di Martha PAINE
IL NAUFRAGIO DI OPHELIA NEL VEROSIMILE FILMICO
Amleto buongiorno. Oggi ti va di giocare alla storia? Vieni con il tuo amico teschio? Io ho uno specchio
Maria Pizzi
Si è inaugurata ieri mattina, nella cornice del centro storico di Bassano in Teverina, una interessante e raffinata mostra a tema shakespeariano dal titolo LE CAREZZE DI OFELIA. Artista internazionale, emanatrice spontanea di vertiginose immagini poetiche e visionarie, Maria Pizzi s’identifica in questa esposizione nella metafora di Ophelia e attraverso un caleidoscopico gioco di immagini – fisse e in movimento – ne ripercorre il mito, ne insegue il fantasma, lo raggiunge, lo dissacra col ghigno sarcastico de la vie en rose, ne diventa specchio e fa della sua immagine floreale la propria dissoluzione.
E alla fine della fine della fine / né cielo né terra
L’artista lavora sulla memoria ancestrale e fa dell’archetipo il suo punto di fuga. Fuga da sé stessa, cristallizzata in un tempo immobile nel binomio immaginifico di apparizione/sparizione. Sospesa – consapevole – tra l‘essere e il nulla, Maria Pizzi ci rivela la realtà antinomico-letteraria dell’eterno naufragio. Non c’è paura, anzi è pura beffa della morte la sua, costruita nel gioco di specchi del sogno – reale – in cui le piace immergersi e an/negare il superamento dei propri limiti.
Buio / Freddo / Notte. / Seduta sul tuo teschio / DONDOLO / Batto i piedi Schizzi d’acqua _
La mia danza. (1)
L’opera esposta ha un iter narrativo a più livelli, ci offre tre momenti distinti, coerenti e coesistenti nell’unica ampia sala. Sulla sinistra una serie di fotografie a parete, poste in ordine sparso – su carta patinata, forse seta – ci consegnano il fascino tattile delle carezze di Ofelia nelle belle mani a grandezza naturale. Mosse a vento come da un alito leggero, sono sfioramenti appena percepibili del fantasma che alita nella scena.

Al centro una video-installazione in forma di fermi-immagine in collage racconta la storia della giovane Ofelia avvolta dai fiori mentre inventa giochi – l’illusorietà del “mondo piccolo e provvisorio” – ora col teschio, ora maquillage e guanti neri, ora in danza macabra di ossa.
C’è del marcio in Danimarca! / Ma anche questi fiori non scherzano! / Eau de toilette / Lady death

Amleto, fior amante, appare dietro di lei – entrambi volgono le spalle al mondo e alla luna – forse a proteggerla dall’ignominia della duplice follia nella quale entrambi sono vittima. Vediamo Ofelia chiusa e costretta in un sipario di colonne che lentamente finiranno per crollarle addosso.
Caro Amleto, giochi ancora a scacchi con la morte? La tua o la mia?

Sulla parete di destra due foto mostrano la stessa porta, a grandezza naturale, in due momenti differenti, solo apparentemente opposti. Sullo stipite in marmo è inciso il civico 33 (nella smorfia napoletana indica il legame con gli affetti, ndr). La donna davanti a un muro e lo spiraglio di luce ci danno solo l’illusorietà del viaggio, illusione del passaggio. Per Maria Pizzi non c’è nessuna porta. Niente si muove, e la luce è solo un tubo al neon.
Foto in trasparenza e neon (ph. Marco Paolini)
L’elegante catalogo delle edizioni Cervo Volante di Tommaso Cascella contiene testi di Achille Bonito Oliva, Francesca Perti e dello stesso Cascella. Per l’installazione visiva e sonora, la voce è di Patrizia Biuso. Gli scatti fotografici sono di Massimiliano Ruta e di Marco Paolini.
Martha PAINE Roma 15 Marzo 2026
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