All’OFF/OFF Theatre in scena “JACKIE”, da icona Pop a vittima sacrificale. (Ultimo spettacolo domenica 22; via Giulia 20)

di Marco FIORAMANTI

JACKIE: DA ICONA POP A VITTIMA SACRIFICALE

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Roma, “JACKIE” all’OFF/OFF Theatre

tratto dall’omonimo testo di Elfriede Jelinek

Monologo di Patrizia Bellucci con le coreografie della danzatrice Nives Arena

Musiche di Fabio Lombardi – Disegno luci di Francesco Barbèra – Scenografie di Luca Arcuri

Regia di Luca Gaeta

I’M JACKIE, JACKIE KENNEDY!

Mentre pubblico prende posto, la macchina del fumo offusca l’ambiente circostante il palco conferendo solennità alla scena. Patrizia Jackie Bellucci giace supina sopra una cassa sepolcrale in plexigas. Una grande bandiera a stelle e strisce sul corpo le conferisce gli onori di rito a ricordare al mondo il suo ruolo di first lady, mentre immagini di repertorio in bianco e nero scorrono su un televisore d’epoca mostrando in diretta l’assassinio di suo marito John quella mattina del 22 novembre 1963 in “Dallas downtown”.

ph M F
 La verità non basta mai. La gente vuole di più. La gente vuole vedere il midollo di ciò che siamo.

Le prime parole dell’attrice sferzano l’aria come una lama nel corpo ingordo dell’America puritana, che la voleva immagine-simbolo, costretta a diventare personaggio, maschera, modello di uno status da esporre e idolatrare malgré soi. L’applauso a scena aperta dà inizio al racconto-verità, ai flash back della sua vita.

Allora… Io intendo risaltare il mio punto vita che non metto mai in vista. Gli abiti che indosso non sono mai vistosi. La verità è il mio punto vita che trasformerei subito in un pezzo di cemento… No no no! No! Il mio punto vita va solo appena accennato… e poi non è certo la parte di me che intendo mostrare… Io sono la bambina nella donna… e poi se parlo con qualcuno mi faccio gentilmente da parte continuando ad esserci, si capisce, ma dall’alto verso il basso…

Liberamente tratto da “Jackie” – biografia di Jacqueline Lee Bouvier/Kennedy/Onassis (1929-1994) – della scrittrice austriaca ‘Premio Nobel 2004’ Elfriede Jelinek (pubblicato in Italia da La nave di Teseo, ndr) – lo spettacolo intende demolire l’immagine iconica costruitale dal sistema americano attraverso i media di quegli anni (… l’America era ‘Life’, sorrisi e denti bianchi su patinata…), evidenziando il suo ruolo di vittima sacrificale del potere.

Con il rigore della testimonianza, l’attrice porta in scena lo stesso ‘chaneliano’ tailleur rosa ancora sporco delle macchie di sangue e tracce di corteccia cerebrale: I’m Jackie, Jackie Kennedy! sembra gridarci il suo volto accorato. E via via non esita a manifestare con spietata realtà il disagio da lei vissuto negli anni del matrimonio, i continui tradimenti subiti, l’ingombrante presenza della Monroe, le sue scelte di campo.

Patrizia Bellucci nel ruolo di Jackie 

Un monologo sentito e sofferto, quello espresso con enfasi dall’ottima Bellucci, a tratti scandito dall’eco degli spari di Dallas, accompagnato dalla raffinata coreografa e danzatrice Nives Arena nei vari ruoli simbolici.

Nives Arena nei vari ruoli, tra cui quello di Marylin Monroe ph M F

Un lungo e sostenuto applauso del pubblico accoglie commosso il dramma esistenziale che l’attrice è riuscita ad esprimere introiettando nei particolari lo spirito del personaggio/Jacqueline.

                                              (ph. MF)                                                                                                              (ph. Andy Warhol 1965)

Un particolare ringraziamento va al regista, Luca Gaeta, per l’efficace realizzazione di una drammaturgia colma di pathos, strutturata in perfetti, fluidi quadri scenici.

Patrizia Bellucci ha iniziato la sua carriera di attrice sin da giovanissima nella compagnia del maestro Sorgi, interpretando Andromaca nelle Troiane di Euripide nel teatro Greco di Siracusa. Attrice molto versatile, ha lavorato con numerosi registi teatrali, tra i quali Ennio Coltorti, Fabrizio Catalano, Luca Gaeta, Gianni De Feo, Caterina Costantini. Tra le pieces teatrali: “V come Virginia” di Luca Gaeta, “Venere in Pelliccia” di David Ives, “Le Serve” di Jenet; “Il Gabbiano” di Checov; “Il berretto a sonagli” di Pirandello; “Donnacce” di Gianni Clementi; “Le Fuggitive” di Palmade e Duthuron, etc…Lavora attivamente come Speaker per Audiolibri, Audiovisivi, Storytelling, Reading.

Marco FIORAMANTI  Roma 21 Febbraio 2026