di Francesco CARACCIOLO

In questa sede intendo analizzare un dipinto su tavola fiorentino appartenente alla grande stagione del Rinascimento italiano nell’ambito del quale spiccarono alcune tra le figure artistiche più straordinarie di tutti i tempi: Botticelli, Ghirlandaio, Filippino Lippi, Leonardo da Vinci e Piero di Cosimo, solo per citare alcuni tra i principali esponenti della prima stagione della grande rinascita fiorentina, la quale fiorì intorno alla seconda metà del ‘400. Ho voluto restringere di proposito il campo della mia indagine sulla pittura fiorentina in un arco temporale compreso tra la seconda metà del XV sec. e gli inizi del secolo successivo dato che l’opera in esame si colloca in un momento molto preciso, che si riferisce in modo particolare alla bottega di Lorenzo di Credi (1456-1536), pittore, orafo, scultore ed erede di Andrea del Verrocchio (fig. 1).
Si tratta di un bel dipinto raffigurante “la Sacra famiglia con San Giovannino”, che ha riservato allo scrivente non poche sorprese. Ma procediamo per gradi, partendo dalla segnalazione che mi è stata trasmessa da un mio amico, antiquario di Padova, che ha sottoposto alla mia attenzione tale dipinto su tavola di scuola fiorentina della fine del ‘400 (fig.2).

Assieme all’immagine del dipinto mi è stata inviata persino una scheda di expertise[1] in cui emergono i pochi dati a disposizione ma importanti per capire di cosa stiamo parlando: trattasi di un olio su tavola di cm 72,8 x 57,5, appartenente alla scuola di Lorenzo di Credi. La scheda che ho potuto visionare attentamente contiene altresì numerose informazioni sul gravoso intervento di restauro che ha consentito il recupero del dipinto – il cui supporto in abete è formato da due tavole con andamento verticale delle fibre rispetto alla figurazione – già compromesso da ridipinture e restauri maldestri. Infatti, esso ha subito in passato un drastico intervento di restauro con l’assottigliamento del supporto e con una protezione del retro di resina posta per diminuire gli scambi igrometrici con l’esterno. Nella scheda emergono altri dettagli quali, ad esempio, che la preparazione del supporto ligneo è in gesso e colla e lo strato pittorico è ad olio.
Al di là dei dettagli tecnici, non si può fare a meno di evidenziare la forte aderenza allo stile di Lorenzo di Credi con qualche influsso che deriva dagli stilemi adoperati da alcuni dei maggiori artisti fiorentini dell’epoca: Verrocchio, Piero di Cosimo, Filippino Lippi e persino di Leonardo da Vinci. Quindi la contaminazione di vari elementi desunti da più influenze mi fa propendere per una datazione che viene stabilita attorno all’ultimo decennio del Quattrocento e il primo decennio del secolo successivo (sarebbe per lo scrivente molto più plausibile questa datazione più avanzata). Mi sono documentato vieppiù per capire di quale artista si trattasse e ho fatto una piccola scoperta che mi ha consentito di vagliare anche altre proposte. Ma prima di svelarvi la novità, facciamo un passo indietro: il dipinto in questione faceva parte di una collezione veneta di un ricco industriale che è venuto a mancare da poco: quindi, dopo la vendita, è entrato a far parte di un’altra collezione privata. L’opera, tuttavia, ha sofferto moltissimo a causa del cattivo stato di conservazione in cui versava prima dell’intervento di restauro: vi mostro un bel particolare della Madonna col Bambino prima del restauro (fig. 3) in cui viene evidenziato chiaramente il danno presente a livello della pellicola pittorica; la qual cosa è ben visibile persino nella figura di San Giuseppe (fig. 4), molto emaciata, ma in questo caso lacerata dal cattivo stato di conservazione (a cui si è provveduto fortunatamente col restauro conservativo).


Per caso, poi, navigando in internet, mi sono imbattuto in una foto in bianco e nero del dipinto (fig. 5):

si tratta di una fotografia molto datata archiviata nella famosa fototeca della Fondazione Zeri di Bologna.

Il grande storico dell’arte romano (fig. 6), scomparso nel 1998, aveva raggruppato un cospicuo gruppo di opere sotto lo pseudonimo di “Tommaso”. Già Berenson aveva estrapolato dal catalogo degli artisti fiorentini nel 1932 un gruppo di dipinti devozionali riconducibili allo pseudonimo di “Tommaso di Credi”, facendo riferimento in particolar modo allo stile adoperato da un allievo di Lorenzo di Credi, specializzatosi per l’appunto in scene sacre in cui i personaggi conversano serenamente davanti ad un ampio paesaggio; tale “Tommaso” adoperava uno stile analitico e calligrafico simile al suo maestro ma con un risultato di minore qualità rispetto al maestro a causa di una scrittura pittorica caratterizzata da una certa rigidità e dalla dipendenza da modelli più affini al Ghirlandaio e a Piero di Cosimo.
Sebbene la sua identità storica precisa resti in parte enigmatica, il nome convenzionale “Tommaso” è stato coniato per raggruppare un nucleo di opere stilisticamente affini a Lorenzo di Credi. Nel dipinto qui esaminato notiamo la disposizione piramidale delle figure, preannunciando i futuri sviluppi della pittura di Leonardo e di Raffaello. Del resto, confrontando la nostra opera con un’altra “Madonna con il Bambino e San Giovannino”, un tondo battuto all’asta da Christie,s a New York nel 2000 (fig. 7), non possiamo non mettere in evidenza una certa inclinazione del volto della Vergine che riprende i canoni delle figure femminili di Botticelli;

una certa scabrezza, presente sia nelle figure che in alcuni elementi del paesaggio, quali la conformazione rocciosa alle spalle del gruppo principale delle figure sacre, avvicina la nostra opera ad una struggente “Deposizione” (fig. 8) , anch’essa attribuita a “Tommaso”, quest’ultima dai colori molto smaglianti e dal profondo paesaggio dettagliato con riferimenti alla pittura fiamminga:

addirittura la figura di San Giuseppe d’Arimatea appare quasi rinsecchito, così come il San Giuseppe del dipinto in collezione privata veneta (Cfr. fig. 4).

Le cose si complicano ulteriormente nel momento in cui la critica ha identificato il misterioso “Tommaso” nella figura artistica del “Maestro della Conversazione di Santo Spirito”, da taluni associato all’artista Giovanni Cianfanini (1462-1542). Di quest’ultimo maestro vi propongo la visione di un’immagine raffigurante la “Madonna col Bambino e San Giovannino” della Galleria Estense di Modena (fig. 9). In particolare, tra il nostro quadro e la “Madonna” del museo modenese si possono stabilire numerosi confronti stilistici, tutt’altro che marginali: la stessa inclinazione del volto per entrambe le figure della Vergine; ma anche la scabra e rigida scrittura pittorica che accomuna le due figure di Gesù Bambino, preannunciando gli esiti leonardeschi delle figure presenti nelle sue famose madonne col bambino (o seguendone pedissequamente gli schemi del grande maestro di Vinci le cui madonne si attestano a partire dal 1470 circa). Altre due figure di artisti che si possono avvicinare agli stilemi adoperati da “Tommaso” sono in via ipotetica “Tommaso di Stefano Lunetti” e “Agnolo di Domenico di Donnino”. Ma la questione rimane ancora aperta.
Francesco CARACCIOLO Vicenza 8 Febbraio 2026
Bibliografia di riferimento
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Berenson, Italian Pictures of the Renaissance, Oxford, 1932;
B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance. Florentine School, Oxford, 1963;
G. Dalli Regoli, Lorenzo di Credi, Pisa, 1966;
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Dalli Regoli, Lorenzo di Credi e il suo “doppio” (Giovanni di Benedetto Cianfanini?), in Paragone, LVIII, 2007;
