“Ariadne auf Naxos” di Strauss è tornata al Teatro dell’Opera dopo 35 anni con una apprezzabile esecuzione

di Claudio LISTANTI

Il Teatro dell’Opera di Roma ha presentato un’apprezzata esecuzione di Ariadne auf Naxos (Arianna a Nasso) di Richard Strauss affidata alla direzione d’orchestra di Maxime Pascal, alla regia di David Hermann e una più che valida compagnia di canto.

Fig. 1 Il compositore Richard Strauss in una postcard del 1910.

Il capolavoro straussiano mancava dal palcoscenico del massimo teatro romano da ben 35 anni per cui l’occasione è stata colta dagli appassionati, dagli intenditori e dagli addetti ai lavori per assistere all’esecuzione di una delle più celebri creazioni di Strauss e di tutta la Storia dell’Opera

Per la rappresentazione è stato approntato un nuovo allestimento affidato al regista tedesco David Hermann, uno dei registi più attivi ed apprezzati in Europa, realizzato in collaborazione con il Semperoper di Dresda dove è andato in scena nel 2018 e ripreso nel 2023, che le cronache dicono abbia avuto apprezzamenti dalla critica e dal pubblico.

La storia della composizione di Ariadne auf Naxos è, per certi versi, singolare, vista la particolare gestazione che l’ha generata.

Quello che oggi vediamo, e ascoltiamo, con il titolo di Ariadne auf Naxos opera in un prologo e in un atto, è la stesura finale di un progetto iniziato nel 1911 con protagonisti il musicista Richard Strauss e, soprattutto, Hugo von Hofmannsthal, il letterato amico e librettista prediletto del musicista. Hofmannsthal, ideatore del progetto, in quel 1911, aveva adattato la commedia Le bourgeois gentilhomme di Molière per la compagnia berlinese di Max Reinhardt che nella sua idea doveva concludersi con una breve opera in musica in sostituzione dello sfarzoso Ballet des Nations di Lulli che concludeva la comèdie-ballet, oggi, più famosa al mondo. Il progetto poi prevedeva che Monsieur Jourdain, il protagonista della commedia, offre ai suoi ospiti uno spettacolo che vorrebbe essere composto da un’opera seria seguita da una farsa. Ma poi, per accorciare i tempi si deciderà di mescolare melodramma e opera buffa.

Questo lavoro fu rappresentato il 25 ottobre 1912 al Königliches Hoftheater di Stoccarda, con la regia di Max Reinhardt e la direzione musicale di Strauss ma, purtroppo, non ebbe successo. Con ogni probabilità perché quella sera rimase difficile al pubblico entrare all’interno di quest’opera, che a tutti gli effetti si può considerare ibrida, dove elementi buffoneschi e drammatici si intrecciavano in maniera del tutto audace.

Fig. 2 M. Günther (Brighella), K. Huml (Truffaldino), Z. Dai (Zerbinetta), M. I. Rašić (Scaramuccio), Ä. Humm (Harlekin) in Ariadne auf Naxos. © Fabrizio Sansoni. Teatro dell’Opera.

A seguito di questo insuccesso, Strauss e Hofmannsthal, si convinsero a rimaneggiare la loro creatura, anche se Strauss in primo momento si dimostrò scettico. Nel dicembre 1912 il librettista inviò a Strauss un nuovo testo nel quale sostituì la pièce di Molière con una sorta di prologo, una nuova entità teatrale che funge da cornice per tutto lo spettacolo. Il prologo si svolge nell’abitazione settecentesca di un ricco viennese, dove si sa lavorando per allestire un’opera seria, Ariadne auf Naxos, che il padrone di casa vuole offrire ai suoi ospiti.

Strauss si convinse ad effettuare l’operazione ma il progetto slittò al 1915. Il musicista realizzò il prologo, recuperando nel preludio alcuni spunti dalle vecchie musiche di scena per la commedia di Molière; l’opera, invece, rimase sostanzialmente immutata tranne l’orchestrazione che Strauss rivide adattandola ad un’orchestra da camera di 36 elementi.

Questa nuova versione andò in scena alla Hofoper di Vienna il 4 ottobre 1916, sotto la direzione di Frank Schalk ottenendo il meritato successo e, da allora, Ariadne auf Naxos è arrivata fino a noi sotto questa veste.

Fig. 3 Z. Dai (Zerbinetta), Ä. Humm (Harlekin), M. I Rašić(Scaramuccio),M. Günther (Brighella), K. Huml (Truffaldino) nel prologo. © Fabrizio Sansoni. Teatro dell’Opera.

In questa versione definitiva Ariadne auf Naxos di Strauss contiene una certa ambiguità di fondo. Ciò è il risultato della contrapposizione tra realtà e finzione scenica che si materializza con le due parti ideali dell’opera: il prologo e la rappresentazione dell’opera. In special modo l’ambiguità tra la scena realistica del prologo con la rappresentazione del mondo teatrale che il musicista per la sua attività, certo, conosceva bene e quella mitologica imperniata sul personaggio di Ariadne, del suo mito e della vicenda tragico-eroica che il librettista ha creato.

Si genera così una dicotomia tra questi due generi, comico e drammatico, che però mirabilmente si intrecciano e man mano che l’azione teatrale procede, raggiungono tra loro un aspetto quasi simbiotico dove il primo completa l’altro e viceversa.

Il tutto grazie ad una orchestrazione di straordinaria eleganza e raffinatezza che l’abilità compositiva di Strauss rende particolarmente avvolgente consentendo all’organico di una (quasi) orchestra da camera di regalare allo spettatore un effetto sonoro ‘wagneriano’ per la maestosità del suono e per il trattamento di ogni singolo strumento che richiede interpreti di grande esperienza esecutiva e di ottima tecnica.

Uno dei pregi, se non il più importante, di questa opera è quello di risolvere quella caratteristica di ‘opera ibrida’ come prima abbiamo affermato con un procedimento teatrale che tende ad omogeneizzare le parti parlate a quelle cantate, ottenuto grazie ad un costante avvicinamento dei ruoli dei personaggi della commedia dell’arte a quelli della tragedia di Arianna piangente per l’abbandoni dell’amato Teseo, per rafforzare quell’elemento di ‘teatro nel teatro’ del quale Ariadne auf Naxos è uno degli esempi più chiari ed illustri.

Fig. 4 Una scena d’insieme del prologo. © Fabrizio Sansoni. Teatro dell’Opera.

Ariadne auf Naxos. Realizzazione scenico-musicale

L’edizione di Ariadne auf Naxos, alla quale abbiamo assistito presso il Teatro dell’Opera è risultata, nel complesso, senza dubbio apprezzabile.

Per quanto riguarda la parte visiva la realizzazione è stata affidata al regista franco-tedesco David Hermann, artista molto apprezzato a livello europeo, soprattutto per produzioni operistiche a lui affidate da importanti istituzioni musicali con interpretazioni rivolte a capolavori del teatro per musica di autori come Mozart, Rossini, Bellini, Wagner e Verdi fino allo stesso Richard Strauss ed alla musica contemporanea come dimostrano le recite dell’opera ‘Inferno’ di Lucia Ronchetti che in questi giorni si alternano al Teatro dell’Opera a quelle di Ariadne, sempre realizzata da David Hermann.

Per questa Ariadne auf Naxos Hermann ha costruito un Nuovo Allestimento riprendendo uno spettacolo andato in scena nel 2018 e ripreso nel 2023 presso il Semperoper di Dresda teatro con il quale l’Opera di Roma ha collaborato per questo spettacolo.

Fig. 5 Ariadne auf Naxos._A. Fanyo (Ariadne), S. Barbashova (Echo), J. Ricci (Najade), M. Guarrera (Dryade) © Fabrizio Sansoni. Teatro dell’Opera.

L’aspetto più apprezzabile di questa messa in scena è senza dubbio quello di aver predisposto uno spettacolo che, con una certa efficacia, ha posto all’attenzione dello spettatore le caratteristiche dell’opera, soprattutto quello sdoppiamento tra opera buffa e opera seria. Il tutto ottenuto grazie ad impianti scenici contrastanti per il prologo e l’opera, contrasti che si amplificavano con la scelta dei costumi, di stampo settecentesco quelli per l’opera buffa e più ‘seriosi’ quelli del mito di Ariadne, adatti ad un dramma di questa specie. Anche se per il prologo Hermann non ha rinunciato alla banalità della scena tutta bianca abbagliante e luccicante come capita quasi sempre di vedere oggi nelle rappresentazioni liriche. Nell’insieme, però,  la scena era piuttosto esplicativa per farci vedere tutti i preparativi, le controversie e i battibecchi che sono naturali nelle preparazioni di uno spettacolo. Nell’atto seguente, quando ci troviamo di fronte all’opera con Ariadne, la scena era invece realizzata in modo tradizionale, con quinte e fondali che riproducono l’isola deserta che accoglie il dramma ‘mitologico’ di Arianna.

Per la realizzazione scenica di rilevo è stato il contributo di Jo Schramm per le scene, di Michaela Barth per i bei adeguati costumi e di Fabrice Kebour per la realizzazione delle luci.

Per quanto riguarda la parte musicale efficace ci è parsa la direzione del francese Maxime Pascal, musicista in possesso di una vasta e certificata esperienza direttoriale acquisita sia nel repertorio operistico sia in quello sinfonico. Un elemento, questo, molto importante per realizzare un’opera come Ariadne auf Naxos, per la sua splendida e raffinata orchestrazione che ha bisogno di estrema cura nei ritmi, nelle dinamiche, nei colori e nella parte virtuosistica strumentale. Tutti elementi che hanno caratterizzato l’interpretazione di Pascal che ci ha offerto, grazie anche all’ Orchestra del Teatro dell’Opera, una esecuzione di rilievo molto apprezzata dl pubblico.

La compagnia di canto era composta da specialisti per questo genere di opera. Molti sono i personaggi che la partitura prevede, due dei quali affidati ad un unico cantante che compaiono nel prologo e nella successiva opera come Primadonna-Ariadne e Der Tenor-Bacchus.

Fig. 6 Axelle Fanyo nel ruolo di Ariadne. © Fabrizio Sansoni. Teatro dell’Opera.

Proprio i cantanti ai quali sono state affidate queste due parti sono quelli che hanno ottenuto un successo più vistoso. In primis il soprano francese Axelle Fanyo, una cantante dalla voce robusta, molto adatta al ruolo di Ariadne che ha interpretato dopo la Primadonna del prologo, ruolo con il quale ha messo in risalto una certa continuità grazie ad una linea vocale di grande fascino e buona intensità per una interpretazione premiata al termine della recita da un cospicuo successo personale.

Stesso discorso vale per il tenore finlandese Tuomas Katajala che ha dato coerenza alle sue due parti, Der Tenor e Bacchus, riuscendo a interpretare in maniera convincente, assieme alla Fanyo, il duetto finale che è uno dei punti più impegnativi dell’opera. L’altra parte fondamentale di Ariadne auf Naxos è quella di Zerbinetta affidata alla cinese Ziyi Dai, un soprano leggero d’agilità dalla voce molto ben impostata che è riuscita a realizzare la vorticosa, e mitica, linea vocale affidata a questo personaggio, esibendo sicurezza e padronanza dei mezzi vocali.

Fig. 7 Ariadne auf Naxos. Tuomas Katajala (Bacchus) e Axelle Fanyo (Ariadne). © Fabrizio Sansoni. Teatro dell’Opera.

Per quanto riguarda il resto della compagnia buona la prova di Angela Brower nella parte ‘en travesti’ di Der Komponist (Il compositore) e del baritono Adrian Eröd come Ein Musiklehrer (Un maestro di musica).

Nelle altre parti, oltre a quella recitata di Der Haushofmeister (Il primo maggiordomo) con l’attore Charles Morillon,  Äneas Humm Harlekin (Arlecchino), Matteo Ivan Rašić Scaramuccio, Karl Huml Truffaldino, Manuel Günther Brighella,   Lukáš Zeman Ein Perückenmacher   (Un parrucchiere), Dan Karlström Ein Tanzmeister  (Un maestro di danza), Giovanni Di Deo Ein Offizier, Michela Guarrera Dryade e, infine, i cantanti provenienti dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma: Jessica Ricci Najade, Sofia Barbashova Echo, Daju Xu Ein Lakai (Un lacchè).

La recita alla quale abbiamo assistito (4 marzo) si è conclusa con un chiaro successo di pubblico che ha applaudito a lungo tutti gli interpreti.

A margine del nostro articolo e per dovere di cronaca segnaliamo che prima dell’inizio di questa recita, una delegazione dei lavoratori del Teatro dell’Opera è salita in palcoscenico per mettere al corrente il pubblico dell’assenza e della indisponibilità delle istituzioni preposte al dialogo con i lavoratori per il rinnovo del contratto nazionale delle Fondazioni liriche fermo ormai da lungo tempo. I lavoratori denunciano una situazione definita “insostenibile” perché senza risposte concrete. Una paralisi che, come spiegano i lavoratori, incide direttamente sulla stabilità occupazionale e sulla qualità del lavoro di artisti, tecnici e personale amministrativo. La protesta è anche parte delle più ampie difficoltà strutturali che interessano il comparto delle Fondazioni lirico-sinfoniche, realtà fondamentali nella produzione culturale italiana e nella promozione dell’opera nel mondo.

Tutto ciò, stride con chi propugna ad ogni piè sospinto il valore dell’italianità e non considera che il Teatro, la Musica e l’Opera Lirica sono gli esempi più chiari dell’importanza della nostra tradizione culturale che ben pochi paesi possono vantare e che va preservata senza esitazioni.

Claudio LISTANTI  Roma 8 Marzo 2026