di Adolfo SANSOLINI
La professione di commerciante tessile del padre è stata un’importante fonte di ispirazione per Francisco de Zurbarán, anche se non per seguire le sue orme. Crescere fra stoffe e tessuti gli ha permesso di acquisirne una conoscenza approfondita che avrebbe poi utilizzato nella realizzazione dei suoi quadri, con risultati che ancora oggi suscitano stupore.
Alla National Gallery di Londra rimarrà aperta fino al 23 agosto la mostra allestita in collaborazione con il Louvre e l’Art Institute of Chicago, che raccoglie i vari filoni dell’opera di Zurbarán in una significativa successione di sale tematiche. In essa traspare il suo talento nel rappresentare abiti e tessuti rendendoli coprotagonisti anche nell’arte sacra che è stata al cuore della sua produzione.
Nato in Estremadura nel 1598, a sedici anni si è trasferito a Siviglia per un apprendistato presso il pittore Pedro Díaz de Villanueva. In prospettiva, il maestro si sarebbe dimostrato meno dotato dell’allievo ma è evidente che le sue lezioni siano state proficue. Erano il luogo e il periodo giusti per sviluppare il suo talento. Basti considerare che solo sette mesi dopo di lui nella città nacque l’altro gigante del barocco spagnolo Diego Velázquez.

Ai tre anni di apprendistato sono seguiti il ritorno nella regione d’origine e il primo matrimonio.
I colori cupi delle sue opere sembrano riflettere le numerose tragedie della vita familiare, con la morte prematura delle prime due mogli e della maggior parte dei nove figli, inclusi tutti i sei nati dal terzo matrimonio. Uno dei tre figli della prima unione è stato Juan, altro pittore di talento ma anche lui destinato a una vita breve, stroncata dalla peste a ventinove anni.
Il ritorno a Siviglia nel 1629 è stato essenziale per far fiorire la carriera artistica di Zurbarán, in particolare nella rappresentazione di soggetti religiosi. Grazie agli scambi commerciali della città, molte delle sue tele hanno presto iniziato a popolare anche chiese e collezioni private in America Latina, rendendo necessario aprire un laboratorio che permettesse di realizzare centinaia di opere entro le scadenze fissate con i committenti.
A Londra il primo impatto con la sua arte è attraverso la Crocifissione del 1627, che faceva parte della prima grande commissione ricevuta dal convento domenicano di San Pablo el Real a Siviglia. Per due secoli questa tela è rimasta appesa dietro una griglia nella cupa sacrestia, offrendo l’impressione che si trattasse di una scultura. É il primo quadro datato di Zurbarán.
Di particolare importanza nella mostra è la riunione dopo oltre 150 anni di tre delle dodici tele realizzate per il monastero certosino nei pressi di Jerez de la Frontera, un’imponente pala d’altare che in origine misurava quindici metri per dieci. La vicinanza al pubblico permette ora di analizzarne minuziosamente i dettagli.

La fama di Zurbarán è legata a doppio filo alle opere di arte sacra, che a Londra sono state collocate strategicamente. Un esempio eclatante è l’accostamento del ritratto del corpo riesumato di San Francesco in verticale e apparentemente in estasi, proveniente da Lione, con il San Francesco in Meditazione di proprietà della National Gallery.

In questo ambito sono ricorrenti anche i racconti del Vecchio Testamento. Già nel 1994 la National Gallery aveva evidenziato il valore di questo filone ospitando la mostra Zurbarán: Jacob and his Twelve Sons, incentrata sui ritratti di Giacobbe e dei suoi figli, patriarchi delle Dodici Tribù di Israele. Fra queste tele per la nuova esposizione sono state selezionate le opere raffiguranti Asher e Giuseppe, in abiti sontuosi e generosi di dettagli, dal damasco fino alle frange delle vesti.
Le opere mitologiche derivano invece soprattutto dalle commissioni del Re Felipe IV, che lo volle a Madrid per arricchire una sala di ricevimenti del Buen Retiro. La Testa Colossale del 1635, solo recentemente attribuita a Zurbarán, accoglie i visitatori dominando la sala in cui troneggia.
La sala delle nature morte ha due peculiarità che la rendono di particolare interesse. Innanzitutto, è l’unica condivisa con quattro opere del figlio Juan, suo allievo a Siviglia, che a questo tema si era dedicato con successo. A causa della sua morte prematura, al mondo rimangono solo una ventina di suoi lavori, sparsi fra musei e collezioni private. Non meno rare sono però le nature morte di Francisco, di cui se ne conoscono solo una decina.

La mostra termina con un insieme di altri capolavori fra cui due di fama mondiale, entrambi provenienti dal Prado: l’Agnus Dei, che con realismo fotografico mostra la rassegnata sofferenza di un agnello prossimo all’uccisione, metafora della crocifissione, e il Cristo Crocifisso con un Pittore: il volto di San Luca, patrono dei pittori, è probabilmente l’unico autoritratto conosciuto dell’artista.
Le prossime tappe di questa mostra saranno Parigi e Chicago, fino al giugno dell’anno prossimo, a testimonianza di quanto l’arte di Zurbarán rimanga importante attraverso i secoli e i continenti.
Adolfo SANSOLINI Londra 21 Giugno 2026
