di Patrizio BASSO BONDINI & Veronica MERLO
Betsabea, Cleopatra, Ester, Giaele, Giuditta, Lucrezia e Susanna. Andromeda, Aurora, Danae, Diana, Galatea, Medea, Onfale, Pero e Venere. Agata, Agnese, Caterina, Cecilia, Lucia, Maddalena e Rosalia.
Queste, insieme anche alle figure allegoriche femminili della Retorica, della Mansuetudine e dell’Inclinazione, sono le protagoniste, eroine tragiche e donne ribelli, dei dipinti di Artemisia Gentileschi. Fin dall’inizio della sua attività, tra Roma, Firenze e poi a Napoli, Artemisia si affermò come pittrice di questi soggetti. Proprio a Napoli, rispondendo a una richiesta di mercato sempre più alta, dipinse numerose Giuditte, Lucrezie, Betsabee, Susanne e, come nel nostro caso, Marie Maddalene.
È, infatti, proprio in quella Maddalena di “Scuola di Bernardo Cavallino”, che tra l’altro è stato il miglior allievo e collaboratore di Artemisia a Napoli, proposta in vendita nell’asta Pandolfini il prossimo 8 ottobre 2025, lot.30 (Fig.1), che è possibile riconoscere la mano della nota pittrice. Sicuramente non sarà sfuggito anche ad altri.

Di sicuro non al folto e competente gruppo dei conoscitori di Artemisia e, forse, neanche alla stessa casa d’aste che avrà preferito, per dinamiche di mercato, proporla con un riferimento generico.
Questa Maddalena è stata certamente eseguita da Artemisia nel primo periodo napoletano, tra il 1630 e il 1638. In precedenza l’artista era stata a Venezia, dove aveva ricoperto un ruolo centrale nella vita culturale della città, da cui però fu costretta a partire improvvisamente nel 1630 per sfuggire alla peste che stava devastando l’Italia settentrionale.
A Napoli giunse forse su invito di Fernando Afán de Ribera, III Duca di Alcalá (1583-1637), allora Viceré della città, con il quale aveva stretto legami durante il suo soggiorno a Roma. Artemisia a Napoli, ormai finanziariamente indipendente e con un successo commerciale a pieno titolo, fondò una bottega di successo con la sua unica figlia sopravvissuta, Prudenzia, dove pittori di talento come Bernardo Cavallino, Domenico Gargiulo e Onofrio Palumbo divennero suoi assistenti e collaboratori. La vasta attività della sua bottega ha reso difficile per molto tempo agli storici dell’arte l’identificazione della produzione di questo periodo, ma gli studi più recenti e la scoperta di nuove sue opere hanno permesso finalmente di far luce, in maniera più precisa, sulla sua produzione.
A livello compositivo la Maddalena della Pandolfini ricorda la Santa Cecilia esitata alla Christie’s di New York il 10 giugno 2022, lot.43 (Fig.2) 1:

la posa e il particolare del volto sono sovrapponibili e si riconosce in tutte e due le figure quel tocco scintillante di colore bianco sull’iride dell’occhio che le rendono vive. Entrambe le tele, inoltre, presentano quella trama quadrettata tipica delle opere napoletane del secondo quarto del XVII secolo.

Tale elemento lascia supporre che la pittrice abbia eseguito le due opere negli stessi anni, forse addirittura a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. Un’altra Maddalena (New York, Christie’s, 22 aprile 2021, lot.39; Fig.3), probabilmente eseguita durante il secondo soggiorno napoletano di Artemisia, che va dal 1641 fino alla sua morte, presenta una similare posa e condivide il medesimo atteggiamento emotivo; la santa è, infatti, colta nel momento della preghiera, con le mani ugualmente posate sul teschio.
A sua volta, questa Maddalena sembra ripetere la stessa posa di quella rappresentata nel dipinto esitato a Roma alla Semenzato il 17 marzo 1992, lot.199, come Andrea Vaccaro (Fig.4)2, che si propone in questa sede di riferire, invece, ad Artemisia con l’aiuto di Onofrio Palumbo. La medesima collaborazione è stata, infatti, già indicata per tela conservata al Butterfly Institute Fine Art di Lugano (Fig.5).


A queste due versioni se ne può aggiungere una terza, esitata alla Blindarte di Napoli il 22 maggio 2019 (Fig.6) come anonimo del XVII secolo, ma da restituire con molta probabilità sempre ai due artisti in questione.

Patrizio BASSO BONDINI & Veronica MERLO
NOTE
