Ancora sull’ “Ecce Homo” di Madrid; è possibile che sia stato dipinto in Sicilia ?

di Antonello Di PINTO

Tra le mie molteplici attività di studioso, quella forse più singolare consiste nel passare le giornate a “sciropparmi” i cataloghi delle aste comodamente seduto sulla poltrona della mia scrivania. Devo ammettere che, prima della scoperta dell’ormai famoso Ecce Homo di Caravaggio di Madrid, mi muovevo molto di più, andando di persona nelle sale per visionare le opere di un certo interesse. Col tempo ho imparato però che è meglio evitare di recarmici, in primo luogo perché con la tecnologia posso ricevere le immagini in alta risoluzione in brevissimo tempo evitando di mettermi in viaggio, e soprattutto perché la mia presenza potrebbe alimentare strani sospetti, e cioè che qualcosa di importante si annidi tra i lotti.

Basti pensare che lo Stato spagnolo, dopo l’Ecce Homo di Madrid del 2021, ha creato un ufficio apposito che segue tutte le aste Iberiche attraverso un proprio rappresentante. In altre parole, quando non comprendono bene il valore di un’opera – e succede spesso – appare in sala un tizio, o una tizia, che solleva una tavoletta con su scritto “Estado”, il che significa che l’opera interessa allo Stato.

Caravaggio, Ecce Homo, Madrid (già aste Ansorena, 8 aprile 2021)

In Italia questo non accade ancora, perché abbiamo la fortuna di avere esperti molto preparati che fungono da primo filtro.

Foto 1) Ecce Homo,  Olio su ardesia, cm 48X48, asta  Wannenes, Dipinti antichi e del XIX secolo, n. 60, 2 5 novembre 2025 (come Pittore caravaggesco del XVII secolo).

Foto 2) Ecce Homo, copia da Caravaggio. Collezione privata, Palermo

Devo dire a tal proposito, che mentre in questi giorni scorrevo il catalogo Old Master della casa d’aste Wannenes di Genova, ho subito notato una tavola di piccole dimensioni risalente al Seicento, il cui ignoto autore ripete in modo non certo eccezionale proprio l’Ecce Homo di Madrid. Si tratta di un’opera certo non di gran pregio a mio parere, realizzata da un pittore insicuro, seppur appassionato, probabilmente, forse, un frate, o se vogliamo rendere la figura più attuale, diremmo in gergo: il classico copista che si misura temerariamente con un Maestro assai più grande di lui.

E tuttavia, devo ammettere che quella tavoletta mi ha cagionato un acuto interesse, dal momento che l’ignoto autore di sicuro aveva visto l’originale, e l’aveva visto in Sicilia, a Siracusa, forse a Messina! Si conoscono in effetti tre versioni, guarda caso tutte modeste, eseguite e rimaste in Sicilia e in collezioni private. Quella pubblicata da Vittorio Sgarbi nel libro Ecce Caravaggio edito La Nave di Teseo del 2021, nel quale riporta la mia testimonianza (Cfr, pag 117), e altre due, fra cui una che mi è stata segnalata dalla cara amica storica dell’arte Cinzia Virno, nota studiosa dell’Ottocento, ed ora l’ultima apparsa su Wannenes. Tre indizi fanno una prova? Direi proprio di sì.

Ricordiamolo: Caravaggio arrivò sull’isola a bordo di una tartana dopo la sua fuga rocambolesca dalle terribili carceri di Malta. Una fuga riuscita con l’aiuto di un ragazzino (ho un’idea su chi ma per il momento preferisco non svelarlo … ), e con il fondamentale sostegno del suo amico Mario Minniti. Giunto sull’isola, rimessosi dai postumi di un’assurda reclusione, prese a lavorare valendosi delle committenze procurate dallo stesso Minniti. Ovviamente Caravaggio durante la sua permanenza in Sicilia durata quasi un anno, dipinge! Perché è la cosa che gli viene meglio!

Il luogo comune del Merisi schivo, solitario, imbronciato, che vaga di notte, è del tutto falso. Caravaggio era un compagnone, che amava circondarsi di amici con una smodata voglia di vivere. All’epoca era una personalità, era famosissimo, circondato da amici, pittori, poeti, curiosi, indigenti e anche qualche lambiscano, insomma: qualche lecchino! Aveva un vero e proprio seguito, un po’ come oggi lo è per Cattelan o Schnabel, i quali si muovono con un seguito di almeno dieci persone. In questo contesto, intriso di profonda umanità potrebbe essere nato il nostro Ecce Homo, quello di Madrid intendo.

La chiave della questione direi che è anatomica: il modello della Decollazione del Battista, commissionato dal potente Gran Maestro Alof de Wignacourt per la Cattedrale di San Giovanni a La Valletta nel 1608, presenta sulla fronte lo stesso muscolo, chiamato corrugatore del sopracciglio, che osserviamo nel Cristo dell’Ecce Homo di Madrid.

Caravaggio, Ecce Homo, Madrid, part.
Caravaggio, Decollazione del Battista, part.

Per noi, che abbiamo studiato Anatomia per gli Artisti al Liceo Artistico e poi all’Accademia di Belle Arti, questo è un dettaglio fondamentale! Non siamo tutti uguali, piccole differenze ci rendono diversi l’uno dall’altro. Il Battista e il Cristo dell’Ecce Homo invece sono la stessa persona! Per questa ragione io sostengo che l’Ecce Homo, sia stato dipinto dopo la Decollazione del Battista, e quindi risale al 1609, prima del suo ritorno a Napoli.

Come la storia insegna, Caravaggio rientra a Napoli, dove subisce il violento attentato nel novembre del 1609 davanti alla taverna del Cerriglio. Un luogo incredibile ancora oggi, dove recentemente ci siamo riuniti con alcuni insigni membri della 17^ Commissione Arte e Cultura Intergruppo Parlamentare; abbiamo percorso lo stesso vicolo, rivissuto quel tragico pomeriggio che segnò la sorte di un genio.

Antonello Di PINTO  Roma 16 Novembre 2025