di Virginia RYAN
ATTRA-VERSO
We Are Multitudes
A cura di Antonio Maria Giordano
Virginia Ryan
Introduzione
Il titolo ATTRA-VERSO suggerisce innanzitutto un attraversamento: un viaggio fra luoghi, culture, memorie e relazioni. Allo stesso tempo richiama il verso delle opere, il loro fronte e il loro retro. Molte delle opere in mostra possono infatti essere osservate da entrambi i lati: la luce attraversa i materiali e mette in dialogo il davanti e il dietro.
Il sottotitolo We Are Multitudes richiama Walt Whitman e la sua celebrazione della ricchezza e dell’interconnessione dell’esperienza umana. È un’idea che accompagna il mio lavoro da molti anni.
Salendo la scala di Villa Sforzesca incontrerete piccole opere fotografiche, immagini documentarie dal Ghana, uno scudo multimaterico realizzato nel 2016 nel mio studio in Umbria, dopo molti anni di vita e di lavoro in Africa occidentale, utilizzando tessuto pagne e altri materiali, una fotografia delle mani del grande artista ivoriano Frédéric Bruly Bouabré e una moltitudine di fili e nodi.
Durante il percorso incontrerete anche piccole opere che richiamano lavori già visti o anticipano quelli che seguiranno. È un modo per mantenere viva l’attenzione e creare una presenza continua attraverso le sale.
Sala 1

La prima sala ospita Living Gold, una serie di ventiquattro fotografie stampate su tessuto, realizzate in Ghana nel 2002.
Ogni uomo indossa un mantello di rete da pesca dorata. Il titolo richiama anche il nome coloniale del Ghana, Gold Coast, ricordando come il valore del territorio sia stato a lungo definito attraverso lo sguardo e gli interessi coloniali. Le fotografie sono stampate al verso e inserite in cornici realizzate nel laboratorio di terapia occupazionale dell’Ospedale Psichiatrico di Accra.
Sul pavimento, i cataloghi della mostra Landing in Accra formano un’installazione serpentina. Al termine della mostra i visitatori saranno invitati a prenderne una copia.
Sala 2
Le opere della serie Rue du Commerce, realizzate ad Abidjan dopo la guerra civile in Costa d’Avorio, proseguono la riflessione sulla ripetizione e sulla moltitudine. Sulla parete destra è esposto un grande ricamo realizzato in Kashmir nel 2025, tratto da un mio disegno del 2023, che dialoga con le opere della serie Arterie.

Le opere della serie Arterie sono realizzate con rami d’ulivo raccolti nel mio uliveto a Trevi, rametti, vecchi componenti elettronici, nastro adesivo, fili, pigmento rosso e altri materiali recuperati.
Nella stessa sala si trova Equilibrio Instabile, una serie di sette autoritratti realizzati durante il periodo del COVID. Le maschere africane appartengono alla collezione della mia famiglia dagli anni Settanta, mentre i guanti gialli sono quelli che utilizzavo durante la quarantena.

Le opere parlano di contaminazione e protezione e aprono una riflessione sul dibattito riguardante il collezionismo e il possesso di oggetti culturali provenienti da contesti extraeuropei.
Sala 3
Qui sono presentate due linee di opere modulari della serie Arterie, realizzate nel mio giardino durante il periodo del COVID.
Sala 4
The Present Within Our Past prende il titolo da una frase trovata in uno dei giornali che hanno dato origine al progetto. Le opere sono state realizzate durante le mie residenze al Tasara Weaving and Art Residency di Beypore, in Kerala.

Si tratta di ricalchi trasparenti di quotidiani in malayalam, hindi e inglese, immersi nelle vasche di tinture naturali utilizzate dai tessitori. Rimandano al rituale della lettura condivisa.
Sale 5 e 6
Vous êtes ici nasce dagli incontri con i fotografi di quartiere di Grand-Bassam, in Costa d’Avorio, in un momento in cui gli smartphone stavano trasformando profondamente il loro mestiere e molti studi fotografici stavano pensando di chiudere.

Yaya fu il mio primo contatto e mi accompagnò da uno studio fotografico all’altro, presentandomi ai suoi colleghi. Con il loro consenso acquistai numerose fotografie mai ritirate, conservando una memoria analogica della comunità.
Il progetto fu presentato per la prima volta nel 2015 al Musée du Patrimoine di Grand-Bassam. Nel corso dell’ultimo decennio è stato presentato anche in diverse sedi in Italia. Per me è fondamentale che un’opera venga mostrata innanzitutto nel luogo a cui fa riferimento. Solo allora può iniziare il suo viaggio altrove.
Troverete inoltre alcuni manifesti cinematografici arrotolati, selezionati da un archivio di oltre settecento manifesti trovati abbandonati quando affittai il mio studio a Grand-Bassam. Li ho conservati come testimonianza della cultura cinematografica cosmopolita dell’Africa occidentale francofona.
La Loggia
Sulla sinistra sono esposte le opere della serie Even Goddesses Bleed Sometimes. L’immagine centrale è quella di una giovane donna di Trevi, fotografata appositamente per questo progetto. Il suo ritratto dialoga con cartamodelli provenienti dall’Australia Meridionale ed è sovrapposto ai nomi di artiste.
Sulla parete opposta si trova Gathering, una grande installazione composta da numerosi moduli realizzati nel mio studio di Trevi nell’arco di due inverni e successivamente sviluppati durante la mia residenza in Kerala. Le spolette provengono dal laboratorio di tessitura di Tasara. L’opera è nata anche grazie alla partecipazione di amici, studenti e bambini e riflette l’interconnessione fra materiali, memoria e persone.
Ringraziamenti
Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al Sindaco Tullio Tenci e al Comune di Castell’Azzara per la generosa accoglienza e il prezioso sostegno; ad Antonio Maria Giordano per la sensibilità e la dedizione con cui ha curato questa mostra; e all’artista australiana Alecia Swanson per l’amicizia e il prezioso aiuto durante la progettazione e l’allestimento di ATTRA-VERSO – We Are Multitudes.
Virginia RYAN, 9 Agosto 2026

