di Adolfo SANSOLINI
Gli ultimi anni di un immortale, fra Nizza e Vence: Matisse al Grand Palais di Parigi
Sembra impossibile trovare qualcosa di nuovo da dire o da vedere in una mostra su uno degli artisti più celebrati dell’ultimo secolo, tantopiù se la ricerca si limita a un periodo relativamente breve della sua vita.
È una sfida colossale ma vinta dal Grand Palais di Parigi, dove fino al 26 luglio rimarrà aperta la mostra Matisse 1941-1954, organizzata in collaborazione con il Centre Pompidou che continua a rimanere chiuso per lavori fino al 2030.

Sono gli ultimi anni della vita di Henri Matisse, vissuti fra Nizza e Vence. È il periodo in cui, già acclamato globalmente, continua a sperimentare e a produrre nuovi capolavori realizzati sia con le tecniche a lui consuete che concentrandosi sempre più sul papier découpé. La scelta di lavorare con forbici e carta trova la sua origine nella debilitazione seguita all’operazione che nel 1941 lo salvò da un cancro all’intestino ma la lasciò dipendente dalla sedia a rotelle.
Proprio su questi anni di limitata mobilità fisica, terminati con la sua morte a Nizza nel 1954, si concentra questa mostra che comprende oltre 230 opere. Il corpo era stanco ma la mente e la fantasia ancora agili, al punto da rendere quel periodo estremamente prolifico, toccando nuove vette anche in territori artistici che fino ad allora aveva lasciato inesplorati.
Il percorso al Grand Palais si sviluppa attraverso disegni, quadri, collage, video e bozzetti, aprendo le finestre della curiosità sulla evoluzione e lo sviluppo delle opere, come nella serie Temi e Variazioni di cui sono presenti vari soggetti.

Un capitolo a parte meritano le pubblicazioni, di cui viene offerto un inedito, ampio scrutinio. Le opere della raccolta Jazz del 1947 sono raccolte in una sala circolare dove le tavole originali si accompagnano alle versioni stampate. L’abbinamento permette di osservare alcuni dei cambiamenti operati in tipografia, talvolta ritenuti da Matisse migliorativi del suo stesso lavoro.
La mostra ci aiuta a rielaborare anche alcune immagini della sua vita domestica. Nel 1948, Matisse ha tappezzato le pareti della sua camera nella villa di Vence con i suoi lavori di papier découpé. Le testimonianze fotografiche che ne rimangono sono in bianco e nero ma in queste settimane accanto a una grande foto sono collocate nove di quelle opere, che riempiono almeno alcuni degli spazi dell’immaginazione.
A Vence si sono sviluppati i lavori realizzati con ritagli di carta colorata, collocati su superfici di varie grandezze con l’ausilio di spilli che ne permettevano lo spostamento per seguire l’ispirazione. Il video di Matisse che indica con una lunga canna di bambù all’assistente Lydia Delectorskaya dove affiggere i vari pezzi sulla parete rimane a testimonianza di questa fase della sua vita, che avrebbe lasciato tracce indelebili anche grazie a una richiesta destinata a trasformarsi in un piccolo miracolo.

Durante la convalescenza dall’operazione del 1941, era stato assistito da un’infermiera, Monique Bourgeois, che successivamente ha preso i voti entrando nel convento dominicano di Vence. È stata lei a chiedere di Matisse di collaborare al progetto della cappella che le suore avevano in progetto di costruire.
Sarebbe stato un progetto completamente diverso dai precedenti, che Matisse ha accettato e a cui ha lavorato da Nizza, che nel frattempo era tornato ad avere come dimora principale. Dalle vetrate della chiesa alle decorazioni dei muri, fino ai paramenti sacri, la Cappella del Rosario non è solo un luogo di culto ma anche un capolavoro artistico. La mostra include diversi lavori preparatori, riproduzioni di alcune delle vetrate e i disegni per la realizzazione dei piviali.
Gli ampi spazi del Grand Palais hanno permesso di esporre anche opere di grandi dimensioni come i paesaggi polinesiani di cielo e mare.
Dallo studio dei volti, stilizzati e iconici, si passa a opere dove i ritagli di colore esplodono producendo quadri effervescenti come la Danzatrice Creola (Danseuse Créole) del 1950 oppure formano i corpi stilizzati dei Nudi Blu del 1952, seducenti nonostante la monocromia, da allora riprodotti in innumerevoli litografie, poster o gadget.

Fino all’ultimo Matisse ha continuato a lavorare per la realizzazione della Cappella di Vence, su nuove opere e per la supervisione delle litografie di alcuni lavori precedenti.
Nel 1954 il New York Times lo commemorò come uno dei giovani ribelli vissuto sufficientemente a lungo per essere considerato un grande maestro. La mostra di Parigi conferma che la sua energia non ha smesso di ispirare e stupire.
Adolfo SANSOLINI Parigi 31 Maggio 2026
