A Brera in mostra l’opera di Giovanni Agostino da Lodi: “Un pittore itinerante tra Leonardo e Giorgione” (fino al 13 Settembre)

di Mauro CALBI

Estrosità e calligrafismo disegnativo e pittorico sono l’ossimoro di questo straordinario pittore che risponde al nome recuperato nella prima metà del ‘900: Giovanni Agostino da Lodi.

Fantasioso e sognatore al punto di immaginare e disegnare bizzarre capigliature antesignane dei cugini di campagna, seppe coniugare originalità e sguardo  penetrante  e  voluttuoso.

La pinacoteca di Brera gli dedica una impressionante mostra a cura di Cristina Passoni e Cristina Quattrini, che riunisce quadri e disegni suoi e di pittori a lui contemporanei, partendo da una intuizione pubblicata da Alessandro Ballarin nel volume dedicato a Dosso .

PITTORE ITINERANTE TRA LEONARDO E GIORGIONE è infatti il conseguenziale sottotitolo scelto.

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Il corpus dei disegni, riscoperto da conoscitori come Suida e Pouncey, ha un denominatore comune: l’uso magistrale della pietra rossa (appresa osservando le sperimentazioni di Leonardo e poi chissà trasferendo questa abilità a Giorgione ?), ripetutamente votata a rappresentare  strambe quanto tipiche acconciature. Quando poi si passa a guardare i quadri, si osservano bizzarrie normalizzate, come i capelli, sempre folti e lunghi, ma ora  rasserenati,  ordinati e pettinati.

Gli esordi restano ignoti, come anche la bottega che ne vide la formazione.

Certo, il primo quadro documentato di Giovanni Agostino è a Murano,  nella laguna dove lavoravano Vivarini e Solario.

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Con questo ultimo  condivide la lucidità ottica  della pittura smaltata dei fiamminghi (le figg. 6 e 7 sono degli esempi estremamente convincenti) e forse anche l’autografia del disegno di proprietà Jean Bonna.

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Unico neo di questa straordinaria mostra è l’assenza di un paesaggio di Giorgione; difficile da ottenere in prestito, ovviamente, ma comunque compensato dal prestito delle Tre età dell’uomo degli Uffizi, che bene si accorda con i tipi fisiognomici della Lavanda dei piedi delle Galleria dell’Accademia di Venezia.

Il quadro di Praga Andata al Calvario è uno dei punti di partenza per la carriera di Romanino, ma anche, a mio parere (sebbene la critica non l’abbia approfondito), anche di Pordenone (figg. 9 e 10).

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Per concludere, un plauso va alla città di Milano che in pochi mesi ha saputo offrire due mostre culturalmente ineccepibili: questa e quella su Andrea Solario al Museo Poldi Pezzoli.

Mauro CALBI Milano  14 Giugno 2026