Le donne “divine” di Traiano. Un importante convegno nell’ambito della grande mostra ai Mercati Traianei

di Nica FIORI

Le donne della famiglia di Traiano

Le donne nell’età dell’equilibrio” è stato il tema di un convegno di approfondimento della mostra su Traiano, che si tiene nei Mercati di Traiano fino al 16 settembre 2018

Traiano Plotina Marciana e Matidia impronta gemmaria in vetro

Nell’ambito della mostra, in occasione dei 1900 anni dalla morte dell’imperatore (cfr http://www.aboutartonline.com/2017/12/05/traiano-la-grande-mostra-ne-rievoca-mito-messaggio-1900-anni-dalla-morte/, una sezione è dedicata alle donne della sua famiglia, forse non così note come altre celebri primedonne dell’antichità (Livia, la moglie di Augusto, fra tutte), ma comunque citate più volte dalle fonti antiche e in qualche caso presenti ancora nella toponomastica romana. La sorella Marciana, la moglie Plotina, la nipote Matidia (figlia di Marciana), che visse con la coppia imperiale come una figlia: tutte e tre ricevettero il titolo onorifico di Augusta. C’erano poi le pronipoti Matidia Minore e Sabina, che venne data in sposa ad Adriano, il successore di Traiano.

Pur avendo avuto un ruolo importante nella vita e nelle scelte ideologiche di Traiano, le donne “imperiali” non erano così presenti nella vita pubblica, secondo quella tradizione che relegava le donne a un ambito domestico e religioso, ovviamente con qualche eccezione. Il loro prestigio è comunque confermato dalla monetazione loro dedicata e dalla divinizzazione post mortem.

Un convegno, che si è tenuto il 30 novembre 2017 nei Musei Capitolini, a due giorni dalla presentazione della mostra ospitata nel complesso dei Mercati di Traiano, ha avuto come tema “Le donne nell’età dell’equilibrio: first ladies al tempo di Traiano e Adriano”. Gli studiosi Mary Boatwright, Sergio Rinaldi Tufi, Alessandra Balielo e Lucrezia Ungaro, direttrice dei Mercati di Traiano e curatrice della mostra insieme a Marina Milella e Simone Pastor, hanno chiarito con i loro contributi il ruolo di queste donne.

Sicuramente le donne imperiali dettavano la moda nell’epoca, a partire dalle elaborate acconciature, che sono particolarmente importanti per datare i ritratti. Statue e rilievi ci mostrano che le acconciature di Marciana, delle Matidie e di Sabina furono adottate dalle donne in tutto l’impero.

Ritratto di Matidia Romai Musei Capitolini

Erano allo stesso tempo dei modelli di comportamento per le altre donne, non solo nei riguardi delle virtù muliebri, attribuite loro nei testi e dalla monetazione (fedeltà, devozione, riservatezza, modestia, pudicizia), ma anche in nuovi ruoli: quello di imprenditrici e di benefattrici.

Testa di Marciana Ostia

Plotina, che pure seguì il marito nelle sue imprese militari, non appare mai raffigurata nella Colonna Traiana, mentre sappiamo che nella base della Colonna vennero accolte le sue ceneri, accanto a quelle del marito. Chissà se lei partecipò al trionfo postumo di Traiano, si chiede Mary Boatwright, visto che fu lei a portarne le ceneri a Roma. Nessuna fonte storica ne parla (l’unico caso che si ricordi di partecipazione a eventi di questo tipo è quello di Agrippina, che seguì nel trionfo il marito Claudio) ed è quindi plausibile che non fosse presente; del resto, quando Plotina entrò per la prima volta nel palazzo imperiale, esclamò “Voglio uscire da questo palazzo come sono adesso che vi sto entrando”, ovvero senza lasciarsi corrompere dal lusso o dal potere, come riferisce Cassio Dione nelle Historiae Romanae. Plotina incarnò, secondo le fonti, la figura della moglie ideale, intelligente, casta e dignitosa, in grado di convivere in concordia con la sorella e la nipote dell’imperatore. Plinio il Giovane nel suo Panegirico di Traiano evidenzia l’unicità di con le parole “ubi est autem similis?” affermando che sarebbe stata una moglie adeguata anche per un pontefice massimo, non essendoci niente di “più santo” (sanctius) e di “più antico” (antiquius) di lei.

Sergio Rinaldi Tufi, a proposito di Plotina e di Marciana, sottolinea come, pur non essendoci traccia di loro nella Colonna Traiana, è plausibile il loro collegamento con le città di Plotinopolis e Marcianopolis, fondate da Traiano in Tracia. Di Plotina è stato evidenziato l’ interesse per la cultura greca e la filosofia epicurea in particolare, passione che condivideva con il suo pupillo Adriano. E in effetti Plotina, e in parte Marciana, furono protagoniste del “giallo di Selinunte”, ovvero la scelta del successore di Traiano sul punto di morte. La designazione di Adriano come successore si deve forse al deciso intervento di Plotina, più che alla volontà di Traiano, e questa scelta di “continuità politica” basata sull’adozione non è del tutto chiara. In quella che viene definita l’età dell’equilibrio, questo fatto fu “un elemento di squilibrio”, secondo Rinaldi Tufi, confermato dalla netta rottura dell’azione politica di Adriano rispetto a quella del suo predecessore. In particolare l’arretramento dei confini orientali e l’abbandono dell’appena creata provincia della Mesopotamia, come pure il disarmo del ponte sul Danubio, costruito su progetto di Apollodoro di Damasco sotto Traiano, furono provvedimenti che portarono all’aperta rivolta dei vertici militari fedeli alla politica traianea.

Plotina

Nata a Nîmes (all’epoca Nemausus, nella Gallia Narbonense), Plotina ha lasciato il suo ricordo nella provincia di origine nel cosiddetto tempio di Diana, un santuario con una fontana ninfeo dedicata al dio Nemausus, che potrebbe essere in realtà un tempio in suo onore.

A Roma doveva essere associata come diva in quel tempio del divo Traiano del Foro di Traiano, la cui presenza è stata nel passato messa in dubbio, ma che potrebbe essere individuata sotto il Palazzo della Provincia, come emerso da recenti scavi.

Alla sorella di Traiano, Ulpia Marciana, è dedicata un’iscrizione sull’Arco di Ancona, eretto in quello che doveva essere stato probabilmente il porto di partenza della seconda campagna dacica. Di lei si ricordano pure le Terme della Marciana a Ostia Antica, presso Porta Marina, e a Roma la Basilica di Marciana, che, insieme alla Basilica di Matidia, fiancheggiava il Tempio di Matidia nel Campo Marzio. Questo tempio, eretto da Adriano in onore della suocera da lui divinizzata, si può spiegare con il desiderio dell’imperatore “adottivo” Adriano di mettere in risalto la sua discendenza dinastica da Traiano attraverso la moglie Vibia Sabina. Solo nel 2005 il tempio è stato ritrovato in Piazza Capranica, a cinque metri di profondità e si possono visitarne i resti nei sotterranei del palazzo di Santa Maria in Aquiro.

L’intervento di Alessandra Balielo,Proprietarie, imprenditrici e benefattrici”, ha evidenziato come le “donne di Traiano” fossero ricchissime, proprietarie di terreni in varie regioni e anche nel Nordafrica, e proprietarie di fabbriche di laterizi, come risulta da diversi bolli che recano il nome di Matidia e di Plotina. Attività, questa dei laterizi, che è stata già messa in luce due anni fa negli stessi Mercati di Traiano, nella mostra “Made in Roma”; del resto, pare che questi opifici fossero per il 30-35 % proprietà di donne.

A Monte Porzio Catone, negli scavi di una villa, è stata rinvenuta una fistula con il nome Matidia ed è stato ipotizzato che lì Matidia ospitasse le figliolette del genero Adriano. Molto si è detto sul fatto che Adriano non amasse molto la moglie Vibia Sabina, pur tributandole gli onori dovuti al suo rango, ma aveva probabilmente un rapporto di stima e affetto per la suocera, per la quale scrisse l’Elogium Matidiae.

Matidia minor, erede delle ricchezze dalle sue parenti, ha legato il suo nome al teatro di Sessa Aurunca, dove si è fatta raffigurare come Aura in una statua in marmo a due colori (bianco e nero), contornata dalle statue dei membri della famiglia imperiale. Diversamente dalla sorella Sabina, non si sposò e non ebbe titoli onorifici pubblici, e forse per questo è stata più libera nella gestione della sua vita.

La grande ricchezza permise a queste donne di fare molte opere di beneficenza a sostegno della collettività. Sulla loro scia molte ricche matrone a Roma e nelle province imperiali dotarono le comunità di edifici e monumenti e sostennero il programma dell’institutio alimentaria, inaugurato da Traiano, con donazioni destinate al mantenimento e all’istruzione dei bambini figli di agricoltori. Alcune donne, inoltre, divennero sacerdotesse del loro culto.

L’intervento di Lucrezia Ungaro, “Un’intrusa nel Foro di Traiano”, fa riferimento a una testa di donna “ignota” di dimensioni colossali, che è stata rinvenuta nel Foro di Traiano e che potrebbe in realtà non essere “un’intrusa”.

Testa colossale di Marcia Roma Foro di Traiano

Traiano, costruttore della sua immagine, non aveva certo bisogno di fare propaganda, ma doveva consolidare la sua presenza nell’impero, trasmettendo anche una sensazione di felicità (come risulta dal Panegirico di Traiano scritto da Plinio il Giovane). Pertanto doveva avere intorno a sé la sua famiglia e i suoi modelli (oltre al padre vero, il senatore Ulpio Traiano, troviamo Nerva, Giulio Cesare e Alessandro Magno), afferma la Ungaro, perché era un uomo “nuovo” (non era di nobile stirpe e proveniva dalla Betica, da una famiglia di origine umbra).  Lo fa “attraverso un’esplosione di raffigurazioni e cicli statuari di notevole grandezza”. Sono stati rinvenuti, in effetti, resti di statue maschili di circa 2,80 m di altezza, conservate nel museo dei Fori Imperiali, che dovevano essere collocate entro nicchie.

A Firenze nella Loggia dei Lanzi sono conservate le statue, di circa 2,60 m di altezza, di Matidia, Marciana e Sabina, dalla Collezione Della Valle (poi passata ai Medici), che provenivano dall’area del Foro di Traiano, come pure una figura femminile velata (testa su corpo non pertinente), che è stata riconosciuta come Agrippina Minore.

La colossale testa femminile ritrovata nel Foro di Traiano e che vediamo in mostra, ha un’altezza di 60 cm di altezza (corrispondente a una statua di 4,80 m) e presenta un foro sul retro, che fa pensare all’ancoraggio a un sostegno. La sua acconciatura, con scanalatura centrale e capelli ondulati sulla parte superiore della testa che si trasformano in file di minutissimi riccioli sui lati, mentre sul retro la pettinatura è ordinata e termina con boccoli sul collo, è vicina a uno dei tipi di Agrippina minore; al contrario i piani facciali morbidi e la bocca piccola non sembrano propriamente quelli di Agrippina, pur essendo abbastanza simili a quelli della figura della Loggia dei Lanzi.

A questo punto è lecito chiedersi perché una donna problematica e chiacchierata come Agrippina (moglie di Claudio e madre di Nerone) dovesse trovar posto nel Foro di Traiano. Non è possibile, invece, che si tratti di un altro personaggio della famiglia imperiale, ovvero la madre di Traiano? Tenendo conto che le attribuzioni basate sull’acconciatura possono talvolta rivelarsi sbagliate, si potrebbe giungere a pensare che la pettinatura attribuita ad Agrippina potrebbe andar bene anche per un’altra donna solo di poco più giovane. Poco o nulla sappiamo della madre di Traiano: non siamo sicuri nemmeno del nome, forse Marcia, visto che la figlia si chiamava Marciana. Siamo nel campo delle ipotesi, sostiene la Ungaro, ma la sua presenza sembra più coerente al ciclo scultoreo che doveva raffigurare il padre naturale di Traiano e quello adottivo.

di Nica FIORI

“Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa” Catalogo De Luca Editori d’Arte
Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali Via Quattro Novembre 94 – Roma fino al 16 settembre 2018
Orario: tutti i giorni 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima) 24 e 31 dicembre ore 9.30-14.00