redazione
Come “Salvarsi la pelle con l’Arte”

Volentieri presento l’ingresso nel mondo della letteratura saggistica dell’ultimo libro di una nostra assidua collaboratrice, giornalista e scrittrice. Questo particolare titolo –
“Salvarsi la pelle con l’arte. Il Tattoo e la Street Art in un mondo globalizzato e iperconnesso, dove l’immaginario sembra scorrere, senza confini, su frammenti di iperboliche identità”-
è appena pubblicato in – https://www.amazon.it/dp/8885440843
Il libro si propone in maniera discorsiva, quindi di agevole lettura, a tratti anche colorandosi di ironia e/o di emotività, pur mantenendo sempre una densità di informazioni su argomenti trasversali, così da costituire una solida base per ulteriori approfondimenti, anche semplicemente seguendo il filo educativo dei messaggi lanciati dalle varie autorevoli citazioni, chiamate in causa nel testo. Vanta inoltre la presentazione dello Storico dell’arte Sergio Rossi, uno degli ultimi allievi di G C Argan, fedele al suo rigoroso metodo critico (con i dovuti aggiornamenti) anche quando questo non rientrava nelle effimere mode del momento. Ma, occorre dirlo, ancor prima che ad Argan, Sergio deve molto per l’impostazione filosofica del suo pensiero, al padre Mario Rossi (Napoli 1916-Roma 1978) uno dei massimi studiosi marxisti del secondo dopoguerra.

Finalista alla 17ma edizione del prestigioso Arte Laguna Prize, l’opera è stata realizzata nell’ambito del SUA – San Vito lo Capo Urban Art (per la direzione artistica dell’Arch. Arianna Maggio) e come parte del SAB Project. Rappresenta l’abbraccio tra la terra e il mare, riproponendo elementi architettonici e naturalistici specifici della zona. Rappresentando l’unione nella diversità e la diversità nell’unione pone l’accento sull’empatia come forza propulsiva in grado di ampliare l’esistenza umana.
Sono presenti nel testo anche le osservazioni di Massimo De Simoni (Presidente Associazione Etica) dal titolo “Noi, la città e l’ambiente” ed una nota dell’On Roberto Morassut (Parlamentare e scrittore) segue un breve anticipo di una ricerca in corso di pubblicazione di Eliseo Giuseppin sul “Tatuaggio simbolico e pratica protomedica”, infine la postfazione del giornalista Pietro Zocconali, Presidente ANS (Associazione Nazionale Sociologi). Concludono il libro le immagini e le interviste agli artisti ALE SENSO (Alessandra Odoni), DIAVÙ (David Vecchiato) MARCO MANZO, MAUPAL (Mauro Pallotta).

L’opera si articola sulle pareti esterne di quattro vani ascensore realizzati successivamente all’edificazione di due stabili attualmente destinati a edilizia residenziale pubblica. È stata realizzata nell’ambito dell’iniziativa AC20 con la curatela di Bruno Ialuna per commemorare il mancato bombardamento della città di San Sepolcro dovuto alla presenza de “La Resurrezione” di Piero della Francesca e ripropone molte delle simbologie dello storico affresco creando un parallelo tra le dicotomie morte/resurrezione e guerra/pace.
Da anni Carla Guidi si sta occupando di questi due particolari settori delle arti, affascinata (come ha sempre affermato) e scrivendo articoli, organizzando conferenze e presentazioni su questo argomento. Non solo, ha pubblicato anche un precedente libro che prendeva ad oggetto un contesto fondamentale di tale forme d’arte, mode e fenomeni sociali: le “città”. Sempre più popolate e simbolo di convivenza multiculturale e trasformazione, hanno attraversato il Postmoderno, trainate in una invadente metamorfosi digitale e stanno virando verso un’epoca chiamata da filosofi e storici Ipermoderna, ormai sotto un paventato ed incombente transumanesimo, da molti considerato il prossimo passo logico nella nostra evoluzione verso l’estrema manipolazione ed ibridazione tecnologia. Questo precedente libro è stato pubblicizzato da tempo anche dal nostro giornale con la recensione del prof Sergio Rossi – https://www.aboutartonline.com/roma-citta-eterna-mente-in-crisi-uno-sguardo-contemporaneo-dentro-la-capitale-in-un-volume-di-carla-guidi/

Citando il titolo – Città reali, città immaginarie. Migrazioni e metamorfosi creative nelle società nell’Antropocene, tra informatizzazione ed iper/urbanizzazione – (Robin 2019) vorrei aggiungere che questo ha avuto la significativa partecipazione di servizi fotografici dell’artista Valter Sambucini ed una presentazione del rimpianto Franco Ferrarotti che così denunciava:
Viviamo in un mondo sempre più urbanizzato e, anzi, ormai post-urbano, caratterizzato non più dalle storiche città mono-centriche, cresciute intorno all’agorà o al forum, bensì dalle città agglutinanti, come mi sembra legittimo definirle, cresciute a fungaia, quartiere dopo quartiere, senza mai chiamare in causa la «forma» complessiva della città, tanto da dar corpo alla mortale sequenza, a suo tempo intravista da Lewis Mumford, di pòlis-metropoli-megalopoli-necropoli.

Dipinta sul serbatoio antincendio di un polo logistico nell’ambito del progetto PARK Life di Prologis, l’opera tratta dell’importanza che gli scambi commerciali e culturali hanno avuto nello sviluppo della società umana. L’opera, dal notevole contenuto simbolico, raffigura un’enorme anfora emersa da uno scavo archeologico con un frammento mancante. Con un’operazione di reificazione della narrazione l’artista ha ricostruito il frammento sotto forma di scultura.
Tra l’altro per il nostro giornale Carla Guidi ha pubblicato il 24 gennaio 2021 un articolo-intervista a Marco Manzo (noto artista tatuatore ed inserito nel gruppo degli intervistati nel nuovo libro) dal titolo “Viaggiare leggeri con l’arte addosso” in occasione della presentazione del suo Manifesto del “Tatuaggio Orna-mentale” https://www.aboutartonline.com/viaggiare-leggeri-con-larte-addosso-marco-manzo-il-manifesto-del-tatuaggio-orna-mentale/ dove si faceva una chiara distinzione tra il tatuaggio aggressivo ed invasivo e l’opera di artisti che correttamente adattano al corpo e, di conseguenza, alla mente del richiedente le proprie composizioni, poiché questa forma d’arte -come del resto anche la pittura murale come sottolinea la Guidi
è un dialogo rispettoso tra l’artista-catalizzatore-stregone ed il contesto, il corpo della persona o della città, con la sua storia imprescindibile –
A questo proposito lei cita lo psicoanalista junghiano Aldo Carotenuto che ha collegato l’attitudine ad illustrare il proprio corpo al “processo di individuazione”, distinguendo però i casi nei quali si trasforma la spiritualità del “corpo proprio” in una storia congelata – da “Segno e sogno” pag 41-42 da L’Asino e la zebra, origini e tendenze del tatuaggio contemporaneo (catalogo della mostra organizzata da Renato Nicolini, nell’aprile del 1985 ai Mercati Traianei – De Luca editore1985). Poi non ha perso occasione per aggiungere
Anche la Street Art o pittura murale, è una forma d’arte storica, rivisitata con nuove modalità ed aspettative, che ambisce soprattutto a bonificare non solo le brutture ed il degrado di strade e muri abbandonati, ma di trasformarli addirittura in schermi visivi quotidiani, accrescendo la loro capacità estetica e comunicativa. Forse è la stessa operazione che stanno tentando gli artisti-tatuatori, non sulla pelle delle nostre città martoriate, ma permettendo alle persone. segnando la loro pelle, di indossare un’opera d’arte totale che le rappresenti per la vita, non una mortificante Tunica di Nesso che non potranno più togliersi.

Tornando al titolo, Carla Guidi è soprattutto curiosa investigatrice socio-psicologica ed in questo secondo libro risaltano ricerche con un focus soprattutto sui perché, dagli anni settanta ad oggi, lentamente e poi sempre più velocemente, le due pratiche artistiche di Tatuaggio ed Arte-urbana si siano così diffuse da rappresentare addirittura la creazione di una risorsa occupazionale e professionale importante. Riguardo la prima, secondo l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) al 7 settembre 2015 in Italia, ad aver scritto ormai indelebilmente sulla propria pelle, sono quasi sette milioni di persone, il 12,8% della popolazione complessiva. Riguardo la seconda è ormai così diffusa ed apprezzata, (avendo anche superato la fase trasgressiva ma infestate detta Grafitismo) da essere addirittura tacciata da qualcuno (!) di essere una causa del fenomeno della gentrificazione, in qualche modo forse contendendo la visibilità affettiva di immagini dal valore turistico a monumenti storici e gallerie d’arte.

Punto centrale è che tali rinnovate forme d’arte (con le dovute differenze del mezzo e delle valenze psico-sociali, anche economiche infine) che coinvolgono variegati strati di popolazione, sono entrate a pieno titolo nell’immaginario sociale e, a suo parere, presentano un vistoso tratto in comune, una piattaforma simbolica complessa che evidenzia una rosa di motivazioni. Approfondite nel testo, tra queste si trova il valore salvifico, identitario e creativo di un nuovo modo di fare arte condivisa … da qui il titolo che allude alla metafora di “salvarsi la pelle con l’arte”. Naturalmente si parla delle società democratiche e tecnologiche nord/occidentali nelle quali …
tali espressioni grafico/pittoriche, dalla lunga storia antropologica e non solo storico-estetica, sembravano essersi inabissate da tempi assai remoti, per comparire solo sporadicamente in specifiche sub culture e situazioni limite (…) dovendo superare un giudizio comune di disprezzo, quasi di orrore, che addirittura escludeva il loro inserimento nel mondo dei valori artistici. Si allude agli anni di quando i disegni e le scritture sulla pelle e/o sui muri, prima ricomparse sporadicamente nel mondo delle “elite culturali” e, sull’onda della liberalizzazione socio-politica del corpo sessuato della rivoluzione del ’68, sono poi letteralmente esplose, quasi in simmetrica espansione.

Come si evince dal titolo quindi, il soggetto è la pelle, non solo metaforicamente involucro fondamentale dell’esistenza in vita, ma organo basilare (ancora in parte misterioso) chiamato in causa a livello identitario, ma soprattutto memoria del corpo e soglia tra l’Io e il non/Io, una particolare dialettica, nella constatazione che la globalizzazione ha collegato oggi a vari livelli, culture e società molto diverse, in un momento storico assolutamente poco inquadrabile negli usuali parametri sociologici e culturali.


Sullo sfondo la scultura monumentale ed interattiva dello scultore Alessandro di Cola, uno degli ideatori di ‘’Back Music’’, nata come simbolo del prezioso dialogo tra arte visiva e musica; in sintonia con i tatuaggi di Marco Manzo ed i suoni del cantautore Max Gazzè.

La Guidi ci ricorda infine che l’essere umano è sostanzialmente un essere simbolico, sottoposto alle leggi della cultura e del sociale, tanto che, a differenza di altri mammiferi (dove pure vale la funzione basilare della pelle per la funzionalità dell’organismo nel suo complesso psico-fisico) come Asley Montagu ha scritto per primo, ha la sua base filogenetica nell’indeterminatezza, in modalità “non specializzazione” catalogata come neotenia, cioè la conservazione negli adulti di caratteristiche fisiologiche e morfologiche proprie del periodo fetale, cioè la permanente disposizione ad imparare dalle esperienze, in una specie di infanzia infinita … Infine citando l’antropologo Ugo Fabietti ricorda che il concetto di confine ci riguarda
la storia dell’umanità sembra essere accompagnata da un continuo processo di costruzione di confini e del loro continuo sconfinamento, cioè propone uno studio delle modalità con le quali gli esseri umani costruiscono differenze individuali, pur volendo mantenersi in rapporto con la comunità. Ma cos’è la pelle se non un confine? Ben ricordando che tra il cervello e la pelle, esiste una specie di corsia preferenziale, entrambi originati dallo stesso foglietto embrionale e che quest’ultima si trova ad essere inserita nello stesso tempo in un ordine concreto, immaginario ed infine simbolico, con un valore di confine tra io/altro. Una protezione della nostra individualità psicofisica, ma contemporaneamente come primo strumento e regione di scambio con gli altri, luogo di contatti fondamentali fin dai primi giorni di vita.

La sua opera più fortunata, realizzata nel gennaio 2014 su un muro adiacente alla porta d’ingresso del Vaticano. Divenne l’opera di street-art spontanea e illegale più virale di sempre. Tutti i media più importanti del mondo parlarono di questa immagine per molto tempo, a tal punto che poi è diventata iconica. Un super eroe un po’ in sovrappeso e con gli occhiali da vista, inoltre dalla sua borsa con dentro i Valori spirituali, fuoriesce la sciarpa del San Lorenzo de Almagro, la squadra di calcio del cuore di Bergoglio. Un Super Pope semplice, potente ma estremamente umano, che porta con sé anche i valori più terreni.

Nel 2016, dopo la definitiva annessione russa della Crimea, tutti i potenti del mondo parlavano di guerra tranne Papa Francesco. Su un muro a pochi passi da piazza San Pietro volle immaginare il Papa che, come un artista urbano, scrive sui muri e, con l’ausilio di un compare che fa da “palo”, si arrampica su una scala messa al contrario per testimoniare la difficoltà dell’argomento indicando all’umanità la via vincente giocando semplicemente a “filetto”.
Concludendo, questo interessante libro ci parla non solo di un’analogia tra la pelle umana ed i muri della città, anch’essa come organismo sociale dialogante … Ci parla del potere delle immagini, di film, di movimenti artistici come la Bodyart, riprendendo storiche osservazioni sociologiche dell’arte come capacità di simbolizzare e rispettare i limiti tra umano e non umano, chiamando in causa anche le autorevoli osservazioni di Federico Faggin sulla “AI”. Fisico, inventore e imprenditore italiano naturalizzato statunitense considerato il padre del microprocessore, avendo guidato il team che ha sviluppato il primo microchip commerciale, l’Intel 4004, nel 1971. Oggi condivide con il pubblico una teoria rivoluzionaria, che lega la coscienza a una visione nuova della realtà quantistica: il ruolo del libero arbitrio come parte fondamentale dell’universo.
Se per i computer l’aumento della velocità è una virtù, per gli esseri umani è l’opposto: solo lentamente l’essere umano può maturare e crescere in modo armonioso, fino a riuscire a leggere l’invisibile nel visibile.

Opera dipinta su muro in via degli Ombrellari a Roma. Rappresenta con sottile ironia, la questione della “scomparsa della realtà”.
La sua idea, ed anche la nostra, è che mettere al centro l’essere umano, come patrimonio sociale e relazionale, sarebbe infatti la vera innovazione, investendo non solo sull’informazione e sul monitoraggio dal basso, ma anche sulla formazione culturale, scolastica ed artistica, per trasformare la città in tessuto vitale e non solo virtuale. Per dirlo con Slavoj Zizek, superare tutte quelle “ideologie”, quella neoliberista o quella sedicente progressista, che vorrebbero trasformare la realtà percepita in una pseudo-realtà più vera del vero.
P d L Roma 3 Agosto 2025
