di Mario LIPARI
Con questo articolo Mario Lipari conclude un importante studio che lo ha condotto ad analizzare con grande precisione e competenza le opinioni assai critiche che El Greco espresse in varie circostanze circa quanto scritto da Giorgio Vasari nelle ‘Vite’ a proposito del ‘primato’ dei fiorentini -soprattutto Michelangelo com’è noto, ma non solo- nelle arti del tempo; ne esce una visione articolata e completa di uno dei passaggi fondamentali della storia dell’arte di quel periodo che va letta con attenzione; riportiamo i link dei due articoli precedenti che consentono ai lettori di avere una precisa e completa panoramica del lavoro svolto dal nostro collaboratore https://www.aboutartonline.com/el-greco-e-michelangelo-nuove-considerazioni-sul-rapporto-tra-i-due-artisti-e-una-ricognizione-sullo-stato-degli-studi/ ;  https://www.aboutartonline.com/proruppe-in-dir-che-se-si-buttasse-a-terra-tutta-lopera-lhaverebbe-fatta-con-honesta-et-decenza-quando-el-greco-voleva-demolire-il-giudizio-di-michelangelo-il-soggiorn/
Fu Federico Zuccari (1540 circa – 1609) a donare a El Greco, durante la sua breve permanenza a Toledo (1586), una copia dell’edizione giuntina delle Vite di Giorgio Vasari[1].

Nelle mani dell’artista cretese, il volume divenne un ricettacolo di rimostranze sull’arte che il Vasari elogiava, diventando anche una fonte diretta fondamentale per ricavare la visione artistica maturata da El Greco a Roma e in altre città italiane.
La considerazione di El Greco nei confronti dello stesso Vasari era piuttosto compromessa e questo malanimo verso il collega aretino era condiviso anche dall’amico Zuccari[2]. GiĂ a margine della sezione introduttiva, al capitolo XV, dedicato al disegno e all’invenzione delle storie[3], dove si richiede varietĂ e chiarezza, El Greco parte con quella che potrebbe essere la prima protesta secondo MarĂas, anche se incompleta, rispetto a ciò che il Vasari raccomandava agli artisti e ciò che la sua raccolta di biografie dimostrava:
«si supiera que a dicho […] otra manera ser […] beria yl muy dife […]»[4].
Oltre a Vasari e a Michelangelo, El Greco criticò altri artisti come il Bronzino, Ghirlandaio e Pontormo. In particolare, bersagliava tutto ciò che issava Firenze e Roma sopra Venezia[5]. Se il pensiero di Vasari sugli artisti fiorentini era:
[…] nella pittura, nella scultura e nell’architettura, gli ingegni toscani sempre sono stati fra gli altri sommamente elevati e grandi, per essere eglino molto osservanti alle fatiche et agli studii di tutte le facultà , sopra qualsivoglia gente di Italia […][6].
El Greco “rispondeva” a queste supposizioni prendendo di mira artisti fiorentini, anche Leonardo da Vinci. Il genio toscano che, secondo il Greco, «como fiorentino» fu bravo
«en no azer nada. No quiso Jorje poner e[l] tienpo que morió, pa[ra] no discobrir que el logar primero […] es de Leonardo»[7].
Inoltre, secondo MarĂas, questa dichiarazione insieme alle altre critiche ad artisti fiorentini potrebbero rientrare tra le poche fonti a disposizione in merito al soggiorno fiorentino del Greco, ma solo per la singolare precisione che quest’ultimo mette nel commentare alcune opere toscane[8].
Un’altra conferma, in questo senso, potrebbe derivare dalle sue note in merito al progetto della cupola della Sacrestia Nuova in San Lorenzo, che Michelangelo sosteneva non potesse eguagliare quella di Filippo Brunelleschi, che aveva rotto le imposizioni della tradizione discostandosi dall’uso comune vitruviano, diventando ispirazione per lui e altri artisti[9]. MarĂas rileva lo scetticismo da parte del Greco nel seguente commento:
«por los que entienden ne han preso licencia ne cosa por semejantes capricios que retienen que azer con la architetura»[10].

E quando Vasari afferma che l’architettura di Michelangelo, nelle tombe medicee, aveva superato tutti gli artisti delle tre arti maggiori, El Greco aggiunse «a su yudicio [di Vasari]»[11]. Riconobbe per altro la bellezza delle gambe scolpite per Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, e, più in generale, di tutta la scultura che riempie la sacrestia: «ésto si que puede decir quanto quere, y por lo que más se sige destos sepulcros»[12].
El Greco si espresse anche sulla Pietà Bandini, in un commento che si scinde tra apprezzamento per il gruppo scultoreo e un altro severo commento sulla riflessione di Vasari a riguardo: «Acquà tiene campo de deçir quanto quiera más queda falto porque dize tanto en qualquier cosa que no si puede entender qual es la más aventajada»[13].
Vasari elogia il genio di Michelangelo, elevandolo artisticamente sotto ogni aspetto:
[…] il benignissimo Rettore del cielo volse clemente gli occhi alla terra, e veduta la vana infinità di tante fatiche, gli ardentissimi studii senza alcun frutto e la opinione prosuntuosa degli uomini, assai più lontana dal vero che le tenebre dalla luce, per cavarci di tanti errori si dispose mandare in terra uno spirito, che universalmente in ciascheduna arte et in ogni professione fusse abile, operando per sé solo a mostrare che cosa sia la perfezzione dell’arte del disegno nel lineare, dintornare, ombrare e lumeggiare, per dare rilievo alle cose della pittura, e con retto giudizio operare nella scultura, e rendere le abitazioni commode e sicure, sane, allegre, proporzionate e ricche di varii ornamenti nell’architettura. […].
E ciò era che tutto il sapere e potere della grazia era nella natura essercitata dallo studio e dall’arte, per che in Michelagnolo faceva ogni dì frutti più divini, come apertamente cominciò a dimostrarsi nel ritratto che e’ fece d’una carta di Martino tedesco stampata, che gli dette nome grandissimo[14]
Il Greco, in merito, in margine alla Vita di Michelangelo, dissentendo sia con Michelangelo che con il Vasari, riscontra che
«todo el contrario por que en lo que tiene la graci[a] Micael Angel es (…) la figura junta»[15].
Quando Vasari dichiara che Michelangelo visitò Venezia, El Greco recrimina «no dirĂa Jorge que le ha balido de algo el ver Veneçia»[16], ribadendo la sua posizione su Michelangelo e la superioritĂ artistica veneziana. El Greco si mostra scettico su molti aneddoti del Vasari riguardanti Michelangelo. Ad esempio, quando l’autore aretino scrive che il Buonarroti era riluttante agli inviti del duca Alfonso d’Este, che gli aveva offerto 12.000 scudi, El Greco commenta «no sĂ© si esto se puede deçir a un duque de Fer[r]ara»[17].
La diffidenza per gli artisti tosco-romani compare diffusamente nel testo. In merito all’autoritratto di Palma il Vecchio, El Greco, leggendo l’opinione del Vasari che ne considerava l’elaborato contorno degli occhi irraggiungibile anche per Leonardo e Michelangelo, aggiunse:
No labrĂan por que el un […] no lo acabarĂa nunq[ua] acabado y l’altro no abrĂa sabido enpeçar bano onde sabĂa M[iguel] Angel retratar ne far cabellos ne [co]sa que ymitase a carnes y sigue por lo que dan los colores a oglio no si puede negar que Ă©l era falto et ynpedido de semejantes delicadezas que c(…) del retrato, ci[erto] que es disvergonça lo que scribe[18].
Nella vita dell’artista ferrarese Benvenuto Garofalo, il Vasari riferisce che a Roma quest’ultimo rimase impressionato dalla grazia delle opere di Raffaello e di Michelangelo, El Greco replica, criticando anche Raffaello, «perdónale Dios que no sabe lo que se diçe»[19].
E, tornando a focalizzarsi su Michelangelo, El Greco commenta un passo nella biografia vasariana del pittore veneziano Battista Franco, detto il Semolei, dove si legge che l’artista aveva studiato le opere di Michelangelo frequentando, tra i primi, la Cappella Sistina. El Greco non mancò di aggiungere «y ansà reusi tanbién de los primeros gofo[s] que bido en su tanto»[20]. Anche nel racconto che vede l’inviato del duca di Ferrara valutare poca cosa un cartone con la Leda dipinta a tempera da Michelangelo, El Greco ritorna, trovandosi d’accordo col diplomatico estense:
«yo digo que más azertado el d[…] lo que dijo de la figura que Jorge en alabarla porque mire que abĂa de ser dona desnud[a] pintada al temple»[21].
Quando Vasari narra dei disegni donati da Michelangelo al domestico Antonio Mini, affinché questi potesse maritare le sue sorelle, il Greco osserva sarcasticamente questo evento:
Todo Ă©sto si alavarle quan [to] quere puede solo que no en[…] en colorido que ya an abierto los ojos los gaticinos au[…] todabĂa estos señores floren [ti] nos están ciegos y no es maravilla que sus principios an sido de pape[…] que se ayan quedados un[…] aque la ceguidad por d[on]de los parece que otros no ver[22].
Il pensiero di Vasari era che solo Michelangelo aveva raggiunto la perfezione nell’arte, escludendo i paesaggi dalle attenzioni del proprio genio, impegnato in cose più importanti[23]. El Greco non si trattenne nel dire «o disvergonza tan grande»[24].
Nelle postille alle Vite vasariane, El Greco si pronunciò nuovamente sul Giudizio Universale, trovandosi d’accordo su dettagli tecnici come la costruzione di due passerelle inclinate per agevolare il lavoro e proteggere il muro dalla sporcizia «bien acordado»[25] e spiegando le ragioni per cui Michelangelo, a detta del Vasari, si fosse concentrato sui nudi come parte principale, tralasciando colore, capricci e fantasie: «todo lo que no hera suyo»[26].

Sorprendentemente, El Greco difese Michelangelo in merito alle critiche mosse da Biagio da Cesena, che rimproverava al maestro il suo ritratto nel Minosse:
«a buen o[m]bre que sil stubiera enan[…] que abrĂa echo, Ă©stos son los retratos echos de voz y ansĂ es qui lo escribe»[27].
Però, quando il Vasari eccedeva con le lodi alle figure michelangiolesche, che solo gli autentici artisti potevano imitare, la disapprovazione di El Greco si ripresentava: «no se pintase mejor no tiene [c]ulpa Jorge de lo que dize»[28]. E quando l’aretino si sbilanciò affermandone la grazia divina, insuperabile anche per le opere future, l’opinione del Greco fu
«cierto que todo el contrario se p[uede] deçir quanto es el darle n[ombre] de pittura»[29].
Dominikos riprende le difese di Michelangelo nei confronti di Antonio da Sangallo il Giovane che sosteneva il Buonarroti privo di capacità nelle fortificazioni, «palabras de simple ar[r]ogante»[30].
Del resto, sull’architettura di Michelangelo, El Greco sembra cambiare completamente opinione sul collega fiorentino. Quando le redini della fabbrica di San Pietro passarono a Michelangelo e questo si espresse negativamente sul precedente progetto di Sangallo, esposto dai suoi allievi, dicendo che potevano pascolarci animali che non capivano l’arte e che il progetto era troppo confusionario, El Greco conferma:
Bien respondia tales bestias aunque si no diçeva nula pues enportaba en lo demás que dize siguiendo de la fábrica es verdad y tiene mucha rasĂłn en que mostra el buon gusto y deçĂan que teneba[31].
Ma non fu sempre d’accordo nemmeno in merito all’architettura: gli interventi michelangioleschi per palazzo Farnese, li considera «arto ruin»[32]. MarĂas lo trova ambiguo anche quando Vasari afferma che non esisteva edificio che superasse in grandezza e bellezza la basilica vaticana. El Greco commenta
«ne le ay ne se halla de aver […] que le haya habido tan […] de ornamenti e invenc[iones] porque la de los antigos era cosa sinple para con ésta»[33].
Ma dopo che il Vasari esaltava il tamburo della cupola di San Pietro, il forestiero cretese concordava: «todo es bien dicho»[34].

Nella parte finale della biografia di Michelangelo, quando si afferma che fu merito suo se Firenze era diventata la città delle arti per antonomasia, come Atene con le scienze, El Greco si indigna nuovamente: «perdónale Dios que lo echa a perder»[35].
Concludendo, è interessante notare l’esplicita contraddittorietà di El Greco quando si parla di Michelangelo. Il forestiero tende a commenti talmente critici da sembrare quasi invidioso nei riguardi del suo collega, che anche da defunto comportava una concorrenza quasi insormontabile per lui. Ma, allo stesso tempo, El Greco cede al fascino di Michelangelo quando si parla della sua scultura e architettura, forse perché il suo operato in quelle forme artistiche è così straordinario da far sembrare qualsiasi critica inappropriata.
L’interesse che El Greco provò per l’arte michelangiolesca fu costante, sia in senso negativo sia in positivo. Da quando l’artista cretese mise piede a Roma, Michelangelo Buonarroti divenne una presenza salda nella sua mente. Questo si verificò soprattutto nelle sue opere, che anche dopo lo spostamento in Spagna continuarono a ricordare quelle forme michelangiolesche, tanto belle quanto contestate nel suo pensiero.
Volendo citare Puppi a conferma di ciò, la personalità del Greco
«[…] lo portò a esprimere pareri poco lusinghieri su un artista indiscusso qual era Michelangelo: è curioso notare che, pur avendolo in alcuni casi criticato […] egli abbia poi mostrato evidenti influssi del Buonarroti nelle sue opere»[36].
Mario LIPARI, Catania 5 Aprile 2026
NOTE
[1] MarĂas Franco, El Greco: life and work, p. 100.
[2] MarĂas Franco, El Greco y los usos de la antiguedad clasica, p. 174.
[3] G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, I, Alessandria 2017, pp. 128 – 132.
[4] «se sapessi quello che ha detto, sarebbe in maniera diversa e si vedrebbe la differenza». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 227.
[5] MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 237.
[6] In Vita di Michelangelo Buonarroti. Vasari, Le vite, V, p. 120.
[7] «come fiorentino» fu bravo «nel non far nulla. Non volle Giorgio [Vasari] mettere il tempo in cui morì [1519] per non svelare che il primo posto non è di Leonardo». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 237.
[8] MarĂas Franco, El Greco: life and work, p. 74.
[9] Vasari, Le vite, V, pp. 159 – 160.
[10] «per coloro che intendono non hanno preso licenza nĂ© cosa per simili capricci che intendono fare con l’architettura». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 303.
[11] «a suo giudizio». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 303.
[12] «questo sì che può dire ciò che voglia, e per quello che piĂą si segue di questi sepolcri». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 303.
[13] «qui ha spazio per dire ciò che vuole però rimane insufficiente perchĂ© dice tanto di qualunque cosa che non si può intendere qual è la migliore». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 307.
[14] Vasari, Le vite, 1862, p. 1033.
[15] «tutto il contrario, perchĂ© in quello che ha la grazia Michelangelo è nella figura intera». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 236.
[16] «Giorgio non direbbe che gli abbia valso qualcosa vedere Venezia». MarĂas Franco, Le note di El Greco, pp. 301 – 302.
[17] «non so se questo si può dire a un duca di Ferrara». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 304.
[18] «Non lo avrebbero (realizzato) perchĂ© uno non lo avrebbe finito mai e l’altro non lo avrebbe saputo iniziare, non a caso Michelangelo non sapeva nĂ© fare capelli nĂ© cosa che imitasse le carni e lo stesso per quel che danno i colori a olio che non si può negare che era mancante e impedito in simili delicatezze che ca […] del ritratto, certo è una vergogna quello che scrive». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 264.
[19] «perdonalo Dio perchĂ© non sa quello che dice». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 287.
[20] «e così riuscì anche a (essere uno) dei primi sciocchi che ci siano stati al suo tempo». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 292.
[21] «io dico che [fu] piĂą opportuno l’[inviato del] duca [per] quello che disse della figura che Giorgio nel vantarla, perchĂ© immagino come doveva essere una donna nuda dipinta a tempera». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 304.
[22] «Tutto questo, lo si può vantare quanto si vuole solo che non in(tendeva) d(el) colore, che giĂ hanno aperto gli occhi i gattini benchĂ© ancora questi signori fiorentini sono ciechi e non è meraviglia che i suoi inizi siano stati di carta […] che siano rimasti […] la cecitĂ per quello che gli pare che gli altri non vedono». MarĂas Franco, Le note di El Greco, pp. 304 – 305.
[23] Vasari, Le vite, V, pp. 130 – 131.
[24] «oh sfacciataggine tanto grande!». MarĂas Franco, Le note di El Greco, pp. 306 – 307.
[25] «ben accordato». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 305.
[26] «tutto quello che non era suo». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 305.
[27] «a buon uomo che se fosse nan […] che avrebbe fatto? Questi sono i ritratti fatti a voce e così è chi lo scrive». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 306.
[28] «non se dipingesse meglio, non ha colpa Giorgio di quello che dice». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 306.
[29] «certo che tutto il contrario si potrebbe dire quanto è il darle nome di pittura». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 306.
[30] «parole di un semplice arrogante». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 307.
[31]«ben rispose a simili animali, quantunque se non diceva nulla (non) importava; nelle altre cose che dice, continuando sopra la fabrica, è vero e ha molta ragione e mostra il buon gusto che dicevano che aveva». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 308.
[32] «fin troppo spregevole». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 308.
[33] «non c’è nĂ© ci deve essere, [non] perchĂ© [non] ci sia stato [con] tan[ta quantitĂ ] di ornamenti e invenzioni, [ma] perchĂ© quella degli antichi era cosa semplice in confronto a questa [architettura moderna]». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 311.
[34] «tutto è ben detto». MarĂas Franco, Le note di El Greco, p. 311.
[35] «perdonalo Dio che rovina tutto». MarĂas Franco, Le note di El Greco, pp. 314 – 315.
[36] Puppi, El Greco in Italia, p. 101.
Bibliografia
