di Claudio LISTANTI
La scorsa settimana la Stagione Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha riservato a tutti gli appassionati della Grande Musica un concerto risultato veramente entusiasmante, affidato ad una delle direttrici d’orchestra tedesche più in vista di oggi: Joana Mallwitz.
Il pubblico che gremiva al limite della capienza la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone ha riservato alla direttrice tedesca vere e proprie ovazioni al termine del concerto. Un esito trionfale grazie anche alla partecipazione del violinista virtuoso Augustin Hadelich che ha ottenuto anch’esso un successo personale di notevoli dimensioni.

Il curriculum professionale di Joana Mallwitz rendeva questo concerto, sulla carta, tra i più interessanti della stagione e il pubblico di Santa Cecilia non ha si è lasciato sfuggire l’occasione di ascoltarla. La Mallwitz è salita alla ribalta internazionale dopo una convincente prova con Così fan tutte al Festival di Salisburgo del 2020. Poi la sua fama è cresciuta progressivamente e dalla stagione 2023/2024 quando è stata nominata alla guida della prestigiosa Konzerthausorchester Berlin, prima donna a ricoprire l’importante incarico in una delle principali istituzioni musicali della capitale tedesca.
Poi è ospite regolare sia dei Berliner Philharmoniker sia dei Wiener Philharmoniker senza dimenticare che la sua fama si estende anche oltre oceano dove è chiamata spesso a dirigere istituzioni come la Metropolitan Opera di New York e la Los Angeles Philharmonic.

Ad arricchire la valenza della serata c’è stata la partecipazione di un altro artista molto in vista oggi nell’ampio panorama musicale internazionale, il violinista Augustin Hadelich, nato in Italia da genitori tedeschi, noto per la sua tecnica fenomenale, elemento fondamentale per le sue interpretazioni profonde e coinvolgenti frutto anche del particolare suono che riesce a estrarre dal suo strumento, il prezioso violino Giuseppe Guarneri del Gesù del 1744, noto come ‘Leduc, ex Szeryng’, per la cronaca concesso da Tarisio Trust. Le sue esibizioni si svolgono in tutto il mondo e collabora non solo con tutte le principali orchestre americane ma anche con le più importanti formazioni europee come i Berliner e i Wiener, il Royal Concertgebouw di Amsterdam, La Bayerische Rundfunk e la London Philharmonic Orchestra.
Tutti questi elementi hanno reso la serata ceciliana di particolare ‘appeal’ per tutti gli appassionati della musica e l’esito finale ne ha dimostrato la validità dei suoi fondamenti, con una esecuzione nel complesso vibrante e palpitante anche grazie alla ottimale scelta dei brani in programma.

Parte centrale della serata è stata l’esecuzione del Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 35 di Petr Ilic Čajkovskij composizione tra le più affascianti della letteratura musicale per violino e orchestra ideale per mettere in evidenza la qualità interpretativa di chi conduce l’orchestra e del violino solista, necessaria per ottenere l’ottimale fusione tra le due componenti. Hadelich ha eseguito diverse volte questa composizione, con la quale ha dimostrato sempre una certa dimestichezza con le sue peculiarità di base (ricordiamo una pregevole esecuzione nell’ambito del Festival di Pasqua di Salisburgo del 2025) pregi che sono emersi anche in questo concerto ceciliano che hanno dato fascino non solo all’appassionata ‘Canzonetta’ centrale ma anche straordinario respiro agli estremi virtuosismi dell’Allegro moderato iniziale e del brillante Allegro vivacissimo conclusivo. Una interpretazione violinistica magistrale che nella serata ha trovato la necessaria sponda nella conduzione di Joana Mallwitz ed alla conseguente intensità dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che ha consentito all’esecuzione di costruire un efficace dialogo tra solista e orchestra come non sempre accade.

Successo travolgente per Augustin Hadelich che il pubblico di Santa Cecilia ha conosciuto nel 2024 e che anche oggi ha dimostrato di apprezzare la sua arte. Numerose sono state le richieste di ‘bis’ che Hadelich ha accontentato con due brani dallo spiccato carattere ritmico e virtuosistico proveniente, molto probabilmente per le particolari sonorità, dal repertorio popolare statunitense, che ha galvanizzato l’attenzione del pubblico che ha dedicato allo strumentista decise e cospicue ovazioni.
Agli estremi del programma della serata due brani sinfonici che ne hanno completato la valenza musicale della serata, nei quali sono emerse con decisione le qualità interpretative di Joana Mallwitz. In apertura le Danze di Galánta di Zoltán Kodály brano di chiara ispirazione popolare che il musicista ungherese scrisse nel 1933 a Galánta, città che ora si trova in Slovacchia ma precedentemente appartenente all’impero austro-ungarico. Lì Kodály trascorse la fanciullezza.

Come musicista fu molto attento all’etnomusicologia della sua terra e queste danze sono il prodotto indiscutibile del suo orientamento stilistico che si manifesta con un breve ma piacevole brano basato su ritmi e colori di quelle terre e di quelle popolazioni e su una elegante orchestrazione che la Mallwitz ha realizzato con coesione e fascino sonoro. A conclusione del concerto una delle composizioni cardine del repertorio sinfonico di tutti i tempi: la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Ludwig van Beethoven.
Brano mitico per la Storia della Musica, tra i più conosciuti in assoluto in tutto il mondo. Confrontarsi con questo gigante musicale è oggi molto complicato per i direttori d’orchestra visti i termini di paragone con i quali è raffrontata ogni interpretazione, soprattutto se messa in relazione con illustri esecuzioni che ne hanno caratterizzato il cammino negli anni, molte delle quali certificate da testimonianze discografiche.
Joana Mallwitz ce ne ha dato un’interpretazione intensa, per certi versi sicuramente moderna, soprattutto per l’adozione di tempi piacevolmente serrati ma rivolti ad accentrare la drammaticità di questa sinfonia in un corpo unitario amalgamato grazie ad una straordinaria cantabilità che ha reso avvincente il discorso musicale che caratterizza questo capolavoro sinfonico. È apparsa con estrema chiarezza la cura dei particolari volta a valorizzare ogni singolo attacco e ogni singola entrata bilanciando le sonorità di ogni singolo strumento senza togliere fascino all’ascolto d’insieme apparso raffinato e, in alcuni punti, prorompente per una esecuzione del tutto pregevole.

Quello che ha colpito in tutto questo concerto è l’autorevolezza con la quale la Mallwitz ha condotto tutta l’esecuzione con una molto più che evidente intesa con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con la quale ha mostrato di essere in sintonia. L’indubbio valore di questa compagine e di ogni suo componente ha creato una felice e necessaria fusione dei suoni e, parallelamente, una non meno straordinaria attrazione tra musica e pubblico che ha reso la serata incandescente dal punto di vista emotivo.
Un debutto quello di Joana Mallwitz superato a pieni voti visto il successo finale della serata (2 maggio) terminata con sonori e scroscianti applausi assieme a vere e proprie ovazioni, suggello perfetto per una grande serata di musica che si conclude con la nostra speranza di vedere questa direttrice ancora sul podio della nostra orchestra.
Claudio LLISTANTI Roma 10 Maggio 2026
