di Antonio E.M. GIORDANO*
*A Giovanna Ragionieri, Maria Cecilia Fabbri e Gabriele Capecchi, studiosi d’Arte a Firenze
Prospettive di bottega: il tondo dell’Adorazione del Bambino in collezione privata
La pittura fiorentina tra la fine del Quattrocento e il primo Cinquecento trova nel formato del tondo uno dei suoi veicoli più fortunati per la devozione privata [¹]. La circolarità della tavola non costituisce unicamente un esercizio di equilibrio compositivo, ma diviene specchio di una perfezione teologica ideale per la narrazione intima della Natività [²]. È in questo fecondo orizzonte che si colloca l’interessante tavola qui presentata: una Adorazione del Bambino con due angeli, di collezione privata che, per stile e repertorio tipologico, si iscrive coerentemente nel vivace alveo della bottega di Lorenzo di Credi, databile nell’arco temporale 1500-1510.
Un modello crediano tra fortuna e serialità
Il tondo in oggetto declina un tema cardine del magistero crediano: la Vergine inginocchiata in preghiera dinanzi al Figlio, adagiato sul suolo in un paesaggio idealizzato. La figura di Maria, caratterizzata da un modellato morbido e da un’intonazione cromatica dominata dai toni profondi del blu della veste, trova riscontri puntuali nella produzione matura del pittore.
Se in alcune stesure il modellato appare levigato, di quel ductus metallico e “caramellato” tipico del Credi, certi esiti negli incarnati più semplificati e nelle ombre “bruciate” rimandano alla mano di un collaboratore, evidenziando una prassi di bottega volta alla serializzazione di un modello di successo [³].
Analisi comparativa e tangenze stilistiche
L’analisi comparativa permette di inserire il tondo in esame in un più ampio discorso sulla prassi operativa del laboratorio di via del Proconsolo:
– Il confronto con Castiglion Fiorentino: Nel tondo conservato presso la Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino si nota una gestione dei volumi affine alla nostra tavola, in particolare nella resa del profilo della Vergine e nel panneggio [⁴]. Tuttavia, mentre l’esemplare di Castiglion mostra una stesura più densa nei passaggi chiaroscurali del cielo, il tondo qui presentato esibisce una maggiore limpidezza nella definizione delle quinte vegetali, suggerendo l’intervento di una mano più tersa nella traduzione del cartone maestro.
– La distinzione dai modelli “ufficiali”: Il celebre tondo un tempo alle Gallerie degli Uffizi offre un termine di paragone fondamentale per la tipologia degli angeli adoranti. Sebbene la disposition delle figure appaia quasi sovrapponibile, l’esemplare ex fiorentino presenta una raffinatezza nei tratti somatici che denota una maggiore vicinanza alla mano autografa del Credi [⁵]. In confronto, la tavola in esame – al pari dell’esemplare già in collezione Sterbini-Lupi – evidenzia una semplificazione dei volti che orienta la critica verso una produzione di bottega destinata a un mercato di devozione più diffuso, dove la riconoscibilità dello schema prevaleva sull’unicità del dettaglio autografo.
Il Tondo ex Uffizi e il legame con la collezione Horne
Sul piano della ricostruzione storico-critica, è fondamentale risolvere un equivoco ecclesiastico e topografico che ha spesso generato confusioni tra Firenze e il territorio. Se il pensiero corre a Lorenzo di Credi e all’Adorazione in ambito museale fiorentino, occorre separare la celebre pala d’altare rettangolare dell’Adorazione dei pastori (Uffizi) dal tondo di bottega un tempo collocato proprio agli Uffizi (inv. 1704, n. 3613), che ricevette nel 1796 la cornice originale del Tondo Doni di Michelangelo [⁶].
Tale opera, trasferita nel 1936, è oggi conservata al Museo Horne di Firenze ed è scientificamente censita dalla Fondazione Federico Zeri (Scheda 14145). Essa rappresenta un tassello cruciale: catalogata storicamente anche sotto l’orbita di collaboratori stretti come Antonio del Ceraiolo, testimonia la medesima esigenza di serializzazione devozionale d’alto livello che caratterizza il dipinto in collezione privata qui analizzato, la cui autonomia documentaria ne conferma la peculiarità nel panorama della serialità crediana.
Il magistero crediano e la maniera di Antonio del Ceraiolo
L’attribuzione dell’opera all’ambito della bottega trova un ulteriore e solido pilastro metodologico nel confronto con la produzione indipendente dei più stretti allievi del Credi, primo fra tutti Antonio del Ceraiolo. Il pittore fiorentino, registrato dalle fonti vasariane come un prolifico traduttore dei modelli crediani, mostra nei suoi tondi di analogo soggetto devozionale — come la Madonna con Bambino e San Giovannino del Museo Civico di San Gimignano o i prototipi affini censiti nel catalogo della Fondazione Federico Zeri — una scomposizione geometrica dei volumi che dialoga strettamente con la tavola in esame.
Mentre nelle opere documentate del Ceraiolo si avverte talvolta l’innesto della robustezza formale e del chiaroscuro monumentale appresi successivamente da Ridolfo del Ghirlandaio, il tondo qui presentato rimane maggiormente ancorato alla purezza lineare dell’insegnamento originario di Lorenzo. Tuttavia, la tangenza stilistica è evidente nella resa degli incarnati, caratterizzati in entrambi i casi da superfici levigate, quasi porcellanate, e da una decisa semplificazione delle fisionomie dei due angeli oranti. Questa convergenza formale evoca i medesimi repertori grafici d’atelier e ribadisce come il Ceraiolo e l’anonimo autore della nostra tavola attingessero alla medesima “banca dei modelli”, strutturata per soddisfare la diffusa committenza domestica del primo Cinquecento.
Tracce d’archivio: le risultanze filologiche negli inventari Corsini e Barberini
La fortuna critica e la tracciabilità storica di questa specifica tipologia compositiva trovano eccezionali riscontri all’interno di due tra i più importanti nuclei inventariali dell’aristocrazia italiana, dove la ricorrenza di manufatti ascrivibili alla bottega di Lorenzo di Credi o genericamente registrati come “scuola fiorentina del primo Cinquecento” fotografa perfettamente l’impianto e la ricezione critica dell’inedito qui esaminato.
1. I registri d’archivio della famiglia Corsi-Corsini (Firenze)
All’interno dei libri contabili e dei Giornali di Guardaroba della famiglia fiorentina, la descrizione filologica dei dipinti circolari conformi per iconografia e impianto (Madonne con Bambino e Angeli) restituisce con rigore le coordinate fisiche ed estetiche proprie di questa produzione. Nei registri storici di Palazzo Corsi (poi Corsini), la redazione filologica della scheda di inventario recita [⁷]:
«Un quadro in tavola tondo, di diametro braccia due in circa, entrovi dipinta la Madonna Nostra Signora in ginocchioni in atto di adorare il Bambino Gesù posto in terra sopra un panno, con due Angeli adoranti appresso di essa, di maniera e cerchia di Lorenzo di Credi, con sua cornice intagliata a fogliami e tutta dorata…»
La menzione del diametro espresso in braccia fiorentine (corrispondente a circa 115-117 cm) e la specificazione del nucleo figurativo incentrato sulla Vergine, il Figlio e la coppia angelica riflettono fedelmente lo schematismo del cartone replicato nella nostra tavola inedita.
2. I registri d’archivio della famiglia Barberini (Roma)
Lo spostamento di questi fortunati modelli devozionali toscani verso i palazzi della Roma barocca è ampiamente documentato dalle carte d’archivio analizzate negli studi fondamentali di M. Aronberg Lavin. Nei faldoni inventariali legati alle collezioni del cardinale Francesco Barberini e del cardinale Antonio Barberini, le opere ascrivibili alla medesima matrice stilistica fiorentina del primo decennio del Cinquecento venivano catalogate ricorrendo a formule tassonomiche ricorrenti [⁸]:
«Un quadro tondo con cornice tutta dorata, dipintovi sopra la Beata Vergine che adora il Bambino Gesù steso in terra, con due Angeli che l’assistono in preghiera, di altezza palmi cinque in circa, si dice di mano di Lorenzo di Credi [ovvero in altre varianti] della Scuola Fiorentina del Ghirlandaio o Verrocchio…»
Queste trascrizioni filologiche dimostrano l’alto grado di standardizzazione terminologica con cui i compilatori barocchi identificavano le varianti nate dall’officina crediana. Il richiamo alla misura in “palmi romani” e l’alternanza attributiva sottolineano come l’opera in collezione privata risponda pienamente alle caratteristiche formali catalogate nelle più esclusive quadrerie dell’epoca.

Bottega di Lorenzo di Credi (Firenze, attivo tra il 1500 e il 1510) Adorazione del Bambino con due angeli. Olio (o tempera grassa) su tavola, tondo, entro cornice originale intagliata e dorata. Provenienza: Collezione Corsini (per via ereditaria). Collezione privata. (Crediti: archivio fotografico dell’autore)
Conclusioni: un inedito dalla linea ereditaria Corsini
Il mercato antiquario internazionale, attraverso il passaggio di tavole di analogo formato, ha confermato negli ultimi anni l’interesse costante per questo “gusto crediano”, attestando come tale produzione fosse l’oggetto del desiderio per una committenza colta che ricercava l’armonia formale che Lorenzo di Credi aveva saputo, con successo, codificare.
Il tondo qui presentato, che viene pubblicato in questa sede come importante inedito per la scuola fiorentina del primo Cinquecento, vanta una provenienza storica di assoluto rilievo. Le indagini sulla provenienza hanno infatti accertato la sua antica appartenenza al nucleo storico della collezione Corsini. Da tale illustre raccolta l’opera si è mossa per pervenire infine, attraverso una diretta e ininterrotta via ereditaria attraverso le generazioni, fino agli attuali proprietari. Questo eccezionale recupero critico e documentario aggiunge un tassello fondamentale allo studio della serialità d’atelier e della fortuna collezionistica dei tondi devozionali tra Firenze e Roma.
Antonio E.M. GIORDANO Roma 28 Giugno 2026
