Antonio Scordia: “La realtà che diventa visione”, a Villa Torlonia Casino dei Principi (fino al 29 marzo)

di Silvana LAZZARINO

Lo scorso 26 novembre al Casino dei Principi – Musei di Villa Torlonia si è aperta la mostra antologica “Antonio Scordia. La realtà che diventa Visione”, a cura di Giovanna Caterina de Feo, visibile fino al 29 marzo 2026, Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’esposizione presenta circa ottanta opere di Antonio Scordia nato in Argentina nel 1918 e morto a Roma nel 1988, figura di rilievo per storici e critici dell’arte, ma raramente protagonista di esposizioni per il vasto pubblico contemporaneo, tantoché per ritrovare una rassegna a lui interamente dedicata in uno spazio pubblico della Capitale bisogna tornare al 1977.
Nato a Santa Fè da genitori italiani, Antonio Scordia, dopo aver vissuto tra le opportunità offerte dall’Argentina e soggiorni a Parigi, New York e Londra, scelse Roma quale luogo ideale in cui vivere e lavorare, legando il suo percorso artistico all’anima della città eterna.
La mostra, prodotta e sostenuta dalla Galleria Mucciaccia con la collaborazione dell’Archivio Antonio Scordia, e con il supporto organizzativo e servizi museali di Zètema Progetto Cultura, si sviluppa nei due livelli del museo, presentando un ampio e dettagliato percorso che accompagna il visitatore alla scoperta della produzione di questo artista.
Antonio Scordia La realtà che diventa visione_Foto Valerio Polici

In esposizione si trovano dipinti concessi dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, che per questa occasione dialogano con opere provenienti da raccolte private e dagli eredi dell’artista. Il percorso è arricchito da una preziosa selezione di materiali d’archivio, tra cui cataloghi e fotografie, gentilmente messi a disposizione dagli archivi di famiglia, offrendo così uno sguardo intimo e documentato sulla vita e la carriera di Scordia.

Il percorso espositivo si apre immergendo il visitatore negli anni tormentati degli esordi di Scordia, a partire dal 1942, in pieno clima figurativo della celebre Scuola romana. In questa sezione iniziale spiccano alcuni oli su tela, come un intenso Autoritratto, una serie di ritratti della moglie Valentina, il raffinato Ritratto del Poeta Sinisgalli e La seggiola e il gatto, opera che nel 1952 venne scelta da Palma Bucarelli per arricchire la collezione della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. Il viaggio prosegue con lavori realizzati poco dopo, caratterizzati da uno stile post-cubista: tra questi, Innaffiatoio in giardino e il disegno Donna in poltrona, anch’esso proveniente dalle raccolte della Gnamc, databili entro il 1956.
Antonio Scordia La realtà che diventa visione_Foto Valerio Polici
Il percorso espositivo accompagna ad osservare le tele realizzate da Scordia nella seconda metà degli anni Cinquanta, opere che segnano la sua progressiva svolta verso l’astrattismo; da Ruderi nel parco a Siesta in campagna, fino ai grandi lavori del 1959 come Annuncio e Figura bianca, si assiste a una graduale dissoluzione della forma, in cui la materia pittorica sembra liberarsi da ogni vincolo. In questo periodo, scandito dalle esposizioni alla Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis (1955 e 1957), Scordia percorre con fermezza il sentiero dell’astrazione, dando vita a una pittura poetica e vibrante che trasfigura la realtà quotidiana rendendola incantata. Maurizio Calvesi coglie perfettamente questa tensione, definendo la sua arte come “assediata dalla realtà, la realtà dell’esistente, intorno, e soprattutto la realtà dell’esistenza, dentro”.
Antonio Scordia La realtà che diventa visione_Foto Valerio Polici
Il percorso espositivo si arricchisce con una sezione dedicata alle imponenti tele degli anni Sessanta, tra cui spiccano capolavori come Gorgone, Grande frammento e il suggestivo Grande interno del 1968. Il viaggio culmina con un’ampia raccolta di opere intense e mature realizzate tra gli anni Settanta e Ottanta, quali Specchio Blu (1978), Specchio rosa (1982) e Pietra Lavica (1986). In questi lavori si coglie tutta la forza inventiva di Scordia che, fedele al suo spirito originario, continua a rinnovare la propria arte attraverso un costante dialogo con la realtà che lo circonda.
A chiusura della mostra si potrà ammirare la meno conosciuta attività di Scordia nelle arti decorative in cui emergono le ceramiche dipinte negli anni Quaranta presso lo Studio Galassi, testimonianze preziose di una creatività versatile. Ma è soprattutto l’arazzo realizzato nel 1962 per la Turbonave Raffaello, su disegno originale dell’artista, a rappresentare un punto di svolta significativo nella sua carriera. Questo capolavoro anticipa il celebre arazzo monumentale commissionato pochi anni dopo dal Ministero degli Affari Esteri, oggi custodito nella prestigiosa Sala dei Trattati Europei “David Sassoli” alla Farnesina, a conferma della capacità di Scordia di lasciare un segno indelebile anche al di fuori del tradizionale ambito pittorico.  A corredo dell’intera esposizione sono disegni inediti provenienti dall’Archivio Antonio Scordia.
Antonio Scordia, La realtà che diventa visione_Foto Valerio Polici
Queste le parole dell’artista rilasciate in un’intervista concessa a Luigi Lambertini nel 1979, nel catalogo della sua mostra “I segni dell’esistere”:
Per me il privato può diventare sociale. E dal privato mi muovo. La mia immaginazione parte dalla vita che mi circonda, non mi fa sentire distaccato o assente. L’importante è conoscere tutto, ma bisogna essere determinati e fare la propria scelta sentendola necessaria. In quell’ambito è possibile poi muoversi con assoluta libertà. Ho fiducia nella mia immaginazione, ma è la forma che conta, alla fine, e la chiarezza del linguaggio.”
Nel 1958, Antonio Scordia fu scelto da Lionello Venturi per far parte dei celebri “undici Pittori italiani d’oggi” — un gruppo che annoverava tra le sue fila artisti del calibro di Afro Basaldella, Renato Birolli, Bruno Cassinari, Antonio Corpora, Mario Mafai, Fausto Pirandello, Giuseppe Santomaso, Toti Scialoja, Giulio Turcato ed Emilio Vedova. La sua produzione artistica attirò così l’attenzione di poeti, critici e storici dell’arte, che seguirono con interesse e partecipazione il suo percorso creativo. Tra i primi, l’amico Toti Scialoja sin dal 1945 e il poeta Leonardo Sinisgalli, successivamente Maurizio Calvesi che lo presenta in catalogo alla VII Quadriennale di Roma (1955), alla XXVIII Biennale di Venezia (1956), alla personale romana all’Attico di Bruno Sargentini nel 1959 e in numerose esposizioni successive, fino all’ultima, postuma, nel 1988 alla Galleria dei Banchi Nuovi,  quando descriveva la pittura di Scordia come una “visione dai contorni nitidi ma non rigidi, appena sbavati, pittoricamente respiranti, irregolarmente curvilinei o talvolta segmentati, mentre i fon­di coprenti, bianchi o azzurri, rossi o rosati, ocra o neri, diventavano il piano d’appoggio di una profondità inde­terminata e avvolgente, come uno spazio tutto filtrato nel colore”.
Tra i critici che ne hanno seguirono l’evoluzione figurano anche Enrico Crispolti, Nello Ponente e Lorenza Trucchi, che recensì costantemente le mostre di Scordia, in particolare sulle pagine della Fiera Letteraria. Infine, Giulio Carlo Argan sottolineò la coerenza dell’artista scrivendo nel 1974:
Da trent’anni [Scordia] vive i contrastanti eventi dell’arte nel mondo con un fervore moderato soltanto dalla civile determinazione di capire tutto e non subire nulla. Non ha mai fatto il passo più lungo della gamba, ma neppure un passo all’indietro”.
Giuseppe Appella in catalogo così scrive di Scordia:
Un pittore di livello internazionale, sulla cui arte hanno scritto i più significativi critici del suo tempo, a partire da un convinto giovane Calvesi. Eppure un velo d’oblio sembra averlo coperto dopo la sua morte. La storia della pittura italiana, si sa, è piena di macerie: ma, come dice Kiefer, l’arte sopravvive alle sue rovine. E così fa quella di Scordia”.
Ad accompagnare la mostra è un catalogo monografico, edito da Silvana Editoriale, con un’introduzione di Giuseppe Appella, un saggio della curatrice Giovanna Caterina de Feo, e testi di Gregorio Botta, Carlo Alberto Bucci e Giulia Silvia Ghia, unitamente alla riproduzione di tutte le opere in mostra e una ricca selezione di apparati e testi critici.
Questa esposizione al Casino dei Principi, a distanza di oltre 45 anni dall’ultima monografica dedicata a Scordia a Roma nel 1977 a Palazzo Barberini, intende riportare una nuova attenzione del pubblico e della critica sull’opera di un artista che, pur insofferente a qualsiasi segno di appartenenza, è stato centrale nella vita artistica del nostro Paese.
Silvana LLAZZARINO  Roma 30 Novembre 2025
Antonio Scordia

La realtà che diventa visione

Villa Torlonia, Casino dei Principi. Via Nomentana 70, Roma
Orari: dal martedì alla domenica ore 9.00-19.00. Chiuso il lunedì
Info: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-19.00)
dal 26 novembre 2025 al 29 marzo 2026
Inaugurata lo scorso 25 novembre 2025