di Gaetano BONGIOVANNI
“Dalla Sicilia alla Puglia”, scritti in memoria di Vittorio Savona a cura di Clara Gelao
Nell’aprile del 2026 è stato pubblicato a Roma il bel volume miscellaneo dedicato allo storico dell’arte Vittorio Savona (Palermo, 1945 – Rutilliano, 2024), coordinato con lungimiranza da Clara Gelao.

Il volume raccoglie tutta una serie di contributi dislocati lungo i percorsi di lavoro frequentati dal Savona, ovvero la Sicilia, la Calabria, la Basilicata e infine la Puglia. Quindi, quasi tutto il libro ricalca i luoghi culturali dallo studioso, e soprattutto attraverso l’attività svolta presso gli istituti sovrintendizi presenti nel Meridione d’Italia. Tra questi abbiamo selezionato alcuni contributi che denotano gli argomenti più frequentati dalla storiografia recente, tra loro quello di Maria Katja Guida intitolato “Una variante rara di Glycophilousa in trono. Gli affreschi dell’ipogeo di San Pietro a Corte a Salerno e le connessioni con la Sicilia”, contributo che riguarda il ciclo di affreschi piuttosto ben conservati dell’Ipogeo di San Pietro a Corte a Salerno, nei suoi rapporti e connessioni con la Sicilia normanna e del primo segmento svevo. Questo ciclo può datarsi tra il terzo/quarto del XII secolo e comunque entro il 1180, e rivela la vitalità del pittore meridionale del Medioevo soprattutto nelle immagini con la Vergine con bambino in trono (figg. 1 -2) e nella testa di San Giacomo (fig. 3).


Nel contributo redatto da Maria Pia Demma, “Ricordarsi di Orietta”, che consente di evidenziare le correlazioni di committenza e di interessi tra una nobildonna di origine genovese e Palermo; nel dipinto, una pala d’altare, pubblicata in questo contesto e raffigurante la Madonna della Cintura con i santi agostiniani e San Gregorio della chiesa di San Gregorio Papa a Palermo, nel quartiere del Capo, ascrivibile poco dopo la seconda metà del XVII secolo sono celebrati e i culti dell’ordine Agostiniano sia maschile che femminile in quel giro di anni (fig. 4).

Anche il saggio di Vincenzo Abbate sulla “Madonna di Savona a Palermo: due sculture ritrovate” riprende i rapporti tra Palermo e l’ambiente genovese, come testimoniato dalle due opere scultoree, una di artefice ligure (fig. 5) e l’altra di Francesco Biggi (fig. 6),


anch’esso ligure, su disegno di Domenico Parodi. Le due opere custodite a Palermo presso la chiesa di San Nicolò da Tolentino (sagrato) e presso l’Istituto dei cechi Ignazio Florio e sorelle Salamone, costituiscono due esempi assai significativi del rapporto tra l’ambiente genovese e la committenza palermitana.
Anche il saggio di Gioacchino Barbera, “Ancora sulla pittura del Settecento in Sicilia: quadri inediti e poco noti di Guglielmo Borremans, Salvatore Monosilio, Giuseppe Nazarese e Giuseppe Paladino”, pone i riflettori su alcune opere inedite o poco note, e tra questi non può non ricordarsi la Visione di San Giovanni di San Facondo della chiesa di Sant’Agostino (fig. 7) a Palermo, attribuita in questo contesto al fiammingo Guglielmo Borremans; opera connotata dalla straordinaria vitalità delle figure e soprattutto dalla forma dell’altare dipinto trasversalmente.


Al trapanese Domenico La Bruna, pittore del Settecento lungamente attivo anche a Palermo del quale chi scrive ha pubblicato molti contributi, in questo volume Francesco Brugnò gli attribuisce l’affresco con la Vergine che presenta il Bambino all’eterno padre della biblioteca comunale palermitana (fig. 8), un’opera questa complicata dal punto di vista iconografico ma che appare risentire delle coeve decorazioni di tante volte e soffitti di edifici profani e religiosi di Antonino Grano, Filippo Tancredi e del fiammingo Guglielmo Borremans.
Ad Elvira D’Amico nel suo “Tra religiosità popolare e arte colta, i telerei quaresimali siciliani“ si ricorda quello dedicato alla Deposizione della Croce (fig. 9), di Raffaele Visalli, della prima metà del XVIII secolo, conservato nella chiesa palermitana di Sant’Agostino, tela quaresimale che nei suoi aspetti esecutivi riporta notazioni maggiormente afferenti alla grafica.

Nel passare alle opere pugliesi non può non citarsi l’attribuzione di “Una deposizione della bottega di Antonio Stabile a Maruggio (Taranto)” proposta da Nicola Cleopazzo (fig. 10), che ricalca in parte la Deposizione di Cristo del 1569 della chiesa madre di Tarantola.

Mentre rimanendo sempre nel contesto pugliese, che ricalca le esperienze del Seicento e primo Settecento di Gaetano Patalano, Nicola Fumo e Giacomo Colombo.

Più noti dal punto di vista storiografico, rispetto al nostro San Lorenzo (fig. 11) attribuito a Carmine Lanticeni della chiesa eponima di Barbarano del Capo, scultura policroma realizzata ancora nel solco della cultura napoletana (saggio di Raffaele Casciaro).
Gaetano BONGIOVANNI Palermo 28 Giugno 2026

