di Nica FIORI
“Angelo di Dio, che sei il mio custode …”
Con queste parole inizia una breve preghiera, basata sulla credenza che un angelo vegli su ciascuno di noi, seguendoci silenziosamente lungo tutta la nostra vita. Il presupposto si basa su diversi passi vetero e neotestamentari, tra cui una frase di Gesù, riportata nel Vangelo di Matteo (18, 10):
“Guardatevi dal disprezzare anche solo uno di questi pargoli, perché vi dico che i loro angeli, dall’alto, vedono sempre la faccia del Padre mio, che è nei cieli e che li nutre di un amore che supera ogni misura”.
Proprio un dolcissimo Angelo custode, che accompagna un bambino, indicando e invocando con una mano alzata verso il cielo la protezione divina, è raffigurato in un dipinto di Pietro da Cortona, realizzato nel 1656, scelto come immagine guida per la mostra “ANGELI. Messaggeri, custodi e viandanti. Le sublimi creature dall’Antico al Contemporaneo”, che si tiene nelle sale al pianterreno del Palazzo dei Conservatori (Musei Capitolini) dal 13 maggio al 1° novembre 2026.

L’esposizione romana, a cura di Massimo Rossi Ruben e Viviana Vannucci, è promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura. Attraverso una selezione di dipinti, sculture e materiali su pergamena, provenienti da importanti collezioni museali e raccolte private, la mostra presenta un percorso tematico dedicato ai principali ruoli delle figure angeliche nella tradizione artistica occidentale. Il visitatore è spinto a riflettere su un tema affascinante e complesso, che ha accompagnato l’uomo per millenni, e non solo nelle espressioni propriamente religiose.
Particolare attenzione è riservata alla progressiva trasformazione dell’iconografia angelica, che nel corso dell’età moderna assume una dimensione più vicina all’uomo, fino alle riletture simboliche e metaforiche dell’arte tra l’Ottocento e il Novecento.
Proprio sul finire del secolo scorso, dopo un periodo in cui la presenza degli angeli si era affievolita nella coscienza dell’uomo occidentale, come se si trattasse di una pura fantasia da doversi eliminare, essi sono tornati prepotentemente di moda, riscuotendo l’attenzione di molti studiosi, psicologi, artisti, musicisti e maestri del cinema. In quell’epoca di passaggio al Nuovo Millennio, nell’ambito del movimento New Age, sono stati visti non tanto come gli angeli della tradizione cristiana, ma piuttosto come forme di energia, esseri di luce in grado di accompagnare l’uomo in altre dimensioni e la cui comparsa sembrerebbe un’esperienza comune a diverse persone riemerse da stati di coma profondo.
Il progetto espositivo, secondo l’idea dei curatori, vuole ripercorrere cronologicamente l’evoluzione dell’immagine degli angeli ed è stato dedicato a Papa Francesco, a un anno dalla sua scomparsa, perché
“proprio come gli angeli protagonisti della rassegna, egli ha inteso interpretare la propria vocazione per il prossimo come un ponte tra cielo e terra”.

Il termine “angelo”, come viene ricordato nella sezione introduttiva, deriva dal greco ánghelos, che vuol dire “messaggero”. Già Omero attribuisce al messaggero un valore sacro, in quanto è posto sotto la protezione degli dèi. Dal messaggero terreno è facile il passaggio a quello celeste, intermediario tra gli dèi e gli uomini.
Il culto degli spiriti del Cielo è presente in tutte le antiche civiltà. Chiamati Deva dagli indoariani, Daimones dai greci, Maleakim dagli ebrei, presentano tutti dei caratteri comuni che, attraverso la mediazione dell’ebraismo, sono passati negli Angeli del cristianesimo e dell’islamismo.
Al mondo mesopotamico ci riporta un bellissimo bassorilievo assiro in calcare alabastrino del IX secolo a.C., raffigurante un Genio alato inginocchiato verso destra, dal Palazzo Reale di Nimrud (nell’attuale Iraq), prestato dal Museo Barracco.

Tra i precedenti classici esposti nella mostra ammiriamo anche due ceramiche del V secolo a.C., che mostrano figure alate, come quella di Nike (Vittoria), presente in una pelike lucana a figure rosse, e di Eros in un’olpe attica a figure nere, entrambe dei Musei Capitolini.

Rispetto alle religioni politeiste, come quelle dell’antico Egitto o della Grecia, il cristianesimo e l’islamismo fanno una distinzione più netta tra gli angeli e la divinità. Gli angeli sono manifestazioni di un unico dio che non si mostra direttamente: sono, pertanto, rivelatori della sua volontà e potenza.
Il cristianesimo ammette l’esistenza di gerarchie angeliche, che sono state classificate nel V/VI secolo nel celebre trattato De coelesti hierarchia, opera di un cristiano neoplatonico comunemente chiamato Pseudo Dionigi l’Areopagita, ma la gente comune non fa generalmente distinzione tra i nove cori angelici riuniti in tre gruppi (Serafini, Cherubini e Troni; Dominazioni, Virtù e Potestà; Principati, Arcangeli e Angeli) e pensa semplicemente agli angeli come esseri luminosi, con fattezze umane anche se di sesso imprecisato (quello del sesso degli angeli è un dibattito sempre aperto), forniti di ali e di vesti dai morbidi panneggi.
Gli artisti li hanno raffigurati per lo più come adolescenti. I tipici angeli dell’età barocca sono spesso bambini alati, non dissimili dagli amorini dei contemporanei soggetti profani, e molto vicini iconograficamente alla statuetta in marmo bianco di Eros addormentato (metà del II secolo d.C., Musei Capitolini), esposta accanto a un sarcofago infantile con due eroti funerari ai lati (III secolo d.C., Musei Capitolini).

Tra gli angeli preferiti dagli artisti ci sono i tre arcangeli principali. Tra essi, Michele è considerato il capo degli spiriti angelici e il difensore del giudizio divino, custode e guida delle anime verso il cielo. Viene raffigurato armato, mentre combatte e prevale sul drago, simbolo del male.

L’arcangelo Gabriele è l’espressione della volontà divina: quindi è lui che annuncia a Maria che darà alla luce il figlio di Dio. Tra i suoi attributi iconografici ricordiamo il bastone del messaggero, lo scettro (simbolo di regalità) e il giglio, emblema di purezza che egli offre alla Vergine. In mostra è magnificamente raffigurato, tra gli altri esempi, in un dipinto di Carlo Dolci, l’Angelo annunziante (olio su tela, 1650 ca. Firenze, Galleria degli Uffizi).
Raffaele, infine, sostiene gli uomini nelle difficoltà: appare nell’Antico Testamento nel celebre episodio della guarigione di Tobia dalla cecità. Viene raffigurato spesso come “viandante”, mentre accompagna il giovane Tobiolo, e da questa raffigurazione deriva quella dell’angelo guida o “custode”, che si diffonde particolarmente nel Seicento, ancora prima che papa Clemente X istituisse nel 1670 la festa degli Angeli Custodi, la cui memoria liturgica ricorre il 2 ottobre.

Oltre al già citato Angelo custode di Pietro da Cortona, prestato dalle Gallerie Nazionali di Arte antica – Palazzo Barberini, in mostra è presente lo stesso soggetto in uno straordinario dipinto a olio del 1618 ca. di Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, appartenente al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno e proveniente dalla chiesa di San Rufo a Rieti.
Pure dello Spadarino è Santa Francesca Romana e l’Angelo del 1639 (collezione della BNL): un’opera precedentemente attribuita a Caravaggio, come del resto il Narciso di Palazzo Barberini. Nella biografia della santa, scritta in romanesco dal suo confessore Giovanni Mattiotti, si racconta che accanto a Francesca si materializzò a un certo punto della sua vita il suo angelo custode e Satana, che la tormentava con i suoi diavoli (in forma di laidi animali), fu costretto alla resa. In questo capolavoro lo Spadarino si concentra su una narrazione essenziale, che vede la santa velata di bianco, con la mano sul libro della sua “Regola”, accanto all’angelo adolescente dalle ali azzurre, in un triangolo visivo dove luci e ombre s’incontrano trasmettendo l’idea di un’intensa spiritualità.

Una delle più antiche tradizioni riguardanti le apparizioni angeliche ha come protagonista santa Cecilia, la vergine e martire vissuta a Roma tra il II e il III secolo. Dato il patronato della santa sulla musica (a seguito di un errore di interpretazione di un brano della sua Passio), il grande dipinto Santa Cecilia con l’Angelo di Carlo Saraceni (olio su tela, 1610 ca., Gallerie Nazionali di arte antica, Palazzo Barberini) mostra lei e il suo angelo intenti a suonare, in un eloquente dialogo di sguardi e gesti. Del resto gli angeli sono spesso raffigurati come “musicanti” perché, rifacendosi alla filosofia antica, attraverso la loro musica danno voce all’armonia del creato.

Tra gli altri importanti dipinti che si ammirano, ricordiamo la tavola rinascimentale Madonna col Bambino e angeli entro una ghirlanda di Bartolomeo Caporali (1470-1480, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria),

“San Matteo con l’Angelo” (1622) del Guercino, presente dal 1750 nella raccolta dei Musei Capitolini,

La Maddalena di Lorenzo Pasinelli (XVII secolo, Collezione Intesa San Paolo),

I martiri cristiani portati dagli angeli di Domenico Morelli (1855, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte). Tra le sculture ricordiamo L’Angelo custode (1849, gesso, Museo di Roma – Palazzo Braschi) di Pietro Tenerani, raffinato interprete del purismo ottocentesco.
La dolcezza delle immagini angeliche è evocata in mostra anche attraverso una collezione di santini e alcuni quadri di piccolo formato raffiguranti episodi della vita di Gesù.
La sezione dedicata all’arte contemporanea, introdotta dalla scultura in bronzo di Ugo Attardi San Michele arcangelo sconfigge il demonio (2003, Fondazione Attardi), presenta interessanti opere, provenienti tutte da collezioni private. Tra queste figurano L’angelo ribelle su fondo blu cupo (1951-52) di Osvaldo Licini e l’ironico L’angelo in gradazione (2008) di Marco Tamburro.

Più mistici appaiono i pastelli di Omar Galliani (Blu oltremare del 1997 e Nuovi Angeli del 2025), come pure L’Angelo del Signore di Veronica Piraccini, che appare come un messaggio da decifrare tra un triangolo, un cerchio e una croce che diventa spada. Quest’opera (tecnica mista su tela, 1994) ha una doppia valenza visiva perché, nel momento in cui viene proiettata una luce particolare, appare una pittura sovrapposta (la Trinità), che la Piraccini ha realizzato in un secondo tempo con la tecnica della “pittura impercettibile”, da lei inventata. L’emozionante effetto del cambiamento percettivo ben si coniuga in questo caso con l’idea della rivelazione divina attraverso l’Angelo e del rapporto tra visibile e invisibile.

Questa mostra, accompagnata da un bel catalogo edito da Gangemi, è certamente consigliabile per il suo valore artistico, simbolico e spirituale, ma le sale ospitanti appaiono un po’ anguste per esporre al meglio ben 35 opere d’arte, che avrebbero meritato spazi più adeguati e un allestimento più consono ai criteri dell’accessibilità visiva. Mi riferisco, in particolare, alla grafica dei lunghi pannelli esplicativi (in italiano e in inglese), la cui lettura è piuttosto faticosa per chi non ha la vista perfetta.
La mostra è inserita nel circuito dei Musei Capitolini ed è gratuita per tutti i residenti a Roma.
Nica FIORI Roma 17 MAGGIO 2026
Musei Capitolini
Piazza del Campidoglio – 00186 Roma
Orario: tutti i giorni 9.30-19.30.
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Info:
tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) – www.museicapitolini.org
