di Marco FIORAMANTI
“Le opere d’arte piĂą antiche sono nate, com’è noto, al servizio di un rituale, dapprima magico, poi religioso”.
Walter Benjamin
Il Relitto è/ il Tempo naufragato/ del Quotidiano
Hai-K.O.
Lo scorso 18 dicembre è venuto a mancare, alla generosa età di 96 anni, Arnulf Rainer, grande maestro della ricerca radicale, l’ultimo rappresentante dell’azionismo viennese.

Vienna, fine anni Cinquanta. Nasce una poetica d’azione comune con il coinvolgimento totale dei partecipanti, il cui compito catartico è quello di liberare ognuno dalla propria carica di aggressività .

Una mostra alla Fondazione Mazzotta di Milano mostrò delle interessanti affinitĂ tra i Capricci di Goya e i Disastri della guerra di Arnulf Rainer (sugli effetti del bombardamento di Hiroshima). L’artista ripropone il suo gesto automatico di cancellazione – eseguito in passato prima sul suo volto, poi sui visi dei morti e sulle maschere funebri – distruggendo l’aspetto documentativo della tragedia legata agli effetti devastanti della bomba atomica. Rainer cancella qualunque tipo di speranza possibile, per cui la tragedia di Hiroshima non è che la scintilla iniziale e l’annuncio definitivo della catastrofe. Come a dire, l’apocalisse è iniziata ed è senza ritorno. I suoi segni sono aggressivi, violenti, ripetitivi, fino a graffiare la fotografia, quasi a immedesimarsi nel carnefice che si avventa sul corpo giĂ esanime della vittima, quasi a esorcizzare il gesto.
Operazione artistica di un mondo mitteleuropeo che porta su di sé il peso della guerra, fatta e/o subita. Resta il dolore, profondo e lacerante, del quale ogni fuga è vana.

Rainer ha preso in esame una serie di foto anonime trasformandole in opere d’arte facendo diventare sue le ferite del ondo e dice:
come Buddha fece contemplare di cadaveri ai suoi discepoli, io mi sono occupato della morte.


WIENER AKTIONISMUS: IL CORPO RIFLESSO NELLA MENTE
Non si tratta di un movimento culturale vero e proprio, quanto di un allineamento spontaneo da parte di un gruppo di artisti viennesi su un’identità di obiettivi comuni.

Attraverso azioni che coinvolgono il corpo come mezzo espressivo – mediante la pittura, il teatro, la performance, la musica, la fotografia – intendono raggiungere l’opera d’arte totale. Il Wiener Aktionismus rientra in quella logica di canoni estetici che ha le radici nell’action painting e nell’informale. Spingendosi oltre, puntando diritto sulla ricerca che coinvolge lo spettatore attraverso percezioni visive che colpiscono fortemente la sfera emotiva. Hermann Nitsch nel 1957 crea l’Orgien-Mysterien Theater, ispirato a temi legati all’iconologia cristiana e ad antichi misteri pagani. Si tratta di rituali che durano sei giorni, “con la macellazione di animali giĂ morti”, del cui sangue viene imbrattato, al suono straniante di un’orchestra, un personaggio crocifisso. Nell’OMT gli spettatori non interagiscono direttamente con gli attori, ma questi ultimi si pongono come sacerdoti e guide di un processo di liberazione dalle pulsioni distruttive che coinvolge indistintamente tutti i partecipanti, raggiungendo una dimensione esasperata che tende a ritrovare uno stato estatico primordiale. Si introduce così una sorta di terapia collettiva il cui obiettivo è quello di liberare nell’essere umano istinti violenti di qualunque genere. Insieme ad Arnulf Rainer, hanno fatto parte del gruppo anche GĂĽnther Brus, Rudolf Schwarzkogler e Otto MĂĽhl.
(da Articolo 33 n.4, 2009, Edizioni Conoscenza)
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Arnulf Rainer (1929 – 2025) è stato un performance artist, fotografo e pittore austriaco. Dev’essere considerato un artista autodidatta. Inizia a dipingere nella seconda metĂ degli anni Quaranta. Nel primo periodo di produzione artistica viene influenzato dal Surrealismo, in seguito verrĂ influenzato anche dall’espressionismo astratto americano e l’informale francese. L’artista sperimenta le tecniche piĂą diverse: pittura, fotografia, dall’incisione alla puntasecca, dalla litografia alla serigrafia. Le prime fotografie che realizza sono in bianco e nero, sulle quali interviene poi con la pittura. Spesso è lui stesso il soggetto delle sue fotografie, come ad esempio nel Dead Self-Portrait del 1955. Si cimenta anche in quelle che lui chiama Ăśbermalungen (pitture sovrapposte), Ăśberzeichnungen (disegni sovrapposti) e Zumalungen (pitture parzialmente sovrapposte). Dalla fine degli anni sessanta lavora sul linguaggio corporeo intervenendo sulla fotografia con la pittura e occupandosi, in particolare, del volto umano, reso anonimo dalla morte (serie Cadaveri I-VII del 1979). Dalla metĂ degli anni Settanta amplia la varietĂ dei suoi soggetti, aggiungendo rocce, grotte, donne, e le opere di altri artisti come Van Gogh, Leonardo da Vinci, Goya. Nelle sue fotografie indaga il rapporto tra vita e morte, reso chiaro dal suo lavoro sulla strage di Hiroshima: 72 fotografie scattate dopo il disastro del 1945 e accostate tra loro. Partecipa a svariati eventi internazionali come ad esempio la Biennale di Venezia e la Biennale di San Paolo del Brasile. Partecipa alla Biennale di Venezia del 1978 per l’Austria alla mostra “Dalla natura all’arte dall’arte alla natura” presentando sei opere.
Marco FIORAMANTIÂ Roma 4 Gennaio 2026
