A Melfi in mostra “AISTHESIS, tra la fede e la ragione” di Antonio Telesca (14 – 22 Settembre)

redazione

 “AISTHESIS, tra la fede e la ragione” di Antonio Telesca

Curatore e critico: Mauro Di Ruvo

Data: 14-22 settembre 2025

Luogo: Melfi, Palazzo della Curia vescovile di Melfi, Sala degli Stemmi, Museo Diocesano

Vernissage: 14 settembre ore 18.00

Nella “vita estetica” Kierkegaard aveva un po’ di ragione. La sopravvivenza dell’essere è  il paradosso della Fede. Il paradosso è quella opinione che tutti noi volenti o nolenti tocchiamo quando non “sappiamo”, cioè quando non conosciamo, e camminiamo per necessità d’inerzia. Il paradosso è quella piazza che chiunque deve attraversare per forza anche senza volerlo per arrivare a uno spazio definito dalla nostra volontà, e non necessità. Il paradosso è dunque il caso, e sopravvivere è il “caso della Fede”.

La Fede però è sempre stata trasmessa nella gran parte della letteratura occidentale come valore antipodico della ragione, cioè della realtà, tesa più verso una idealità dell’essere.

Per questo motivo credere nella supremazia di un ente religiosamente concepito, appare più come sopravvivere che vivere secondo le proprie scelte tra situazione e occasione.

Non è sempre stato così, quando David nella Morte di Marat aveva spinto dalla parte opposta alla tradizione romantica francese ed europea, riconciliando il dogma consustanziale della fede nella ragione. Una unione tematica che nell’arte è tornata a divorziare subito dopo, sin dagli inizi del Novecento fino ad oggi.

Il tentativo allora di riunire nel dogma umano, l’inconciliabilità della fede e della ragione, si chiama “AISTHESIS, tra la fede e la ragione”, il titolo della nuova mostra del pittore lucano Antonio Telesca curata da Mauro Di Ruvo.

Antonio Telesca è nativo acheruntino, ma vive ed opera nella piccola cittadina di Forenza, nel pieno entroterra lucano, nota anche come il “Balcone delle Puglie”. Il suo studio d’arte si affaccia proprio sul panorama che offre la splendida salita del Calvario, da cui è infatti possibile infatti sbirciare le vicine Puglie. Sin dalla tenera età Antonio inizia a lavorare in falegnameria, acquistando nel corso degli anni grande maestria nella lavorazione, decorazione, realizzazione, montaggio e manutenzione di mobili e monili antichi. L’antiquariato sarà infatti una strada che lo accompagnerà costantemente alle sue spalle, spingendolo a interessarsi dei meccanismi di competenza e committenza storica degli oggetti antichi lignei.

La sua formazione perentoriamente anti-accademica ed elaboratamente pratica, lo ha immediatamente negli anni ’70 portato a coniare un nuovo genere artistico, e con esso conseguentemente una nuova stirpe pittorica: la demiurgia dell’arte. Questa sarà fondamentale per la concezione materiale delle sue prime opere, rivolte non tanto all’osservazione terrestre, quanto più celeste.

L’avvicinamento di Antonio alla pittura durante gli anni ‘80 gli ha tuttavia aperto anche le porte della scultura, la quale non poteva ovviamente trascurare e non prediligere nella materia lignea.

La sua Arte, esposta già una prima volta nella sua mostra Incanto, 2023-2024, presso il suo atelier forenzese, è un vademecum dell’anima di un poeta che non sa cantare, ma sa sognare attraverso immagini, verso l’itinerarium mentis ad fidem, uno sposalizio immortale tra la fede umana e la ragione divina.

L’Arte di Antonio Telesca è un labirinto sociale. Nella sua pittura è sintetizzata quella che Platone nel Timeo chiamava demiourghìa (δηµιουργία), ossia il principio dell’ordine cosmico. I soggetti che Telesca rappresenta non sono affatto pure astrazioni cerebrali o vagheggiamenti idealistici. Ma ciò che veramente rappresentano le sue opere, nella loro magmatica irrequietezza, nella loro incontenibile energia, è l’umanità che si è fatta aliena dalla sua realtà. Telesca guarda al mondo dallo stesso angolo lunare da cui l’Ariosto guardava nel Cinquecento la follia umana.

La prospettiva quindi da cui Telesca preme il pennello sulla tela, è proprio quella della distopia, verso il presente, ma speranza per il futuro. Da qui l’origine di questa mostra, che esporrà dal 14 al 22 settembre nel Palazzo della Curia vescovile di Melfi, presso la preziosa Sala degli Stemmi del Museo Diocesano, sedici dipinti che compongono un vero e proprio ciclo di cosmogonia, l’unica dimensione alla quale è possibile guardare con la diottria dell’aisthesis, cioè del “senso”.

La tecnica dell’acrilico policromo, talora smaltato talora sbalzato, impregna quasi come una serie di antichi ideogrammi astrali la vista dello spettatore, che si sovraccarica di plurime sensazioni tattili ed emotive che rendono quello di Telesca un nuovo genere sacro astratto.

L’aisthesis occupa qui una sede meno laica di quella che finora le additato la tradizione pittorica accademica. Potremmo dire che quella di Telesca è una aisthesis meno kierkegaardiana, e più leopardiana, concepita come “senso sacro universale”. L’esercizio di Telesca  è un sacerdozio dell’immagine morale che deve perturbare nella coscienza la contingenza della vanitas, la fuga delle cose terrene.

Il “senso”, quello vero che esprime questa mostra, cui parteciperà anche il vescovo Mons. Ciro Fanelli e il cancelliere Mons. Ciro Guerra, è proprio quello che spinse Enea alla fondazione della civiltà, ossia il “senso politico” della Bellezza, racchiuso tra i meandri della follia, unica armonia possibile tra la fede e la ragione.

L’ingresso al vernissage che si terrà domenica 14 settembre a Melfi presso la Sala degli Stemmi alle ore 18.00, è gratuito e aperto a tutti.

Roma 14 Settembre 2025