La mostra “Marina Ortona, Ceramiche & Sculture” spiegata opera per opera – IL RATTO DI PROSERPINA

Marina Ortona 05-08-2026

Studio de Il ratto di Proserpina

Era il 2012 e stavo completando il primo anno di studi di modellazione scultorea presso la Scuola di Arti e Mestieri in via di San Giacomo, a Roma.
Mia grande aspirazione, da sempre, era quella di creare delle mani. E così mi feci scattare delle foto sulle mani che avevo a disposizione, le mie, e che avevano una qualche tensione nel movimento. Scelsi un momento in cui suonavo il pianoforte. L’idea non sortì grossi risultati e andai, così, a fotografare le mani di Nettuno che si avvinghiavano sul corpo di Proserpina, presso la Galleria Borghese. In effetti, trovai una netta differenza. Qui c’era una forza incredibile, un desiderio della carne che non trovavo assolutamente sulle mie mani. Qui c’era il grande Bernini che aveva scolpito il marmo e ne aveva tratto un gruppo scultoreo potente, pieno di passione. Lavorare con l’argilla, modellare, aggiungendo e togliendo massa, è molto più facile che scolpire marmo, pietra o legno. Gli errori sono perdonabili e correggibili. L’artista sommo non aveva bisogno di sfruttare questa opportunità e scelse un materiale, il marmo, duro da lavorare.

Le mani di Nettuno affondano nella carne, neanche sulla pelle, di Proserpina.

Ricostruire le dita e le sue falangi con la creta fu, comunque, una bella sfida per me, che ero alle prime armi. Creare questo effetto di “immersione” su un bassorilievo, senza avere la profondità necessaria, non è stato semplice.
Ho scelto un’argilla molto plastica, rossa, da bassa temperatura e ho voluto lasciare il suo colore originale, senza apporre dopo alcuno smalto.
Questo lavoro, una volta asciugato come si deve, e bucato su tutto il retro col punteruolo per evitare spaccature o crepe, è stato cotto in un forno elettrico, con un programma che ha raggiunto i 940°C.
Dopodiché ho deciso di dargli una lucentezza che mi riportasse al corpo umano e così gli ho dato due mani di cera naturale, leggera, aspettando che si asciugasse tra una mano e l’altra, e lucidando ogni volta con lena con un panno di lana che non lasciasse peli.
Il bassorilievo suggerisce qualcosa di più di quello che si vede: tutto il resto del corpo che non è stato modellato, ma è stato semplicemente accennato. Le proporzioni sono volutamente realizzate in modo un po’ distorto per le dimensioni contenute del lavoro, contando sulla capacità dell’osservatore di guardare immaginando.