Antonello da Messina, un dipinto acquisito, un valore perenne (e qualche nota sull’Ecce homo)

di Antonello DI PINTO

Lo sguardo sfuggente è il segno della sua timidezza, una condizione che si coglie osservando l’opera di Antonello da Messina.

La notizia ha fatto il giro del mondo: Lo Stato italiano acquista un quadro di Antonello da Messina per “soli” 14 milioni e 900 mila euro! Accidenti! – Staranno dicendo i poveri abitanti di Niscemi, a soli tre chilometri da Messina – ma quei soldoni non potevano darli a noi?

Ma questa è un’altra storia, anzi, è un’altra delle tristi storie del paese più bello e libero del mondo: L’Italia! In questo momento così difficile, dove la politica è chiamata a dare risposte precise, anche alla luce delle recenti “martellate”, ci pensa lui: l’Ecce Homo di Antonello! Il paradosso dei paradossi, l’uomo più maltrattato della storia dell’umanità, che perdona tutti, si carica sulle spalle i mali del mondo e ci invita a non commettere più lo stesso identico errore che si ripete da millenni!

Grazie a Dio, possiamo riprovarci! Stavolta non dobbiamo sbagliare!

Si saranno detti nella stanza dei bottoni. Paventando quello che accadde cinque anni fa, quando in piena pandemia apparve di nuovo lui: Ecce Homo, non di Antonello ma di Michele! pronto a salvarci dalla peste del Covid, meno feroce di quelle maledette martellate, ma decisamente molto più letale. E stavolta, Antonello non c’entra niente! Intendo dire Antonello di Lavello!

Chiedo venia ai poveri abitanti di Niscemi, ma l’arte certe volte necessita di sacrifici inimmaginabili. Fra cento anni nessuno si ricorderà di un paese franato in mare, mentre pittoreschi turisti americani potranno continuare ad ammirare l’ennesima espressione dell’ingegno umano.

Antonello da Messina, Ecce Homo, giĂ  Sotheby’s, fronte
Antonello da Messina, Ecce Homo, giĂ  Sotheby’s, retro

Cari amici, il nostro patrimonio artistico – giĂ  opulento di per sĂ© – si arricchisce di un’opera davvero singolare, concepita dal nostro Antonello da Messina nel lontano 1470, un’opera pensata come oggetto di culto tascabile (20,3 x 14,9 cm), una sorta di Passaporto per il Paradiso a portata di mano. Il Cristo Redento che si carica sulle spalle i peccati del fortunato committente (forse un prelato) lasciandolo libero di continuare a peccare, tanto alla fine, quando si fa sera, basterĂ  aprire il piccolo Ecce Homo tascabile, metterlo sul comodino, snocciolare un paio di rosari, e ottenere l’agognato perdono. Insomma, roba da ricchi! Quelli che possono permettersi tutto, persino un paradiso a portata di mano, anzi: di tasca!

Antonello da Messina, Ecce Homo, Piacenza, Collegio Alberoni

Tra le opere con lo stesso tema, L’Ecce Homo, acquistato dallo Stato italiano dalla prestigiosa casa d’aste Sotheby’s cui era stato affidato da un facoltoso collezionista, per quanto mi riguarda è forse l’opera più singolare del grande pittore messinese (a parte il cretto che come studioso mi lascia qualche perplessità). Personalmente continuo a preferire l’Ecce Homo del Collegio Alberoni di Piacenza, ma è un mio parere del tutto personale, avulso da ogni congettura attributiva. Tuttavia, il nostro Passaporto per il Paradiso, insomma, la piccola tavoletta di Sotheby’s, per intenderci, ha qualcosa di davvero speciale che le altre versioni non hanno. Il Cristo raffigurato più che sofferente direi che è timido! Ma come è possibile? Dopo quello che gli hanno fatto poco prima? Flagellato, deriso, umiliato, condannato da un indifferente quanto ingiusto Pilato? Sì, il Cristo si dispone sulla tre quarti in un’espressione di timidezza!  Nella tavoletta, Antonello coglie il Messia nel momento in cui viene lasciato solo alla balaustra, simbolo del tribunale, una sorta di palcoscenico dell’ingiustizia, mostrato a tutti come un macabro trofeo.

Caravaggio, Ecce Homo, Madrid, coll. privata

Ecco l’uomo! Mi raccomando, non seguite le sue orme altrimenti farete la sua stessa fine! Sembrano echeggiare ancora nell’aria pestilente le parole dell’ignavo Pilato, magistralmente rappresentato dal Caravaggio nell’Ecce Homo di Madrid, come l’umo più indifferente di tutti gli indifferenti del mondo!

Ma il Cristo di Antonello, dietro quella balaustra, consapevole di ciò che accadrà da quell’istante in poi, sembra piegarsi su sé stesso in un’espressione di riservatezza. Sofferente ma non troppo, mentre il suo sguardo è vago si rivolge ad un “altrove” un luogo indefinito, forse il Paradiso dei giusti, certamente non al popolo antistante che reclama la sua crocefissione. E alla fine le sue labbra sembrano persino disporsi in un sorriso, come a voler dire: Mi sacrifico per voi, ma già so, che a voi del sottoscritto, non ve ne frega niente!!

Antonello DI PINTO  11 Febbraio 2026