Donazioni e decori della famiglia Provana nel Santuario della Madonna dei Laghi di Avigliana.

di Natale MAFFIOLI

Sulla pendice, leggermente scoscesa, del Lago, detto Grande, che lambisce la città di Avigliana  è situato un santuario, con annessi edifici usati da una comunità religiosa, intitolato alla Madonna dei Laghi (il titolo è motivato dalla  posizione dell’edificio sacro); il convento, perché si tratta di un edificio gestito per secoli dai frati cappuccini, è stato edificato nella prima metà del Seicento su disegni dell’architetto luganese Nicola Ramelli, grazie all’intervento economico dei Savoia, (bisogna ricordare che il cardinale Maurizio di Savoia si era fatto costruire, sempre dall’architetto Ramelli, un  palazzo nel vicino paese di Giaveno).

Il santuario per secoli è stato al centro degli interventi economici non solo della dinastia sabauda, ma anche della nobiltà locale soprattutto della famiglia dei Provana con donativi interessanti e preziosi; uno dei suoi membri, Ludovico, l’aveva eletto come luogo della sua sepoltura; la lastra tombale copre il deposito terragno al centro della cappella, attualmente dedicata a san Felice da Cantalice, ma un tempo a san Maurizio, (scavi recenti, per mettere in opera il riscaldamento a pavimento, hanno trovato nel deposito un po’ di terra con qualche rimasuglio di ossa).

Il Tabernacolo

L’oggetto più interessante, che tutt’ora si conserva nel santuario, è un tabernacolo (Fig. 01) collocato al centro della mensa dell’altare maggiore: è opera di rara bellezza, e fu donato da Ludovico di Provana nel 1666, con atto testamentario di quell’anno, (il marchese morì appunto nel 1666 all’età di settant’anni), il dono ebbe esecuzione grazie ad un rescritto del duca sabaudo Carlo Emanuele.

fig. 01 tabernacolo Provana.

Il manufatto è in legno interamente rivestito di tartaruga, con cornici in ebano, capitelli e decorazioni in ottone dorato. La sua forma, che si rifà a modelli presenti nelle chiese dei frati cappuccini (Fig. 02), rimanda in tutto a quella di un tempietto a pianta centrale a due ordini con colonnine tuscaniche (Fig. 09) nel registro inferiore e ioniche (Fig. 10) nel superiore.

fig. 02 parte mmitale del tavernacolo. Provana.

                            fig. 09 capitelli tuscanici dell’altare Provana ; fig. 10 capitelli ionici del tabernacolo Provana.

Colonnine binate affiancano la porticina centrale della custodia (Fig. 03)

fig. 03 portina della custodia del tabernacolo Provana.

e una placchetta di bronzo dorato raffigurante un cherubino alato è collocata nella volta dell’arco (Fig. 04) e le splendide nicchie che ornano i fianchi (Fig. 08).

fig. 04 elemento decorativo della custodia del tabernacolo Provana
fig. 08 cilinnina angolare del tabernacolo Provana.

I particolari della decorazione: i parapetti con balaustri in ottone dorato e i plinti sormontati da piccoli vasi (fig. 05),

Fig. 05 soluzione angolare inferiore del tabernacolo Provana.

le specchiature con le teste alate di cherubini (Figg. 07-11-12) e la trabeazione divisa da triglifi di metallo dorato, ravvivano, con lo splendore dell’oro, il fondo scuro della tartaruga.

fig. 07 soluzione angolare inferiore ampia del tabernacolo Provana.

              fig. 11 testina angelica in bronzo dorato dell’altare provana ; fig. 12 aplique in bronzo dorato dell’altare Provana.

Il tabernacolo è coperto da una cupola (Fig. 03) a pianta ottagonale sormontata da una croce.

fig. 03 portina della custodia del tabernacolo Provana.

Il piccolo vano, dove si esponeva l’eucaristia, un tempo era occupato da un crocifisso in bronzo dorato opera dello scultore in bronzo Simone Boucheron; nelle quattro nicchie (Fig. 06) erano collocate delle piccole sculture (una era dedicata a San Luigi di Francia, Santo protettore del donatore), sempre in bronzo dorato, lavori dello stesso Boucheron.

fig. 06 dove era collocata una delle statuette trafugate.

Questi decori furono aggiunti nel 1670, commissionati dalla marchesa Elena Lomellini, vedova del donatore, ma furono trafugati agli inizi del Novecento. Il tempietto è, con tutta probabilità, opera romana eseguita nella prima metà del Settecento. Nei Musei Capitolini (Palazzo dei Conservatori) è custodito uno “Stipo” a forma di facciata di un edificio, in legno ebanizzato e tartaruga” prodotto a Roma negli anni 1640-1650 e proveniente dalla raccolta Cini, vicino per stile e tecnica di esecuzione al tabernacolo del santuario. Un altro prodotto analogo si trova nella raccolta Pamphilj Doria di Roma. Il marchese Ludovico Provana fu insigne benefattore del santuario e Carlo Emanuele I di Savoia concesse, alla sua morte, con lettera datata 16 settembre 1666, che il suo corpo potesse avere sepoltura terragna nella cappella, allora dedicata a San Maurizio ed ora a San Felice da Cantalice.

IL CENOTAFIO DI LUDOVICO PROVANA

Il duca concesse che lil suo monumento funerario, con il ritratto, fosse collocato sulla parete sovrastante la tomba in alto a sinistra (guardando l’altare). Il monumento sepolcrale di Ludovico Provana (Fig. 13) è un raffinato capolavoro della scultura secentesca;

fig. 13 cenotafio del marchese Ludovico Provana.

il suo impianto, di ispirazione romana, è splendido, l’elemento preponderante, è l’immagine a mezzo busto del marchese (Fig. 14) realizzata in marmo bianco di Foresto, che occupa la nicchia centrale, tutta rivestita in nero di Frabosa, e affiancata da due colonnine in marmo rosso di Francia (Fig. 18) sormontate da due elaborati capitelli ionici in bianco di Foresto (dello stesso marmo rosso sono i due triangoli di risulta della nicchia);

fig. 14 nicchia con la staua di Ludovico Provana.
fig. 18 colonnina in rosso di Farncia del monumento Provana.

il viso (Fig. 15) di grande nobiltà è di un realismo formidabile, ha uno sguardo penetrante (Fig. 16), l’occhio fisso sull’astante (la pupilla è stata realizzata con grande perizia);

fig. 15 ritratto di Ludovico Provana.
fig. 16 particolare del volto di Ludovico Provana.

porta il pizzo e i baffi cosiddetti a manubrio e ha una capigliatura che probabilmente non è naturale, ma dalla quantità di boccoli si potrebbe dire che si tratta di una parrucca. Il personaggio è rivestito con parte dell’armatura da battaglia: le spalline chiodate, la coprono fino all’ampio colletto a due falde abbottonato.

La parte alta del monumento è costituita da un timpano spezzato (Fig. 19) tutto di marmo nero di Frabosa, le cornici sono realizzate con grande finezza di lavorazione, al centro dei due elementi del timpano è collocato lo stemma inquadrato della famiglia Provana (Fig. 20).

fig. 19 Timpano spezzato cojn lo stemma dei Provana.
fig. 20 Stemma della famiglia Provana.

Appollaiati sulle due estremità, sul freddo marmo nero, sono collocati due teneri putti (Figg. 21-22) si appoggiano meditabondi a due teschi, le mani stringono questi risultati di morte a volere indicare un chiaro “memento mori”. Il registro inferiore del monumento è occupato da una lastra marmorea (Fig. 17) dove sono descritte le virtù e le benemerenze del marchese.

fig. 17 lapide commemorativa del Marchese Provana.

Questo monumento è realizzato con bei marmi che si cavano sul territorio e di importazione tra i quali figurano il bianco di Foresto, il nero di Frabosa e il rosso di Francia. Nella nicchia è collocato il busto-ritratto del marchese che è da annoverare fra i migliori esempi della ritrattistica barocca regionale per l’intensa vitalità che lo anima e che è palesemente ispirata ad esempi berniniani. L’impianto della sepoltura, nel suo complesso, è di grande eleganza: deve essere attribuita a maestranze d’origine luganese, presumibilmente all’ambito della bottega dei Carlone, attive nell’ambito della corte sabauda. Il monumento sepolcrale, nel suo complesso, è attribuibile a Giuseppe Maria e Giovanni Domenico Carlone, come si deduce dal confronto con l’analogo monumento per Tommaso Carlone (padre dei due scultori) realizzato nel 1667 per la chiesa si San Francesco da Paola a Torino.

Natale MAFFIOLI  Torino  20 Luglio 2025