di Giulio de MARTINO
Personale di Mauro Fermariello (Napoli, 1958) all’«Institut français di Napoli». Il fotografo napoletano ha proposto – con un linguaggio grafico e pittorico apparentemente semplice e lineare – 30 deliziosi quadretti che raffigurano scorci di Parigi: cartoncini 20 x 30, disegnati a china e dipinti ad acquerello.
Dopo aver inquadrato e ritratto con la fotocamera Sony – passeggiando per la capitale francese, in differenti stagioni – strade e case, ponti e tetti, ha selezionato le immagini migliori e le ha ridisegnate in studio tornando sui luoghi mitici dell’arte del primo Novecento.
L’ha fatto con la pulizia di tratto tipica dei fondali di una «Graphic Novel»: al modo della «ligne claire» di Hergé (Etterbeek, 22 maggio 1907 – Woluwe-Saint-Lambert, 3 marzo 1983) o di Vittorio Giardino (Bologna, 24 dicembre 1946).

Dagli anni della Belle Époque, fino ai decenni centrali del Novecento, Parigi fu la Capitale delle arti visive. Dai dipinti e disegni di Pietro Scoppetta (Amalfi, 15 febbraio 1863 – Napoli, 10 febbraio 1920) e di Maurice Utrillo (Parigi, 26 dicembre 1883 – Dax, 5 novembre 1955), fino a quelli di Filippo de Pisis (Ferrara, 11 maggio 1896 – Milano, 2 aprile 1956) e di Orfeo Tamburi (Jesi, 28 maggio 1910 – Ermont, 15 giugno 1994), i tetti e le strade di Parigi divennero – per tutto il mondo – il simbolo della ‘vita di Boheme’ e della ‘Joie de vivre’, dell’avventura esistenziale e dell’anarchica visionarietà artistica.

Mauro Fermariello – noto e apprezzato fotoreporter – ha pubblicato foto su riviste scientifiche internazionali (New Scientist, Lancet, Focus, Le Scienze, Quark, Jack, Newton). Ha collaborato con testate ad ampia diffusione come: Time, The Guardian, Der Spiegel, Corriere della Sera, Venerdì di Repubblica, Donna Moderna. Ha realizzato reportage in Bosnia, Iraq, Cambogia e Uganda.
Nella mostra napoletana, completamente disegnata, il suo sguardo fotografico resta evidente: nel taglio dell’inquadratura, nella selezione degli scorci, nelle geometrie cromatiche. L’animo del fotoreporter è soltanto celato dall’apparenza delle immagini disegnate.

Sul pannello illustrativo della mostra Mauro Fermariello ha annotato:
«Un particolare intreccio di sottotetti, abbaini e grondaie mi aveva affascinato, ed ho così passato un’ora a riportarlo sul mio quaderno. Da lì, nei giorni successivi ho cominciato a portare con me la mia Sony e a riprendere tutto quello che mi sarebbe piaciuto disegnare».
E dopo:
«Sono più di quarant’anni che lavoro con le immagini – fotografie, video o disegni – ma non mi sono mai considerato un artista. Piuttosto mi sento un narratore, uno a cui piace raccontare delle storie, curioso delle vite degli altri e felice quando trovo un pubblico disposto ad ascoltarmi. Da ciò nasce il titolo di questa mostra dedicata alle strade e ai palazzi di Parigi, “Histoires”».
Un fotoreporter, però, non è un romanziere. Le personalità da lui ritratte non sono «personaggi», ma fotogrammi di realtà. La sua «narrazione» è cronistica e dinamica, drammatica e sgargiante. Resta «muta»: tutta interna alla visualità. Parlano le immagini.

Nella mostra, il fotoreporter, dal curioso «occhio meccanico» si sposta alla mano nervosa del disegnatore. Sembra quasi che la fotografia debba sparire per far posto alla grafica dei paesaggi urbani. Che si possa fare un balzo indietro? tornare ai tempi che precedettero Joseph Nicéphore Niépce e Louis Daguerre ?
In realtà, la fotografia è «racconto» soltanto in un senso molto lato. Anche il disegno evoca un’idea di descrizione e un codice che sono differenti da quelli del «racconto» letterariamente inteso. Accadeva così con le fotografie di Émile Zola (Parigi, 2 aprile 1840 – 29 settembre 1902) che erano soltanto l’appunto che precedeva le pagine del «racconto» vero e proprio.
Che si possa davvero mettere tra parentesi il cammino percorso dalla prima fotografia del 1826 (“Veduta dalla finestra a Le Gras“)? Non è così: con Mauro Fermariello il fotografo torna ad emergere nel lavoro del «disegnatore». E la figura diventa un ponte suggestivo e concettuale fra la mente di chi disegna e colora e la mente chi sta a guardare.

Scrive Fermariello:
«Mi chiedo sempre chi uscirà mai a fumare su quel terrazzino, o chi innaffierà quei gerani. Ma, per poter evocare gli abitanti della città, ho sentito il bisogno di eliminarli dalle immagini».
Ecco il punto: nella «città vuota» la cancellazione delle persone dalle immagini disegnate porta inevitabilmente alla cancellazione della sintassi del racconto. Questo, infatti, vive solo di «personaggi» fatti di parole e di sfondi sempre funzionali alla trama.
Per il fotografo, invece, le figure umane ritratte all’interno di un reportage non sono «personaggi». Sono «persone» e «storie»: volti, corpi, chiari e scuri. E se il disegnatore è un fotografo? Allora il racconto per immagini diventa nebuloso e allusivo come il rammemorare del sogno e del ricordo. È il racconto del «fantasma».
Ha scritto giustamente Fermariello:
«Qualche figura, anche solo abbozzata, che cammina per strada o affacciata ad un balcone, avrebbe reso tutto più reale, fotografico, legato al momento dello scatto, mentre per me una storia raccontata deve assomigliare al ricordo di un sogno».
Lo scenario che il fotografo – tornato disegnatore – ha fissato sulla carta resta a disposizione di colui che voglia aggiungervi il suo sguardo. Le persone cancellate si sono trasferite nello sguardo di chi guarda le immagini. Nel secolo XXI, Parigi – la Ville Lumière – è diventata la città di tutti.
Giulio de MARTINO Napoli, 18 Gennaio 2026
“HISTOIRES”
Mostra di Mauro Fermariello
Institut français Napoli – sala noir&blanc
15 gennaio – 12 febbraio 2026
Ingresso libero negli orari di apertura dell’Istituto:
lunedì – venerdì dalle 9.00 alle 20.00
sabato dalle 9.00 alle 13.00
Per info:
Institut français Napoli. Via Francesco Crispi 86 – Napoli, tel. 081.761.62.62

