Al ‘Virtuoso & Belcanto Festival’ trionfa il genio di Giovanni Battista Lulli

di Claudio LISTANTI

Il Virtuoso & Belcanto Festival è una manifestazione musicale tra le più apprezzate nel panorama musicale italiano.

Ospitato nella cornice architettonica di una delle più belle città italiane, Lucca, è giunta quest’anno all’11^ Edizione con diverse e ricche proposte iniziaite il 21 luglio scorso per proporre un serrato programma di concerti che si protrarranno fino al 2 agosto con iniziative previste anche nelle limitrofe zone di Pisa e Firenze.

Quest’anno il Festival aveva due importanti appuntamenti di grande interesse. In primis il progetto sinfonico “Musica e Pace”, che ha aperto la manifestazione, affidato alla direzione di Nabil Shehata con Claudio Bohórquez solista, che riunisce i giovani musicisti del Festival e della Barenboim-Said Akademie di Berlino, istituzione nata nel segno dell’incontro tra musicisti israeliani, palestinesi e provenienti dai Paesi arabi del Medio Oriente e del Nord Africa. Tematica questa molto importante oggi ed il mondo della Cultura è giusto che ponga l’accento su questa fase drammatica della storia del nostro pianeta per sollecitare una via d’uscita e superare tutti quegli steccati ideologici che ne sono alla base.

Fig. 1 I Giardini di Palazzo Phanner © PeterAdamik.

 Poi l’altro appuntamento, un’altra iniziativa di grande spessore storico-musicologica, la tappa finale del “Progetto Lulli”, dedicato alla riscoperta del Seicento musicale francese e affidato ad uno dei musicisti più eclettici di oggi la cui attività è rivolta all’approfondimento di questa tematica, il direttore Federico Maria Sardelli che per l’occasione è tornato per dirigere l’Ensemble V&B Barocco formato da strumentisti che partecipano ai corsi di specializzazione ed alle masterclass di Virtuoso & Belcanto.

All’interno del programma di particolare fascino era la serata del 26 luglio che prevedeva il concerto clou di tutto il festival, quello dedicato a Giovanni Battista Lulli, che si è svolto all’interno della splendida struttura architettonica di Palazzo Phanner uno dei monumenti più attraenti della città Toscana. Il delizioso giardino all’italiana mirabilmente modellato all’inizio del ‘700 da Filippo Juvarra che ha come fulcro la Fontana Ottagonale che conduce all’attiguo atrio, sono risultati cornice architettonica essenziale per ospitare un concerto di musiche di Lulli, così particolarmente legate alla regalità di una corte, come quella di Luigi XIV di Borbone noto alla storia come Le Roi Soleil. Nate per soddisfare le esigenze estetiche del sovrano che ebbe in Lulli uno dei suoi più grandi stimatori, che giunse a nominarlo musicista di corte, un incarico che si sviluppò dal 1653 fino al 1685, per un sodalizio artistico caratterizzato dalle comuni idee di carattere estetico rafforzate anche dall’amore di entrambi per la Danza.

Fig. 2 Samuele Lastrucci durante il concerto del 26 luglio © PeterAdamik.

La serata concludeva la masterclass di Musica Barocca realizzata in collaborazione con l’Istituto Giovanni Battista Lulli e l’Institut français de Florence, è stata affidata oltre che a Sardelli anche e un altro specialista per questo genere di musica, Samuele Lastrucci.

Il programma presentato era diviso in due parti ideali. La prima dedicata ai cosiddetti ‘petis motets’ composizioni di carattere religioso scritte per essere eseguite all’interno della Messa al momento dell’Elevazione, nelle funzioni reali celebrate presso la Reggia di Versailles. Appartengono ad un ‘corpus’ limitato ma significativo per il suo genere e il suo utilizzo nella liturgia, del quale ne sono stati scelti quattro Domine salvum fac regem LWV 77-4, Anima Christi LWV 77-1, Laudate pueri Dominum LWV 77-7 e Omnes gentes LWV 77-10.

L’esecuzione di questa parte del concerto è stata affidata a Samuele Lastrucci che ha guidato con precisione l’ensemble vocale e strumentale. Per i primi tre mottetti era previsto un organico vocale composto da 4 soprani e 2 mezzosoprani, ed uno strumentale con 2 celli, cembalo, tiorba mentre il quarto prevedeva l’aggiunta di 2 mezzosoprani all’organico vocale e un violino a quello strumentale rendendo questo brano più corposo nell’insieme.

Questa parte della serata è stata arricchita da un ‘fuori programma’, un mottetto di Joseph Bodin de Boismortier alla cui esecuzione ha contributo anche, come flautista, lo stesso Federico Maria Sardelli.

Fig. 3 Federico Maria Sardelli durante il concerto del 26 luglio © PeterAdamik.

La seconda parte, invece, è stata dedicata all’opera in musica di Lulli, genere che il musicista contribuì a rendere autonoma rispetto allo stile prevalentemente italiano. Nello specifico si tratta de La Grotte de Versailles composta nel 1668 per celebrare la costruzione de La Grotta di Teti fatta costruire dal Re Sole nei giardini di Versailles, struttura architettonica che completava lo sfarzo dei giardini reali aggiungendo anche un dispositivo tecnico per l’alimentazione delle fontane.

Fig. 4 Lisa Soardi (tiorba) durante il concerto del 26 luglio © PeterAdamik.

La Grotte de Versailles fu composta nella forma di Égloga in musica e, quindi, genere molto adatto per l’occasione visto il carattere squisitamente bucolico che la contraddistingue. Inoltre segna il primo incontro del musicista con Philippe Quinault il letterato che in seguito fu collaboratore ideale per le realizzazioni ballettistico-teatrali. Questa occasione, quindi, fu una specie di banco di prova per il loro rapporto artistico e possiede, con ogni evidenza, le caratteristiche di una piccola, ma strutturata, opera lirica.

Il tema generale dell’opera assume costantemente caratteri pastorali ed è molto ben sottolineato dalla parte musicale che si giova di una raffinata orchestrazione. I canti degli uccelli e gli effetti d’eco che la musica propone sono deliziosi elementi onomatopeici che ne arricchiscono l’ascolto e l’emozione.

Fig. 5 Federico Maria Sardelli in un momento dell’esecuzione de La Grotte de Versailles © PeterAdamik.

Sardelli, da par suo, ha dato all’esecuzione il giusto impulso scegliendo tempi serrati che ne hanno esaltato i contenuti narrativi compresi quelli più contemplativi nei momenti poetici con un contrasto dal piacevole effetto sonoro. Molto curato anche il rapporto voci-strumenti con una integrazione particolarmente efficace tre la due componenti che si è tradotta in una estrema cura della parte strumentale e una consistente integrazione con le diverse linee vocali previste in partitura.

Successo intenso per il tutto il concerto che ha richiamato a Palazzo Phanner un pubblico numeroso che ha applaudito a lungo tutti i protagonisti a testimonianza della validità della scelta del programma della serata.

Gli altri concerti

Nell’ambito del Festival ci sono molti concerti affidati ai partecipanti ai corsi e agli artisti in residence.

Il successivo 27 luglio abbiamo assistito a diverse performance di questi artisti con diversi appuntamenti sparsi per la città che ci hanno permesso di conoscere più approfonditamente il valore di ognuno di questi ragazzi che hanno tutti dimostrato dedizione e impegno. Nella giornata alle ore 12 presso la Casermetta Santa Maria la nostra piacevole passeggiata sugli imponenti bastioni medioevali è stata piacevolmente interrotta da un concerto di musica da camera, una esperienza che si è poi riproposta nel pomeriggio con un delizioso appuntamento musicale presso la Sala da Thé del Caffè Santa Zita locale iconico per la città, la cui elegante architettura è stata cornice ideale per un concerto da camera.

Fig. 6 Un momento del concerto presso il Caffè Santa Zita del 27 luglio © PeterAdamik.

Nel tardo pomeriggio un altro appuntamento musicale di particolare interesse. L’atrio di Palazzo Phanner ha ospitato un recital pianistico di Ruben Micieli artista in residence del festival, strumentista giovane e pluripremiato in diversi importanti concorsi, che nell’occasione ha mostrato di essere in possesso di una non comune classe esecutiva che lo rende strumentista dalle grandi potenzialità.

Fig. 7 Il pianista Ruben Micieli durante il concerto del 27 luglio © PeterAdamik.

Questo grazie anche al programma scelto per la serata, molto impegnativo nell’insieme, che coniugava brani pianistici da salotto di quel repertorio ottocentesco basato su trasposizioni e variazioni di temi tratti da opere liriche abbinate a grandi pagine di Fryderyk Chopin. La scelta non è certamente peregrina come può sembrare a prima vista perché è riuscita a mostrare quel collante che lega l’opera lirica al grande musicista polacco che trovava nell’opera lirica, in particolare quella del coevo Vincenzo Bellini, una straordinaria manifestazione della purezza della melodia.

Così alcuni brani del pianista Adolfo Fumagalli Suovenirs e Troubadours da Melodie da École moderne du pianiste op. 100 n. 1 e n. 2, Melodia variata su “La traviata” op. 89 e “Casta diva che inargenti” per la sola mano sinistra assieme a Divertimento brillante su “La traviata” di Stefano Golinelli hanno illuminato questo aspetto del concerto eseguito con indiscusso gusto ‘cameristico’ che hanno fatto da trait d’union con alcuni grandi capolavori prorompenti di  Chopin, la Ballata n. 1 op. 23, Trois Nouvelles études B130 che hanno preceduto la grandiosa Sonata n. 2 in Si bemolle minore op.35 che ha suggellato una serata magica confortata da una grande presenza si pubblico e da un più che cospicuo successo.

Claudio LISTANTI  Roma 2 Agosto 2026