di Silvana LAZZARINO
“Benu” di Eugenio Tibaldi invita alla speranza e alla rinascita, L’opera site-specific da titolo simbolico è in fase di ultimazione e trova spazio all’interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia
Componente di integrazione della personalità e dell’individuo con l’ambiente, come sottolineato dallo studioso Viktor Lowenfeld docente di Art Education presso la Pennsylvania State University, l’arte nelle sue diverse espressioni racchiude in sé una significativa forza evocativa per la capacità di dare voce alle emozioni talora difficili da esprimere a parole. Inoltre poiché il mezzo artistico dal disegno alla fotografia, dalla scrittura creativa alla musica, fa uso di un linguaggio intuitivo, universalmente percettibile, lontano dal seguire criteri lineari e logici, l’arte diventa strumento di supporto non solo per accompagnare verso lo svelamento emozionale, ma per far emergere risorse interiori e potenzialità utili per stabilire delle decisioni, gestire conflitti e trovare soluzioni.
In questa ottica l’arte attraverso laboratori e incontri di gruppo diventa strumento privilegiato, volto a creare ascolto interiore per far emergere un disagio, un problema elaborandolo senza alcun atteggiamento giudicante e allo stesso tempo opportunità per diventare consapevoli delle proprie attitudini così da migliorare l’autostima e aprirsi alla condivisione e al confronto con gli altri.
A valorizzare le potenzialità delle persone dando loro spazio e ascolto proprio attraverso un lavoro collettivo mediante il mezzo artistico sono i progetti organizzati dalle Fondazioni: Pastificio Cerere di cui è direttore artistico Marcello Smarrelli, e Severino, da anni impegnate in diverse attività con l’obiettivo di portare l’arte contemporanea all’interno degli istituti di detenzione, nella convinzione comune che questa rappresenti un momento di tregua, uno spazio di rifugio, al fine di creare una dimensione di condivisione e scambio.
In particolare di grande interesse è il progetto dove sono coinvolte le detenute della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia “Germana Stefanini” in un’attività che vede l’artista Eugenio Tibaldi realizzare proprio per il Carcere un’opera Site-specific dal titolo Benu. Frutto di un lungo percorso partecipativo cui ha preso parte lo stesso Tibaldi, dove si sono susseguiti sopraluoghi, incontri con il personale penitenziario, l’opera si è avvalsa delle esperienze di laboratori cui hanno partecipato le detenute, condotti da Tibaldi stesso, compresi momenti di ascolto finalizzati alla raccolta di storie personali, aspirazioni e desideri tradotti in forma simbolica. I workshop sono stati infatti caratterizzati dalla pratica del disegno dove, grazie alla continua condivisione del processo creativo, ha preso forma l’opera entro un clima disteso grazie alla capacità di Tibaldi di manifestare empatia e comprensione.
A proposito dell’empatia mostrata dall’artista entro il contesto carcerario, così ha affermato il curatore del progetto Marcello Smarrelli:
“Eugenio Tibaldi si è calato con profonda umanità e con un’empatia non comune all’interno del contesto carcerario, costruendo con le detenute una relazione forte che ha permesso loro di superare ogni forma di diffidenza, infondendo nuova fiducia nelle loro possibilità. Attraverso l’ausilio del disegno le detenute hanno potuto raccontarsi, mettendo a nudo i loro pregi e difetti che sono diventati altrettanti attributi di queste fenici immaginarie che diventano un autoritratto collettivo. Tibaldi ha sperimentato nel carcere una nuova modalità di committenza, dove l’opera d’arte torna ad essere materia viva che pulsa in uno spazio abitato da chi ha contribuito a realizzarla attraverso la manifestazione dei propri desideri e necessità”.
Speranza, trasformazione sono i messaggi che porta con sé l’opera Benu in fase di realizzazione con cui l’artista Tibaldi intende rivolgersi alle donne detenute per portarle oltre i confini fisici e simbolici della reclusione. Il progetto è patrocinato del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e del Ministero della Giustizia– Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in partenariato con Casa Circondariale Femminile di Rebibbia “Germana Stefanini” e con la collaborazione di ARTELIA Italia S.p.A impegnata per le attività di Project Management, progetto impianti elettrici e supervisione dell’esecuzione dei lavori. CARIOCA ha fornito tutti i materiali (dalla carta alle matite, dai colori ai pennarelli) per la realizzazione dei laboratori.
L’installazione Benù fa riferimento ad una creatura dai colori sgargianti, sacra agli Egizi tanto da essere consacrata a Ra, e associata alla Fenice quale simbolo di rigenerazione e resurrezione prima per i greci poi per i cristiani.
Queste le parole dell’artista Tibaldi riguardo l’adesione al progetto e all’impegno messo in atto delle donne detenute
“La reazione delle detenute alla proposta del progetto è stata meravigliosa, la larghissima adesione, il loro entusiasmo ed impegno mi hanno coinvolto ancora più a fondo investendomi di una responsabilità e di una profondità a cui non ero preparato” e ha aggiunto: “Durante le giornate trascorse a Rebibbia ho avuto la netta percezione che la divisione fra chi è all’interno e chi non lo è sia davvero labile. La scelta di provare ad immaginare insieme a tutte loro delle nuove fenici ha portato ad elaborati intensi che ora con un ulteriore lavoro in studio sto cercando di sintetizzare per creare delle immagini finali che siano allo stesso tempo personali e comuni a tutti noi.”
L’opera partecipata emersa dai laboratori si è basata sulle narrazioni estetiche delle singole detenute successivamente tradotte ridefinite ed assemblate dall’artista in iconografie con un potere evocativo plurale, capace di restituire un senso profondo di dignità, ispirando fiducia, lasciando intravedere nuove possibilità. La forza dell’arte risiede nel lasciar emergere stati d’animo e parti di sé rimaste silenti e dimenticate.
Paola Severino, ex Ministro della Giustizia sotto il Governo Monti, ad oggi Vice Presidente della Luiss Guido Carli, presidente della Fondazione Severino, così si è espressa in merito al potere evocativo dell’arte e all’importanza di creare un ponte anche emozionale tra chi vive fuori e dentro il carcere:
“L’arte è uno strumento formidabile per chi ha la fortuna di poterla praticare e consente – tra le altre cose – di fare emergere delle parti di sé e del proprio vissuto, di lavorare sull’autostima e di ritagliarsi dei momenti di serenità. Realizzare un’opera permanente in un istituto di detenzione significa contribuire a rendere il carcere un luogo capace di dialogare con la società e creare un ponte tra il dentro e il fuori.”
E’ importante restituire una nuova speranza a tutte quelle persone che, come è per queste donne, si trovano in ambienti di reclusione, isolati, per migliorare e cambiare, al fine di ritrovare una nuova possibilità nell’essere accolte dalla società. L’arte mediante progetti e incontri dedicati, come si è visto, è prezioso mezzo per accompagnare queste persone nel loro progetto di rinascita. A riguardo sempre la Professoressa Paola Severino, ha sottolineato:
“Attraverso questo progetto speriamo di avere avvicinato al bello le detenute che vi hanno partecipato e di avere acceso un faro su un luogo dimenticato dai più, che meriterebbe invece maggiore considerazione. Attraverso il contributo della cittadinanza il carcere potrebbe infatti diventare davvero un luogo nel quale i detenuti vengano aiutati ad acquisire gli strumenti per un nuovo percorso nella legalità”.
La Fondazione Severino ha attivato sportelli di counseling nella Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso maschile, Rebibbia femminile e nella Casa Circondariale di Civitavecchia per offrire sempre un più efficace supporto in fase di reinserimento sociale n materia di esercizio dei diritti del detenuto e di esecuzione della pena, assistenziale e previdenziale (es. diritti processuali, invalidità civile, assegni familiari, etc.)., con inserimento in percorsi di formazione e avvio al lavoro in linea con la loro personalità e la dinamica rieducativa.
L’installazione Benu che sarà composta da vari elementi entrerà a far parte in modo permanente del patrimonio dell’istituto penitenziario, segnando un momento simbolico e concreto di apertura e rigenerazione, in linea con gli obiettivi della Fondazione Severino, che promuove come citato sopra, percorsi formativi, culturali e professionali all’interno degli istituti penitenziari per adulti e minori, con particolare attenzione alla condizione femminile, nella convinzione che l’accesso alla conoscenza, al lavoro e alla cultura possa contribuire concretamente al reinserimento e alla riduzione della recidiva.
Silvana LAZZARINO Roma 20 Luglio 2025
Benu
opera site specific di Eugenio Tibaldi
Verrà allestita presso la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia
