Creatività e solidarietà contro ogni razzismo. Arte panafricana intercontinentale al Barbican di Londra (fino al 6 Settembre)

di Adolfo SANSOLINI

Quando il tema di una mostra sono i diritti umani o altre questioni di attualità, può capitare di imbattersi in opere che manifestano una forte spinta etica ma non sono necessariamente di alto pregio artistico. Nel caso di mostre collettive, il rischio aumenta esponenzialmente.

Questo pericolo è stato evitato dal Barbican di Londra, dove fino al 6 settembre sarà presente un’ampia esposizione su arte e cultura panafricane, multiforme e di grande interesse.

Project a Black Planet (Progetta un Pianeta Nero) raccoglie i lavori di artisti con radici, talvolta remote, nel continente africano. In questa rassegna formano un mosaico di idee, denunce ed emozioni degno di nota. La testimonianza civile è tradotta abilmente in una valida esperienza artistica anche quando ci si trova davanti a manifesti o fanzine autoprodotti.

Project a Black Planet – Piano terra

La panoramica del Barbican comprende quadri, sculture, ceramiche,  istallazioni, filmati, lettere, documenti, poster, riviste e libri. Il tutto è diviso in stanze tematiche che trasformano storie personali e collettive in un percorso in cui concetti e opere d’arte si combinano in una dimensione multiforme che ben rappresenta la diversità insita nell’idea stessa di panafricanità.

Nelle intenzioni dei curatori, con il termine politico e filosofico panafricanismo si intende “uno spazio concettuale in evoluzione che trascende i confini nazionali riconoscendosi in storie di colonialismo, imperialismo e resistenza”. Anche se questa sintesi può suonare nebulosa, la mostra entra in una relazione concreta con il vissuto di individui che utilizzando il loro talento artistico hanno reagito a sistemi  di discriminazione e oppressione, soprattutto nell’ultimo secolo.  Sono presenti molti riferimenti artistici e storici, soprattutto legati alla schiavitù e all’apartheid, la pratica che erigeva barriere nella società, escludendo su base razziale dalla partecipazione alla vita pubblica e dalla gestione di attività economiche.

Opere realizzate con diverse tecniche e materiali si combinano in un insieme armonico nonostante la loro provenienza da vari continenti.

Project a Black Planet – Artisti vari

Razzismi di ogni tipo vengono denunciati attraverso la condanna di ideologie autoritarie che mirano alla discriminazione di intere categorie di persone per motivi di etnia, colore, religione, sessualità o pensiero. Il progresso non è sempre stato lineare: vengono tra l’altro rievocati eventi storici come la reintroduzione della schiavitù nelle colonie francesi nel maggio 1802. Abolita dalla Rivoluzione Francese, è stata poi cinicamente ripristinata da Napoleone Bonaparte per sostenere l’economia coloniale.

Per le donne si è aggiunta sempre e ovunque la discriminazione di genere, radicata in stereotipi rafforzati dalla tradizione, anche all’interno delle loro comunità e gruppi etnici. Alle artiste viene data grande visibilità, permettendo loro di raccontare storie complesse in cui la discriminazione di genere è protagonista assieme alla lotta per superarla.

Nella maggior parte delle sale, le opere di artisti meno conosciuti sono accostate a quelle di nomi più conosciuti come Wilfredo Lam oppure Lubaina Himid, a cui la Tate Modern ha dedicato una retrospettiva personale quattro anni fa.

Wilfredo Lam – Autel pour Elegua (Altare per Elegua), 1944
Job Kekana – David, 1967

Nel piano inferiore sono disposte installazioni su larga scala che riprendono i temi dominanti della memoria e del dissenso.

Alla mostra sono stati abbinati oltre cinquanta eventi teatrali, cinematografici e musicali, oltre a incontri con il pubblico che continueranno a svolgersi nel corso dell’estate. In questi eventi e nella mostra vengono celebrate anche star della scena musicale internazionale come Miriam Makeba e Cesária Évora.

La mostra è organizzata in collaborazione con altre istituzioni internazionali: l’Art Institute of Chicago e il MACBA Museu d’Art Contemporani di Barcellona, dove la mostra è stata allestita in precedenza, e il KANAL-Centre Pompidou di Bruxelles.

Adolfo SANSOLINI  Londra 26 Luglio 2026

*In copertina