“Elsinore Carnival. Tragedia della follia”: una esperienza multisensoriale tra teatro e arte performativa (Roma, Area XX1, Via Aquilonia, 61. Fino al 14 giugno)

Marco FIORAMANTI

“Elsinore Carnival. Tragedia della follia”

Roma, Area XX1, Via Aquilonia, 61

Soggetto e regia Riccardo Brunetti, Alessandro D’Ambrosi

Collaborazione ai testi di Silvia Ferrante

Aiuto regia Anna Maria Avella

Fino al 14 giugno

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CERTEZZA E INCERTEZZA DEL DUBBIO

Un cancello qualunque in una via qualunque apre a una discesa, apparentemente di un garage. Si conosce una strada solo quando la si riconosce, così come si capisce la direzione di uno sparo solo dal secondo. All’inizio della discesa, dopo il check-in al botteghino si ottiene una maschera, vagamente kubrickiana. L’intuizione si rivela esatta: stiamo per entrare in un sogno shakespeariano con occhi spalancatamente chiusi, seppur velati, comunque irriconoscibili

L’avventura onirica ci alloggia nientemeno che nel castello di Elsinore dove è in atto una festa in maschera, dove il pubblico è libero di muoversi all’interno dei 17 ambienti tutti collegati e visitabili tra loro e dove viene messa “in scene” attraverso follia, tradimenti, uccisioni e suicidi il sogno di Hamlet.

Non a caso è uno psicanalista che apre lo spettacolo e raccoglie nel suo studio un manipolo di astanti per affabularli a una storia dove tutto è possibile, dove tutto è vero, forse.

Apparenza e realtà mescolate nel vortice degli eventi. E via via, scene su scene che si moltiplicano e si ripetono in tempi diversi nei vari ambienti affinché tutti possano goderne. Il mito di Ofelia vive il suo destino sacrificale, il principe Hamlet, ossessionato dal comportamento della madre, cerca di vendicare l’omicidio del padre assassinato dal fratello Claudio; Rosencranz e Guildenstern escono dalla tragedia secentesca e si ritrovano nella commedia del secolo scorso di Tom Stoppard. La condizione umana e il rapporto con l’altro vengono filtrati anche da opere contemporanee.

Durante questa multiforme giostra con una trentina tra attori protagonisti e comparse, che mescola teatro ad arte performativa, accompagnata da musiche fantastiche, lo spettatore, nelle due ore e mezzo di spettacolo tende a perdere la bussola fino a chiedersi se è lui che sta guardando lo spettacolo o se è involontariamente caduto nella trappola tesagli dagli autori. La regola per non soccombere, ci dicono i saggi, è sempre e comunque una sola, quella del “lasciarsi andare”.

Marco FIORAMANTI  Roma 26 Aprile 2026