del Merisi per siglare la sua opera.

Ma come gli pervenne la notizia di quella firma sanguinolenta?

Un contatto col Merisi di ritorno a Napoli sarebbe l’ipotesi più accettabile o la notizia gli giunse da un viaggiatore di ritorno da Malta che aveva visto il dipinto di Caravaggio? Comunque siano andate le cose,  probabilmente Battistello volle rendere, a sua volta, omaggio al grande maestro lombardo, con il quale ebbe un primo contatto durante la prima venuta a Napoli (1606- 1607) e successivamente durante il secondo breve soggiorno napoletano, avvenuto di ritorno dalla Sicilia (1609- 1610).

Non fu quindi, solo un atto di emulazione. Il Caracciolo doveva molto a Caravaggio, la sua presenza a Napoli determinò una svolta importante per la carriera di Battistello che, influenzato dalle opere del maestro, cambiò il suo stile accostandosi al naturalismo caravaggesco.

La datazione del nostro Ecce Homo oscilla tra il 1610 e il 1630 : Stougton lo colloca nel primo decennio, Bologna nel secondo, terzo decennio. Queste date risultano posteriori al 1608, anno nel quale fu realizzato il grande dipinto di Malta, ma si può avanzare l’ipotesi che l’ Ecce Homo napoletano fu dipinto fra il 1610-11.  Potrebbe collocarsi subito dopo la morte del Merisi, avvenuta a Luglio del 1610. Meno probabile la datazione tarda anni ’20 o ’30, considerando l’impronta strettamente caravaggesca dell’opera, come fa notare Stefano Causa nella sua revisione della datazione, anticipandola al 1607 – 1610  (scheda 4, catalogo della mostra Battistello Caracciolo, Museo di Capodimonte, 2022)

Tutto questo potrebbe rappresentare una sorta di manifesto commemorativo dovuto da Battistello al grande maestro: omaggio e riconoscenza impressi col sangue. Battistello firmò spesso i suoi dipinti e questa fu la prima e unica volta che lo fece col sangue, così come fu la prima e unica volta per Caravaggio.

Una coincidenza? Non credo sia un caso, ma qualcosa di voluto da ambedue gli artisti per celebrare gli eventi che li coinvolsero in quegli anni.

Bruno ARCIPRETE Napoli  5 Luglio 2026