di Mauro CALBI
Estrosità e calligrafismo disegnativo e pittorico sono l’ossimoro di questo straordinario pittore che risponde al nome recuperato nella prima metà del ‘900: Giovanni Agostino da Lodi.
Fantasioso e sognatore al punto di immaginare e disegnare bizzarre capigliature antesignane dei cugini di campagna, seppe coniugare originalità e sguardo penetrante e voluttuoso.
La pinacoteca di Brera gli dedica una impressionante mostra a cura di Cristina Passoni e Cristina Quattrini, che riunisce quadri e disegni suoi e di pittori a lui contemporanei, partendo da una intuizione pubblicata da Alessandro Ballarin nel volume dedicato a Dosso .
PITTORE ITINERANTE TRA LEONARDO E GIORGIONE è infatti il conseguenziale sottotitolo scelto.

Il corpus dei disegni, riscoperto da conoscitori come Suida e Pouncey, ha un denominatore comune: l’uso magistrale della pietra rossa (appresa osservando le sperimentazioni di Leonardo e poi chissà trasferendo questa abilità a Giorgione ?), ripetutamente votata a rappresentare strambe quanto tipiche acconciature. Quando poi si passa a guardare i quadri, si osservano bizzarrie normalizzate, come i capelli, sempre folti e lunghi, ma ora rasserenati, ordinati e pettinati.
Gli esordi restano ignoti, come anche la bottega che ne vide la formazione.
Certo, il primo quadro documentato di Giovanni Agostino è a Murano, nella laguna dove lavoravano Vivarini e Solario.


Con questo ultimo condivide la lucidità ottica della pittura smaltata dei fiamminghi (le figg. 6 e 7 sono degli esempi estremamente convincenti) e forse anche l’autografia del disegno di proprietà Jean Bonna.

Unico neo di questa straordinaria mostra è l’assenza di un paesaggio di Giorgione; difficile da ottenere in prestito, ovviamente, ma comunque compensato dal prestito delle Tre età dell’uomo degli Uffizi, che bene si accorda con i tipi fisiognomici della Lavanda dei piedi delle Galleria dell’Accademia di Venezia.
Il quadro di Praga Andata al Calvario è uno dei punti di partenza per la carriera di Romanino, ma anche, a mio parere (sebbene la critica non l’abbia approfondito), anche di Pordenone (figg. 9 e 10).


Per concludere, un plauso va alla città di Milano che in pochi mesi ha saputo offrire due mostre culturalmente ineccepibili: questa e quella su Andrea Solario al Museo Poldi Pezzoli.
Mauro CALBI Milano 14 Giugno 2026




