Antonio Cesti musicista importante, ma poco conosciuto, del barocco in un Cd della Brilliant Classics

di Claudio LISTANTI

La Brilliant Classics ha recentemente pubblicato un Cd di grande interesse dedicato al compositore aretino Antonio Cesti affidato alle cure del musicista e musicologo Lorenzo Tozzi che da anni dedica la sua attività alla riscoperta ed alla riproposta di capolavori musicali di grandi musicisti del periodo barocco oggi (quasi) totalmente dimenticati.

E questo è proprio il caso di Antonio Cesti del quale, gli appassionati e gli studiosi di questo genere di musica, conoscono l’importanza del musicista per l’evoluzione musicale ricoprendo nella sua epoca un ruolo di particolare valenza artistica.

Fig. 1 La copertina di Antonio Cesti. Cantatas & Arias.

Nato nel 1623, nono figlio di una famiglia aretina, ma battezzato con il nome di Pietro, visse fino al 1669 per una intera vita dedicata all’esperienza musicale. Già nel 1633 fu putto cantore nella Cattedrale della sua città natale sotto la guida Don Bartolomeo Ruscelli e dal 1635 al 1637 presso la Chiesa di S. Maria della Pieve sotto Don Cristoforo Santini. Nel 1637 a Volterra vestì l’abito dei Frati minori conventuali assumendo così il nome di frate Antonio.  Alcune fonti riportano che dal 1640 al 1645 si traferì a Roma dove fu allievo del maestro di cappella Antonio Maria Abbatini e di Giacomo Carissimi per esse nominato, nello stesso 1645, maestro di cappella del seminario e della Cattedrale di Volterra e, successivamente ordinato sacerdote.

Come riportato nell’Enciclopedia della Musica Utet, da quel momento iniziò una carriera di particolare spessore che lo vide protagonista nel resto d’Italia, come a Venezia e Firenze. In quest’ultima città, sembrerebbe, che nel 1650 fu deplorato da un suo superiore dell’ordine religioso del quale faceva parte, che gli rimproverò di aver partecipato a esecuzioni pubbliche come attore e cantante. Nello stesso periodo c’è chi ventila una relazione amorosa con una cantante fiorentina di nome Anna Maria, che non influì sulle simpatie dei superiori tanto è vero che ottenne il permesso di recarsi nel 1653 al servizio dell’arciduca Ferdinando Carlo di Innsbruck. In questo periodo compose due tra le sue opere più importanti, L’Orontea e La Dori (1656 e 1657). Seguirono poi incarichi sempre più prestigiosi come quello di tenore presso la Cappella Pontificia ai tempi di Alessandro VII. Nel 1661 fece ritorno a Firenze per eseguire La Dori, in occasione delle nozze tra Cosimo IIIMargherita d’Orléans.

Seguì poi un’altra esperienza austriaca. Nello stresso 1661 tornò ad Innsbruck e, dopo la morte di Ferdinando Carlo fu al servizio di Sigismondo Francesco. Ma la sua fama crebbe ancora perché alla morte di quest’ultimo fi chiamato a Vienna come vicemaestro di cappella e poi come cappellano onorario e intendente delle musiche teatrali. Nella capitale dell’impero austrico rimase dal 1666 al 1668 e proprio qui produsse il suo capolavoro più importante, Il Pomo d’oro, composto per celebrare il matrimonio dell’imperatore Leopoldo I. Questa opera, scritta su libretto di Francesco Sbarra con le scene di Lodovico Burnacini, è da considerarsi un vero e proprio ‘colossal’ dell’epoca, un dramma per teatro in musica vero antesignano di quella forma di spettacolo che nell’800 si chiamerà ‘grand opéra’. È infatti concepito per grande orchestra e numerosi cori; per la parte scenografica erano necessari diversi congegni meccanici, usati per rappresentare la grandiosità di certi momenti come battaglie navali, tempeste e la discesa degli dei dal paradiso, il Deus ex machina, per lo scioglimento finale.

Nel complesso la produzione di Antonio Cesti è orientata verso il teatro in musica e, di riflesso, a generi compositivi da esso derivati come mottetti, serenate e cantante per un ‘corpus’ veramente imponente di composizioni per le quali è considerato musicista di un certo peso nell’ambito della Storia della Musica.

Le sue opere sono caratterizzate da una abbondanza di forme musicali come l’utilizzo, in senso teatrale, del recitativo e dell’arioso con frequente adozione dl recitativo accompagnato. Tutte forme alle quali abbina interessanti spunti melodici che arricchiscono le arie senza dimenticare trascinanti pezzi d’insieme e ampie pagine corali.

Il contenuto del Cd

Fig. 2 Il musicista Lorenzo Tozzi.

Tutto questo preambolo, nella speranza di non aver annoiato oltre misura il nostro lettore, è indispensabile per comprendere bene il contenuto di questo CD che vuole accendere i fari su un musicista praticamente quasi assente, almeno qui in Italia, nelle sale da concerto come nei teatri, e stimolare la conoscenza della sua arte musicale.

Lorenzo Tozzi propone una oculata scelta di questi brani suddividendoli in tre gruppi. Ad aprire il Cd la deliziosa sonata a 3 L’amante gigante (il Polifemo) seguita dall’arietta Chi non prova star lontano.

Nella parte centrale due brani per soprano, l’arietta Era la notte e muta e l’aria Intorno all’idol mio, tratta da L’Orontea, per voce e basso continuo.

In chiusura Per voler quel ch’io non voglio un duetto oggi ‘attribuito’ a Cesti e un’altra deliziosa sonata a tre, Venti, turbini, procelle.

In funzione di intermezzo, come Tozzi giustamente procede in occasioni analoghe, due composizioni di musicisti coevi che hanno la funzione di rendere più organica la fruizione per ampliare, con brani di carattere strumentale, l’orizzonte d’ascolto per una visione più circostanziata del mondo musicale dell’epoca. Nello specifico di Giuseppe Colombi, musicista modenese dalla cospicua produzione di carattere strumentale, ha inserito La tromba a basso solo un brano di carattere elegantemente parodistico che scherza sul contrasto delle volute della tromba con la solennità del basso. Poi un brano di Giovanni Lorenzo Lulier, compositore romano famoso per essere stato apprezzato ai suoi giorni come virtuoso di violone con la Sonata per Violone e B.C. in Mi Maggiore che con questa sua creazione riesce a regalarci una squisita prova della duttilità e dell’eleganza di questo strumento.

A dare l’impronta più efficace al CD sono le due ‘Serenate a tre’ poste come primo e ultimo brano della lista, entrambe proposte in ‘prima registrazione moderna’ e sono ‘L’amante gigante’ dedicata a Polifemo e ‘Venti, turbini, procelle’ entrambe affascinanti nel proporre una connessione tra la parte vocale e quella strumentale, evidente derivazione della vocazione ‘operistica’ di Cesti che poi si riverbera in tutti i brani del disco che prevedono interventi cantati. Su tutti, ovviamente, le arie prettamente solistiche, tra cui “Intorno all’idol mio“, uno dei punti di forza dell’opera Orontea, la cui fama fu amplificata perché inserita nella raccolta di arie antiche di Alessandro Parisotti, storico strumento didattico utilizzato per la formazione dei cantanti. In quest’aria, qui eseguita utilizzando una rara riduzione per soprano e basso continuo senza i due violini proveniente dalla Biblioteca dell’Università di Perugia, traspare senza dubbio il ruolo della stessa rivolto ad infondere teatralità e rappresentatività all’opera dalla quale deriva. Tutti elementi che si possono poi ravvisare anche nelle due ariette inserite nel Cd, Chi non prova star lontano e la suggestiva Era la notte e muta, entrambe dalla linea vocale sopraffina e rivolta all’espressività.

A concludere questo esaustivo percorso all’interno dell’arte vocale di Antonio Cesti, un delizioso duetto ‘Per voler quel ch’io non voglio’ che, come evidenziano le note del disco, una fonte veneziana la attribuisce a Cesti mentre una napoletana a Stradella. Non partecipiamo alla discussione ma, comunque sia, è un brano molto elegante e di grande effetto, vero gioiello musicale della nostra storia musicale nazionale che ha nel periodo ‘barocco’ uno dei cardini assoluti del quale siamo fieri e che meriterebbe di essere trattato con più rispetto da coloro che sono responsabili della programmazione concertistica e teatrale del nostro paese.

Fig. 3 Il mezzosoprano Elisabetta Pallucchi e il soprano Lucia Casagrande Raffi.

Sotto la guida di Lorenzo Tozzi, direttore al cembalo, e della sua enorme e provata esperienza nel campo del barocco, il Romabarocca Ensemble ha dato un’altra prova di particolare sensibilità al ruolo che le compete con la realizzazione di questo disco. Oltre al violone dello specialista Renato Criscuolo, tre cantanti anch’essi con una certa familiarità per questo genere di musica, il soprano Lucia Casagrande Raffi, il mezzosoprano Elisabetta Pallucchi e il basso Alessandro Pirozzi hanno dato tutti il loro apprezzabile contributo.

Il disco, registrato presso l’Oratorio dei Barnabiti a Roma, è impreziosito dalla splendida copertina riproducente il Polifemo di Sebastiano del Piombo omaggio visivo ad uno dei brani più significativi per questo disco rendendolo attraente e da consigliare agli appassionati e, perché no, per dare una idea a tutti coloro in cerca nel periodo natalizio di un dono di ‘classe’.

L’unico appunto che ci sentiamo di fare a Brilliant Classics è quella relativa alla versione italiana di testi e note del contenuto del disco che la casa ci dice, in copertina, di essere disponibili sul proprio sito ma, alla prova dei fatti, sul sito tutto ciò non si rinviene.

Antonio Cesti

Cantatas & Arias

Romabarocca Ensemble

Lorenzo Tozzi clavicembalo e direttore.

Brilliant Classics 97222

Claudio LISTANTI Roma 14 Dicembre 2025