Due voci per una mostra: “Agatha è già in città!”. Una mostra fotografica di Renato Zacchia

di Mario LIPARI & Gaetano BONGIOVANNI

Caro Bongiovanni,

ho recentemente approfondito il progetto di una mostra che ritengo assolutamente imperdibile e che credo possa affascinarti quanto ha colpito me.

Si tratta di “AGATHA e i suoi volti“, l’ultima fatica fotografica di Renato Zacchia. Conoscendo la tua sensibilità per l’arte che sa coniugare tecnica e profonda umanità, non posso che consigliarti vivamente di visionarla nella splendida cornice della tardo barocca chiesa di San Francesco Borgia.

Zacchia, dopo una carriera internazionale stellare che lo ha visto ritrarre icone come Nureyev e collaborare con brand del calibro di Ferrari e Maserati, è tornato nella sua terra d’origine con una maturità espressiva rara. In questa esposizione, composta da una quarantina di opere in un bianco e nero drammatico e potente, l’autore non si limita a documentare la festa di Sant’Agata, ma compie una vera “ricerca del sublime”.

Ti suggerisco di non perderla non solo per l’intensità umana, dove l’obiettivo di Zacchia si sposta dalle celebrità ai volti dei fedeli, catturando una “febbre d’amore” che traspare dai lineamenti e dai gesti, rendendo tangibile il legame millenario tra Catania e la sua Santa, ma anche per la tecnica narrativa che adopera. È interessante come l’autore utilizzi effetti di trompe-l’oeil e giustapposizioni concettuali per mostrare come la devozione per Agata non resti chiusa negli edifici religiosi, ma diventi parte integrante dell’architettura barocca e del tessuto urbano.

da Sant’Agata, di Carlo Dolci

È una mostra che definirei “autoriale”, dove Zacchia dimostra, ancora una volta, che non è mai un semplice spettatore, ma un narratore che riesce a trasformare il rito in arte pura. Sono certo che la forza emotiva di questi scatti e il loro rigore estetico sapranno offrirti spunti di riflessione notevoli.

Mario Lipari

Caro Lipari,

in effetti la mostra mi è sembrata stupefacente, per più motivi. Il primo riguarda l’intensità del sacro trasposto nella dimensione quotidiana, con una partecipazione straordinaria all’evento, che si percepisce dai volti ma anche dai luoghi della città che vengono vissuti in particolar modo nei giorni salienti della festa, il 4 e il 5 febbraio; dove i percorsi processionali ripropongono due settori della città a noi tutti cari.

Dal Ciclo delle Storie di Sant’Agata, di Giulio Campi

Gli itinerari del 4 ricalcano le mura esterne della città etnea, al di fuori, quindi, del centro propriamente storico, mentre il percorso apparentemente più semplice di giorno 5 segna i luoghi sacri per eccellenza.

Una sorta di nodi liturgici della vita della Santa, toccando la Cattedrale, il Palazzo Senatorio, Piazza dell’Università, Piazza Stesicoro con le potenti vestigia dell’anfiteatro romano, detto Colosseo nero, fino al Borgo con una chiesa dedicata alla Santa in cui compaiono non solo il ciclo ad affresco del romano Corradini, ma anche il famoso quadro di Gaspare Serenario, palermitano attivo intorno alla metà del 700 a Catania, cognato di Giovan Battista Vaccarini, regista e responsabile della trasformazione barocca della città etnea dopo il terremoto del 1693, e autore del suo capolavoro pittorico raffigurante Sant’Agata appare a Santa Lucia e alla madre presso il sepolcro della stessa.

Tema iconografico che si ritrova in affresco nella volta della sagrestia della chiesa gesuitica di San Francesco Borgia, scrigno che attualmente accoglie questa mostra fotografica. Edificio ecclesiastico, per altro, attiguo alla chiesa del monastero di clausura di San Benedetto, da cui si affacciano le monache che onorano la Santa con canti e fiori.

Si individuano, inoltre, delle memorie storico artistiche in alcune foto di Zacchia, come quella che raffigura un giovane portatore compositivamente inquadrato di profilo, che riflette le soluzioni di alcuni ritratti d’uomo di Antonello da Messina.

Altre suggestioni, o comunque riprese parziali, riguardano immagini pittoriche desunte dall’arte italiana, soprattutto del 500 e del 600, come, ad esempio, l’arresto di Sant’Agata da parte dei manigoldi ripreso dal ciclo del cremonese Giulio Campi. Oppure un’immagine canonica dell’ iconografia della Santa che regge un piattino con i seni recisi tratto da un dipinto del fiorentino Carlo Dolci. Tutte opere che lasciano arguire come il culto della Santa sia ampiamente diffuso anche in territori lontani da quello siciliano.

Mario LIPARI & Gaetano BONGIOVANNI  Catania 25 Gennaio 2026